✕

Ian Bremmer: “A Gaza sta vincendo Putin. Non ha alcuna fretta che si arrivi alla pace”

Parla il fondatore dell’Eurasia Group, le cui analisi hanno spinto Nancy Pelosi ad accusare il capo del Cremlino di fomentare le proteste negli Stati Uniti
2 minuti di lettura

NEW YORK — La guerra a Gaza è stata «una chiara vittoria per Vladimir Putin, che ora trae vantaggio dall’aumento del caos nell’ordine internazionale». Così il fondatore dell’Eurasia Group Ian Bremmer spiega a Repubblica la sua analisi, che ha spinto l’ex Speaker della Camera Nancy Pelosi ad accusare il capo del Cremlino di fomentare le proteste negli Stati Uniti contro l’assistenza fornita a Israele, al probabile scopo di boicottare il presidente Joe Biden e favorire la rielezione di Donald Trump alla Casa Bianca.

Parlando domenica con la Cnn, Pelosi ha commentato così: «Chiedere un cessate il fuoco è il messaggio di Putin. Non commettete errori: questo è direttamente collegato a ciò che il presidente russo vorrebbe vedere». L’ex Speaker della Camera, già terza carica dello Stato, ha ammesso che «alcuni di questi manifestanti saranno spontanei, organici e sinceri». Poi però ha aggiunto: «Alcuni credo siano collegati alla Russia». Quindi ha sollecitato le autorità investigative a f…

NEW YORK — La guerra a Gaza è stata «una chiara vittoria per Vladimir Putin, che ora trae vantaggio dall’aumento del caos nell’ordine internazionale». Così il fondatore dell’Eurasia Group Ian Bremmer spiega a Repubblica la sua analisi, che ha spinto l’ex Speaker della Camera Nancy Pelosi ad accusare il capo del Cremlino di fomentare le proteste negli Stati Uniti contro l’assistenza fornita a Israele, al probabile scopo di boicottare il presidente Joe Biden e favorire la rielezione di Donald Trump alla Casa Bianca.

Parlando domenica con la Cnn, Pelosi ha commentato così: «Chiedere un cessate il fuoco è il messaggio di Putin. Non commettete errori: questo è direttamente collegato a ciò che il presidente russo vorrebbe vedere». L’ex Speaker della Camera, già terza carica dello Stato, ha ammesso che «alcuni di questi manifestanti saranno spontanei, organici e sinceri». Poi però ha aggiunto: «Alcuni credo siano collegati alla Russia». Quindi ha sollecitato le autorità investigative a fare chiarezza: «Si dovrebbe indagare su alcuni finanziamenti. Voglio chiedere all’Fbi di aprire un’inchiesta su questo».

(afp)

Le sue parole hanno provocato reazioni, dentro e fuori il Partito democratico. Alexandria Ocasio-Cortez, deputata leader dell’ala sinistra spesso in contrasto con Pelosi, ha sostenuto la versione contraria: «L’opposizione è basata sulla perdita indiscriminata di vite umane. Penso che quanto stiamo vedendo nel Paese siano giovani sconvolti dalla violenza». Il Council on American-Islamic Relations l’ha criticata così: «Siamo profondamente turbati dai commenti dell’ex presidente della Camera. L’affermazione della Pelosi secondo cui alcuni americani che protestano per un cessate il fuoco a Gaza stanno lavorando con Putin sembra delirante, e il suo appello all’Fbi di indagare su quei manifestanti senza alcuna prova è assolutamente autoritario».

È un problema imbarazzante anche per il presidente Biden, in vista delle elezioni del 5 novembre, perché la sua linea di appoggiare Israele gli sta facendo perdere i voti della minoranza arabo-americana, che potrebbe risultare decisiva in Stati chiave come il Michigan.

Il portavoce di Pelosi, per giustificare le sue parole, ha usato questo tweet di Ian Bremmer: «Putin trae vantaggio dalla continuazione della guerra a Gaza e dall’espansione del caos in Medio Oriente». Quindi Repubblica ha chiesto al fondatore dell’Eurasia Group di spiegare la sua posizione, e lui ha risposto con queste parole: «Cosa ancora più importante, Putin capisce che la guerra in Medio Oriente ha tolto la sua invasione dell’Ucraina dai titoli dei giornali, e l’ha retrocessa al secondo posto come priorità politica per gli Stati Uniti, molto distanziata». Quindi la strage di Hamas del 7 ottobre, e la conseguente guerra a Gaza, «è stata una chiara vittoria per lui».

Ora Bremmer non entra nel merito dell’indagine chiesta da Pelosi all’Fbi, o dello sfruttamento dei sentimenti antisemiti per boicottare la rielezione di Biden. Però è noto che le agenzie dell’intelligence americana erano arrivate alla conclusione che Mosca aveva interferito nelle elezioni del 2016, attraverso i social e altre operazioni, anche se poi l’inchiesta sul “Russiagate” non aveva scoperto un collegamento organico tra Trump e Putin.

Il fondatore di Eurasia quindi conclude la sua analisi con questo ragionamento: «Più in generale, il leader del Cremlino trae vantaggio dall’aumento del caos nell’ordine internazionale, e dalle perdite percepite degli Stati Uniti e dei loro alleati». E aggiunge: «Per non parlare poi dei benefici economici a favore della Russia, derivanti da un prezzo del petrolio più alto. Per tutte queste ragioni, Putin non ha alcuna fretta di vedere la fine dei combattimenti in Medio Oriente», o di evitare il loro allargamento nella regione. Nello stesso tempo non gli dispiacciono le proteste, che quindi avrebbe tutto l’interesse ad aiutare con ogni mezzo a sua disposizione, perché «trae vantaggio dall’aumento del caos nell’ordine internazionale, e dalle perdite degli Stati Uniti».

Leggi i commenti