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La Commissione Dupre in missione a Mosca per violare le sanzioni con una madonnina d’oro: ma il piano dei discepoli di Orsini e Cacciari è un flop

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I professori Tutino e Mastruzzo e il prete no mask don Minoni della “Commissione Dubbio e precauzione” volevano donare un ciondolo violando il divieto sul trasferimento di beni di lusso e autodenunciarsi alle autorità italiane. Ma il municipio della capitale russa non li ha ricevuti e hanno ripiegato sulla Crimea
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MOSCA – Due prof e un cappellano. Una sgangherata Armata Brancaleone è partita dall’Italia alla volta di Mosca per liberarla dal “nero periglio” delle sanzioni occidentali “che colpiscono i popoli e rafforzano l’autoritarismo dei regimi”. Una “missione di pace” e di “disobbedienza” di un giorno e una notte. Più facile a dirsi che a farsi.

I tre sono tutti esponenti o simpatizzanti della Commissione Dupre (Dubbio e Precauzione) creata da Massimo Cacciari, Giorgio Agamben e Carlo Freccero, per avanzare “perplessità” sul Covid ieri e sul conflitto in Ucraina oggi, tanto da aver arruolato nelle proprie fila il professore Alessandro Orsini e il blogger di stanza nel Donbass Giorgio Bianchi. “Ma in Russia siamo a titolo personale”, tengono a precisare.

Il manipolo dei “dubbiosi”

A guidare il manipolo di “dubbiosi” c’è Davide Tutino, professore 49enne di Storia e filosofia in un liceo di Roma, sindacalista della Fisi, presidente del Comitato informale Resistenza Radicale–Azione Nonviolenta, …

MOSCA – Due prof e un cappellano. Una sgangherata Armata Brancaleone è partita dall’Italia alla volta di Mosca per liberarla dal “nero periglio” delle sanzioni occidentali “che colpiscono i popoli e rafforzano l’autoritarismo dei regimi”. Una “missione di pace” e di “disobbedienza” di un giorno e una notte. Più facile a dirsi che a farsi.

I tre sono tutti esponenti o simpatizzanti della Commissione Dupre (Dubbio e Precauzione) creata da Massimo Cacciari, Giorgio Agamben e Carlo Freccero, per avanzare “perplessità” sul Covid ieri e sul conflitto in Ucraina oggi, tanto da aver arruolato nelle proprie fila il professore Alessandro Orsini e il blogger di stanza nel Donbass Giorgio Bianchi. “Ma in Russia siamo a titolo personale”, tengono a precisare.

Il manipolo dei “dubbiosi”

A guidare il manipolo di “dubbiosi” c’è Davide Tutino, professore 49enne di Storia e filosofia in un liceo di Roma, sindacalista della Fisi, presidente del Comitato informale Resistenza Radicale–Azione Nonviolenta, già protagonista l’anno scorso di 38 giorni di sciopero della fame per perorare un referendum per la pace in Ucraina. “Siamo qui non per fare il tifo, ma per conoscere. E per far fronte al totalitarismo del pensiero e arginare la retorica bellica”, dice lasciandosi andare ad ardite metafore: “Atene deve essere Atene, deve essere democratica. Non può uccidere Socrate e prendersela con Sparta”.

Con Tutino c’era Giuseppe Mastruzzo, 67 anni, direttore dell’International University College di Torino ed ex docente alla Higher school of economics di Mosca, nonché membro fondatore di Dupre. “Ma la Commissione in questa faccenda non c’entra”, insiste. “Con Cacciari abbiamo organizzato un incontro 48 ore prima della partenza, ma non gli ho detto nulla di questo viaggio”. Quanto al conflitto in Ucraina, sostiene: “Chi l’ha scatenato è ininfluente. Bisogna capire a chi fa gioco e i vincitori immediati sono due: Biden e Putin. L’Europa è sconfitta”.

C’è poi Don Diego Minoni, soprannominato il “prete no-mask” dopo essere stato allontanato nell’aprile 2021 dalla parrocchia di Vanzago e Mantegazza per i suoi commenti contro le mascherine. “La verità è che mi ero opposto alla svendita della piscina parrocchiale”, la sua versione. Stavolta, tiene a dire, ha ottenuto l’autorizzazione dei suoi superiori per venire in Russia e “vedere con i suoi occhi che cosa avviene nel Paese”. Al loro seguito anche Daniele Mattei e Marzia Di Sessa della bolognese web tv “9mq”, pronti a documentare tutto.

Il ciondolo

La variegata combriccola di No-Vax e No-Nato ha portato con sé una collanina d’oro con una medaglietta “miracolosa” della Madonna delle Grazie “del valore di 450 euro”. Un gesto “in aperta disobbedienza” al pacchetto di sanzioni approvato dall’Ue nel marzo 2022 in risposta all’offensiva russa in Ucraina che “vieta di vendere, trasferire o esportare, direttamente o indirettamente, beni di lusso che superano i 300 euro di valore a qualunque persona fisica, legale o entità presente in Russia”.

Vogliono donarla al Municipio di Mosca e poi autodenunciarsi alle autorità italiane per violazione delle sanzioni occidentali. “Per questo atto si rischiano dai 2 ai 6 anni di carcere e dai 25mila ai 250mila euro di ammenda. Vogliamo che un eventuale processo diventi occasione di dibattito e riflessione su queste norme sproporzionate. Se invece i giudici soprassiederanno, sapremo che a queste norme non è solo giusto e necessario, ma anche legittimo disobbedire”.

Una provocazione. Il piano però fa acqua da tutte le parti. I tre non si sono premurati di fissare alcun appuntamento, pensavano banalmente di affidare il dono a un eventuale ufficio protocolli. Tocca a una perplessa impiegata spiegare loro che non può accettare regali di chicchessia, tanto meno senza appuntamenti o autorizzazioni.

A poche ore dal rientro in Italia, il rischio è che l’Armata debba riportare la collanina con sé. “Non avevamo programmato incontri perché avremmo dovuto intrattenere contatti giocoforza politici”, si giustifica Tutino che prova a darsi man forte: “Non importa. L’atto di disobbedienza si è compiuto al passaggio della frontiera”.
Dopo un vorticoso giro di telefonate con esponenti della comunità italiana in Russia, tra cui “l’architetto di Putin” Lanfranco Cirillo, la delegazione dupreana entra in contatto con Aldo Spallone, presidente dell’Associazione di ricercatori e docenti italiani in Russia che in men che non si dica organizza loro un incontro con Georgij Muradov, rappresentante permanente presso la presidenza russa della Repubblica di Crimea, la penisola ucraina annessa da Mosca nel 2014.

Dopo qualche resistenza iniziale in nome delle norme anticorruzione e una lunga digressione sulle ragioni che hanno portato all’escalation del confronto geopolitico attuale, Muradov accetta il dono. Una foto immortala il passaggio di mano della collanina sulla cui scatola c’è scritto “Al popolo di Crimea”: è la prova del reato da portare al rientro in Italia alle proprie questure di appartenenza. La missione si è conclusa. Con tanti dubbi e poche precauzioni.

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