“Riprendiamoci Gaza”: la convention dell’ultradestra israeliana con ministri e big del Likud a dare sostegno
dal nostro inviato Fabio TonacciTEL AVIV – Il popolo arancione è tornato. Esattamente come 19 anni fa, vuole sottrarre ai palestinesi la Striscia di Gaza, perché la ritiene parte integrante di Israele. Dunque una terra dove costruire al più presto nuovi insediamenti, allargando così il confine dello Stato ebraico. Ma a differenza di quando nel 2005 il popolo arancione - composto soprattutto da ebrei ortodossi e movimenti di estrema destra - scese in piazza provando (inutilmente) a bloccare il ritiro unilaterale da Gaza voluto da Ariel Sharon e lo smantellamento progressivo dei 25 insediamenti, adesso il popolo arancione si è allargato al governo in carica. Coinvolge ministri ed esponenti di spicco del Likud, il partito di Bibi Netanyahu.
La rappresentazione plastica di tutto ciò si è avuta domenica sera al centro congressi di Gerusalemme dove si è tenuta una convention di estrema destra sul tema “ricolonizzare Gaza”. Il titolo della convention conteneva già il programma: “La vittoria di Israele - Gli insediamen…
TEL AVIV – Il popolo arancione è tornato. Esattamente come 19 anni fa, vuole sottrarre ai palestinesi la Striscia di Gaza, perché la ritiene parte integrante di Israele. Dunque una terra dove costruire al più presto nuovi insediamenti, allargando così il confine dello Stato ebraico. Ma a differenza di quando nel 2005 il popolo arancione - composto soprattutto da ebrei ortodossi e movimenti di estrema destra - scese in piazza provando (inutilmente) a bloccare il ritiro unilaterale da Gaza voluto da Ariel Sharon e lo smantellamento progressivo dei 25 insediamenti, adesso il popolo arancione si è allargato al governo in carica. Coinvolge ministri ed esponenti di spicco del Likud, il partito di Bibi Netanyahu.
La rappresentazione plastica di tutto ciò si è avuta domenica sera al centro congressi di Gerusalemme dove si è tenuta una convention di estrema destra sul tema “ricolonizzare Gaza”. Il titolo della convention conteneva già il programma: “La vittoria di Israele - Gli insediamenti portano sicurezza: torniamo nella Striscia di Gaza e nella Samaria del Nord”.
C’erano migliaia di persone. Rabbini, attivisti dei movimenti per l’espansione degli insediamenti, famiglie di soldati che stanno combattendo a Gaza, i capi dei consigli cittadini del Sud del Paese.
Ospiti d’onore ovviamente i due ministri della destra messianica e nazionalista Itamar Ben-Gvir (Fronte nazionale ebraico) e Bezalel Smotrich (Partito religioso sionista) che hanno ripetuto il loro trito e sconsiderato copione. Ma soprattutto, c’era mezzo governo a quella convention: undici ministri, anche del Likud, oltre a diversi parlamentari della Knesset.
“Se non vogliamo un altro 7 ottobre, dobbiamo tornare a casa e controllare Gaza”. Tornare a casa, urlava Ben-Gvir dal palco. La casa degli altri, però. La casa dei palestinesi, ai quali la Comunità internazionale riconosce la Striscia e la Cisgiordania come territori nazionali. “Ma noi dobbiamo trovare un modo legale per farli emigrare volontariamente e imporre sentenze di morte ai terroristi”.
Il ministro delle Finanze Smotrich ha detto che i bambini ebrei che sono stati "costretti a lasciare Gaza" nel 2005 devono tornare lì come combattenti “per proteggere i futuri insediamenti”. Tra i ministri presenti Haim Katz e Shlomo Karhi del Likud, Yitzhak Golknopf del Partito United Torah Judaism, Orit Strock del Partito religioso sionista.
Shlomo Karhi, a proposito del concetto di “emigrazione volontaria”, con una arrampicata sulla parete della logica e della decenza ha provato a spiegare alla folla che “la volontarietà talvolta è uno Stato che viene imposto su qualcuno fino a che non si ottiene il consenso di quel qualcuno”. Haim Katz, poi, ha detto: “Oggi, dopo 19 anni, abbiamo la possibilità di espandere la terra di Israele. E’ la nostra ultima opportunità”.
Parole incendiarie che Netanyahu non ha censurato. “Hanno le loro idee”, si è limitato a dire. Ma sono premesse che contrastano col diritto internazionale e che rendono ancor più complicato il negoziato in corso per la liberazione dei 136 ostaggi, una trentina dei quali sono ritenuti morti.
E non aiuta nemmeno quanto sta accadendo a Kerem Shalom, il valico a Sud dove entrano gli aiuti umanitari nella Striscia. Anche lì, da alcuni giorni, si è rimaterializzato il popolo arancione. Duecento persone dei movimenti di estrema destra, ma anche alcune famiglie degli ostaggi, stanno provando a bloccare i camion, perché ritengono che quei viveri e quei materiali finiscano nelle mani di Hamas, quindi che alla fine aiutino chi sta combattendo contro l’esercito israeliano.
Netanyahu su questo non può fare finta di niente come invece ha fatto sulla convention di Gerusalemme, perché la Corte internazionale di giustizia dell’Aia ha chiesto a Israele di aumentare gli aiuti umanitari. Ragion per cui, da domenica, Kerem Shalom è stata dichiarata dal governo area militare. Off limits per i manifestanti.