Rossi, neri e no vax: così la destra soffia sulle proteste degli agricoltori in vista del voto Ue
di Giuliano FoschiniBelgio. Olanda. Slovenia. E poi: Polonia, Francia, Germania. E ora, segnalano le intelligence europee, Italia, Spagna e Grecia. «Sarà un fenomeno di cui dovremo continuare ad occuparci nelle prossime settimane. E, inevitabilmente, i toni si alzeranno in vista delle elezioni europee».
La protesta degli agricoltori che sta dando una scossa a tutta l’Europa è diventata un tema di sicurezza. E lo è non perché le manifestazioni stanno creando ovunque disordini - con tanto di un bollettino che al momento conta due vittime e decine di feriti - ma, piuttosto, perché gli analisti non hanno potuto fare a meno di notare le modalità con cui «il contagio» è avvenuto: temi concreti e molto sentiti (la riforma della Pac che ha causato tagli importantissimi nei fondi messi a disposizione dell’Unione europea: nonostante l’inflazione si parla di un meno 10 per cento rispetto alla vecchia programmazione) come base, certamente. Ma a inquietare è la capacità con la quale tempi e modalità della contestazi…
Belgio. Olanda. Slovenia. E poi: Polonia, Francia, Germania. E ora, segnalano le intelligence europee, Italia, Spagna e Grecia. «Sarà un fenomeno di cui dovremo continuare ad occuparci nelle prossime settimane. E, inevitabilmente, i toni si alzeranno in vista delle elezioni europee».
La protesta degli agricoltori che sta dando una scossa a tutta l’Europa è diventata un tema di sicurezza. E lo è non perché le manifestazioni stanno creando ovunque disordini - con tanto di un bollettino che al momento conta due vittime e decine di feriti - ma, piuttosto, perché gli analisti non hanno potuto fare a meno di notare le modalità con cui «il contagio» è avvenuto: temi concreti e molto sentiti (la riforma della Pac che ha causato tagli importantissimi nei fondi messi a disposizione dell’Unione europea: nonostante l’inflazione si parla di un meno 10 per cento rispetto alla vecchia programmazione) come base, certamente. Ma a inquietare è la capacità con la quale tempi e modalità della contestazione si sono espansi.
E soprattutto chi su questa protesta sta soffiando: un pezzo della destra estrema con quella spruzzata di rossobrunismo, nel terreno comune dell’antieuropeismo e dall’anti ambientalismo. In piazza ci sono loro: contadini e populisti di destra. Tutto gira attorno ai soliti canali Telegram e Facebook che in questi mesi hanno veicolato i messaggi di protesta, chiamando a raccolta i trattori per le strade delle città. Non si tratta di pagine qualsiasi, ma di quelle, seguitissime, che per esempio durante la pandemia avevano fatto rimbalzare le tematiche anti sistema. Lo scetticismo sulla portata del Covid. Poi il tema dei vaccini.
La battaglia contro le multinazionali del farmaco. E, dopo, la fake news sull’Ucraina, eccetera eccetera. Anche nel caso dei gilet verdi c’è un terreno comune: «Protestare al fianco dei poveri colpiti dalle ecotasse» scrivono in alcuni dei messaggi. L’obiettivo esplicito è infatti l’ecologismo, con le leggi contro le emissioni, la spinta sull’elettrico e le misure prese nei confronti di una produzione sostenibile, a partire dal grande tema della carne sintetica. I due video della prefettura di Agen, Comune del sud della Francia, cosparso di letame dai camion degli agricoltori poi dati alle fiamme in piazza hanno registrato milioni di visualizzazioni.
Anche in Italia, dove il “contagio” sta cominciando ad arrivare. Nelle ultime 48 ore si sono registrate una quarantina di manifestazioni, dall’Emilia Romagna all’Abruzzo, dalla Sicilia all’Umbria. Le motivazioni della protesta sono sempre le solite: «Sussidi, prezzi all’ingrosso da rivedere, no alla carne sintetica, no alle cavallette come cibo, no agli impianti fotovoltaici sui terreni produttivi». Fin qui le ragioni legittime. Accanto sta cominciando a fiorire il resto.
Per esempio: restando su Telegram molti canali anti sistema che nulla hanno a che fare con l’agricoltura, hanno cominciato a rilanciare materiali legati alle manifestazioni degli agricoltori: che c’entrano i 20mila di “Io non mi vaccino” con i gilet verdi? E i 12mila di “Noi non paghiamo le bollette” con le ragioni dei contadini campani che hanno fatto proprie? Prendete Pamela Testa, l’influencer antagonista, condannata a otto anni e 2 mesi per l’assalto della Cgil. Era in prima fila nelle manifestazioni contro il “Green pass”, con la maglietta “Boia chi molla”. E ora è accanto agli agricoltori: «Berlino due gennaio» scrive in un post di qualche giorno fa, commentando un video delle proteste in Germania. «Ed è solo l’antipasto: inizierà la vera protesta....il mondo continua ad insegnarci mentre noi rimaniamo a guardare come fanno i codardi.....la speranza è l’ultima a morire , ma chi di speranza vive , disperato muore....riflettete gente».
I suoi amici di Forza Nuova hanno fatto il passo successivo, dal web al campo: ieri i canali social del movimento neofascista erano inondati di fotografia di esponenti che partecipavano alle manifestazioni degli agricoltori. «Siamo gli unici accanto a loro. Gli altri non si vedono perché sono tutti allineati alle politiche dell’Ue» scrivono. Perché le elezioni europee sono lontane. Ma non troppo.