Assalto ai camion e scene di panico. Ogni volta la corsa agli aiuti è una roulette russa
di Sami al-AjramiRAFAH — I palestinesi hanno fame. I camion degli aiuti vengono presi d’assalto, le persone saltano sui furgoni e prendono quello che possono perché sono disperate. Mi hanno raccontato che nel Nord alcuni hanno cominciato a mangiare cibo per animali. Israele consente l’accesso solo a una piccola parte dei convogli, soprattutto al Nord, li sta affamando intenzionalmente. Ma le stesse scene si vedono al Centro o al Sud della Striscia. Gli aiuti che arrivano, secondo l’Unrwa, rispondono ai bisogni solo del 3 per cento delle comunità locali. Prima entravano 1.500 camion al giorno, ora ne entrano tra 170 e 250. Questo spiega perché le persone litigano tra loro per accaparrarsi il poco che entra.
A Rafah ora hanno deciso di portare i convogli con gli aiuti da distribuire nell’area Philadelphi, vicino alla rete metallica di confine con l’Egitto, per evitare scene di panico e assalti nel centro della città. Anche davanti alle panetterie ci sono code infinite con le persone che litigano tr…
RAFAH — I palestinesi hanno fame. I camion degli aiuti vengono presi d’assalto, le persone saltano sui furgoni e prendono quello che possono perché sono disperate. Mi hanno raccontato che nel Nord alcuni hanno cominciato a mangiare cibo per animali. Israele consente l’accesso solo a una piccola parte dei convogli, soprattutto al Nord, li sta affamando intenzionalmente. Ma le stesse scene si vedono al Centro o al Sud della Striscia. Gli aiuti che arrivano, secondo l’Unrwa, rispondono ai bisogni solo del 3 per cento delle comunità locali. Prima entravano 1.500 camion al giorno, ora ne entrano tra 170 e 250. Questo spiega perché le persone litigano tra loro per accaparrarsi il poco che entra.
A Rafah ora hanno deciso di portare i convogli con gli aiuti da distribuire nell’area Philadelphi, vicino alla rete metallica di confine con l’Egitto, per evitare scene di panico e assalti nel centro della città. Anche davanti alle panetterie ci sono code infinite con le persone che litigano tra loro per avere il pane necessario alla famiglia. Quello che è successo ieri a Gaza City è tremendo. Ho parlato con alcune persone che hanno incontrato i feriti all’interno dell’ospedale al Shifa, raccontano di un attacco a freddo dell’esercito israeliano. Nel Nord ci sono più di 200mila persone intrappolate, senza una via d’uscita. Un gran numero di civili si erano radunati aspettando un raro carico di aiuti in arrivo da Rafah, erano in piazza Kuwait, nella zona Est di Gaza City, quando i soldati israeliani li hanno attaccati con l’artiglieria e i cecchini uccidendo 20 persone e ferendone 150.
Ma si teme che il bilancio possa essere molto più grave perché ad al Shifa non ci sono i medici e gli staff necessari per curare i feriti. È difficile capire bene cosa sia accaduto. Forse i soldati volevano respingere indietro i civili e impedire loro di avvicinarsi al checkpoint. Quando non vogliono che qualcuno passi per un certo punto i soldati israeliani non parlano, sparano. L’Idf dice che sono tutti terroristi ma non è così. Sono civili che spesso alzano bandiera bianca e vengono colpiti ugualmente. È successo anche ieri nella zona Ovest di Khan Yunis verso Rafah: le persone hanno iniziato a muoversi con le bandiere bianche e sono state colpite. Senza preavviso. Israele si sta vendicando. Sono arrabbiati e uccidono. Accusano i civili in fuga di non seguire le loro istruzioni e sparano immediatamente. Sparano anche per “mostrare” la strada.
Il paradosso è che mentre qui moriamo di fame, oltre il valico di Rafah c’è una fila lunga chilometri di camion con gli aiuti a cui Israele non ha dato l’autorizzazione per entrare. Bloccati lì. Molti ce l’hanno anche con Hamas, l’accusano di trattenere una parte degli aiuti e rivenderla sul mercato al doppio o triplo del prezzo. Ci sono state manifestazioni anche nella Striscia per questo, per come Hamas sta trattando i civili che già soffrono sotto gli attacchi israeliani.