Nel Nevada il voto più pazzo d’America: ai caucus è in corsa Donald Trump, alle primarie Nikki Haley
di Massimo BasileNEW YORK - Nikki Haley ha dato appuntamento alle primarie in South Carolina, il 24 febbraio. Donald Trump si è infuriato perché non vuole arrivare a quell’appuntamento con l’avversaria ancora in campo. Tutti i commentatori americani cercano di capire cosa succederà da qui a un mese.
In realtà prima ci sarebbero le consultazioni in Nevada, ma sono diventate quasi “fantasma”. Il motivo? Non ci sarà il duello tra i due candidati. Haley non potrà ottenere delegati, anche stravincendo. Lo scontro interno al partito ha svuotato di significato l’appuntamento. Ogni Stato segue infatti un regolamento diverso: in Iowa c’erano i caucus, assemblee limitate agli elettori registrati; in New Hampshire le primarie, a cui potevano partecipare tutti, anche i democratici. In Nevada ci saranno, a distanza di due giorni, sia le primarie sia i caucus.
Le primarie sono un’elezione classica, con seggi e schede elettorali, e si tengono ormai in quasi tutti gli Stati; mentre i caucus sono un vecchio retaggio d…
NEW YORK - Nikki Haley ha dato appuntamento alle primarie in South Carolina, il 24 febbraio. Donald Trump si è infuriato perché non vuole arrivare a quell’appuntamento con l’avversaria ancora in campo. Tutti i commentatori americani cercano di capire cosa succederà da qui a un mese.
In realtà prima ci sarebbero le consultazioni in Nevada, ma sono diventate quasi “fantasma”. Il motivo? Non ci sarà il duello tra i due candidati. Haley non potrà ottenere delegati, anche stravincendo. Lo scontro interno al partito ha svuotato di significato l’appuntamento. Ogni Stato segue infatti un regolamento diverso: in Iowa c’erano i caucus, assemblee limitate agli elettori registrati; in New Hampshire le primarie, a cui potevano partecipare tutti, anche i democratici. In Nevada ci saranno, a distanza di due giorni, sia le primarie sia i caucus.
Le primarie sono un’elezione classica, con seggi e schede elettorali, e si tengono ormai in quasi tutti gli Stati; mentre i caucus sono un vecchio retaggio del passato, ancora in vigore in stati poco popolati cme l’Iowa e il Nevada; assemblee elettorali dove a una discussione generale segue il voto, in alcuni casi addirittura per chiamata nominativa. Il sistema è molto più laborioso e spesso e volentieri ha sollevato dubbi sulla correttezza del conteggio delle preferenze espresse.
Il primo appuntamento in Nevada saranno dunque le primarie, il 6 febbraio. Il nome di Trump non figurerà sulle schede, mentre il tycoon si candiderà per i caucus, l’8 febbraio, l’unico test che manderà 26 delegati alla Convention dove a luglio verrà nominato ufficialmente il candidato repubblicano alle elezioni presidenziali di novembre. Quel giorno ci saranno anche i caucus nelle Isole Vergini, dove si assegneranno altri quattro delegati.
Il cortocircuito in Nevada è cominciato nel 2021, quando il Congresso statale ha cancellato i tradizionali caucus e abbracciato le primarie. Il cambiamento è stato deciso dalla maggioranza democratica, dopo che il loro partito era finito nel caos nel riportare i dati delle consultazioni del 2020, guidate da Pete Buttigieg e dal senatore Bernie Sanders, che avevano chiesto il riconteggio delle schede. Mentre i caucus sono gestiti dai partiti, le primarie sono organizzate e finanziate dallo Stato. I repubblicani avevano protestato, accusando i Democratici di voler stravolgere il sistema.
Per questo i conservatori terranno i propri caucus, l’8 febbraio, e non riconosceranno le primarie volute dai democratici. “I caucus del Nevada del Partito Repubblicano - hanno confermato i vertici statali dell’elefantino - sono l’unico posto dove i candidati presidenziali possono guadagnare delegati per la Convention nazionale”. Questo significa che Haley, iscritta alle primarie, non otterrà alcun delegato.
Ma non è l’unica stranezza. Nello scontro tra conservatori tradizionali e fedelissimi di Trump si è inserito il cambiamento delle regole per partecipare alle consultazioni. In Nevada ogni candidato deve versare di tasca propria 55 mila dollari come quota di iscrizione. E i soldi non possono provenire da comitati elettorali. E’ una specie di tassa che fa dei caucus una competizione tra candidati benestanti. Sei si erano iscritti ai caucus, sette avevano scelto le primarie. Ma ora tutti i candidati si sono ritirati. Gli unici ancora in corsa ai caucus sono Trump e Ryan Binkley, un pastore e uomo d’affari del Texas che ha speso milioni di dollari senza riuscire a emergere dall’anonimato. I sostenitori di Haley continueranno a fare campagna elettorale anche qui anche se la rivale di Trump non guadagnerà nessun delegato.
Trump ha ottenuto finora 32 delegati e con i 26 già certi del Nevada salirà a 58. Haley resterà ferma a 17. In South Carolina, la madre di tutte le sfide, lo Stato dove l’avversaria di Trump è stata governatrice, se ne eleggono 50. Per ottenere la nomination servirà arrivare a quota 1.215.