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Mia figlia sta male e ho paura perché non so che cosa ha. Gaza ormai è una terra di zombie

Posso solo sperare che non sia frutto di una epidemia e che starà meglio domani. A tutti chiedo: “Te ne andresti?”
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RAFAH — Una delle mie figlie si è ammalata e oggi non ce l’ha fatta a tirarsi su dal materasso su cui dormiamo in quattro. Ha lo stomaco sottosopra ed è senza forze. Durante il giorno cerchiamo di darle un po’ di privacy, ma la notte è impossibile. Non c’è spazio per dormire altrove. Ammetto, sono spaventato. Le malattie infettive si stanno propagando fra l’oltre milione di persone che Israele ha schiacciato qui a Rafah, la cittadina più a Sud della Striscia.

Dicono che ci sono già casi di colera e forse anche di tifo e di sicuro sempre più gente è malata. La pioggia ha fatto straripare le fogne e quando cammini non sai più se metti i piedi nel fango o nelle acque reflue, che poi ti porti in casa. È difficile anche solo lavarsi le mani perché di acqua pulita ne abbiamo poca. Con gli ospedali strapieni e i medici sovraccarichi di lavoro è difficile capire semplicemente cosa si ha. Di quali malattie ci si ammala, se è un’infezione o solo il freddo. Ieri abbiamo seppellito una vicina…

RAFAH — Una delle mie figlie si è ammalata e oggi non ce l’ha fatta a tirarsi su dal materasso su cui dormiamo in quattro. Ha lo stomaco sottosopra ed è senza forze. Durante il giorno cerchiamo di darle un po’ di privacy, ma la notte è impossibile. Non c’è spazio per dormire altrove. Ammetto, sono spaventato. Le malattie infettive si stanno propagando fra l’oltre milione di persone che Israele ha schiacciato qui a Rafah, la cittadina più a Sud della Striscia.

Dicono che ci sono già casi di colera e forse anche di tifo e di sicuro sempre più gente è malata. La pioggia ha fatto straripare le fogne e quando cammini non sai più se metti i piedi nel fango o nelle acque reflue, che poi ti porti in casa. È difficile anche solo lavarsi le mani perché di acqua pulita ne abbiamo poca. Con gli ospedali strapieni e i medici sovraccarichi di lavoro è difficile capire semplicemente cosa si ha. Di quali malattie ci si ammala, se è un’infezione o solo il freddo. Ieri abbiamo seppellito una vicina, anziana, morta di stenti e di una qualche malattia. Purtroppo, sono tanti gli anziani che muoiono così: non sai perché.


Posso solo sperare che il male di mia figlia non sia frutto di una epidemia e che starà meglio domani. Ho paura per queste mie ragazze, tanto giovani e brillanti. Per loro la guerra è un incubo peggiore che per noi adulti. Hanno perso casa, familiari, amici, i loro studi. Ora stanno perdendo anche i sogni e la speranza. Cerco di tenerle su, parlando loro dell’Europa. Dico loro che un giorno è lì che andremo a rifarci una vita e potranno riprendere a studiare. Ma se prima mi davano ascolto e ne parlavano eccitate, adesso hanno smesso di credermi e le vedo sempre più scivolare in un’apatia che mi strazia. Guariranno forse dalle malattie, il loro corpo continuerà a funzionare. Ma come guariranno più dalle ferite della mente e del cuore?

Le notizie che ascoltiamo alla radio non aiutano. C’è stato un convegno per ripristinare le colonie a Gaza, da dove lo Stato ebraico aveva ritirato militari e i coloni nel 2005, dopo un’occupazione durata 38 anni. E qui credono tutti che è proprio questo il piano di Israele: prendersi Gaza. A Nord diversi villaggi sono già stati rasi al suolo, hanno devastato i campi coltivati e fatto esplodere pure edifici sopravvissuti alle bombe. Ne siamo disperati ma ormai non è nemmeno la preoccupazione più grande. I timori per il futuro lasciano il posto al terrore del presente. Rischiamo di morire tutti. Se non saranno le bombe, sarà la fame o le malattie. Gaza è ormai una terra di zombie: guardo i più fragili, bambini e anziani soprattutto e penso che sono come dei morti che camminano. Non potranno resistere ancora a lungo.

Penso continuamente pure agli stenti a cui sono costretti i miei genitori, in un rifugio con 300 persone, senza cibo e riscaldamento, senza nessuna privacy nemmeno per morire in pace. E vorrei solo poter dar loro sollievo in quelli che sono gli ultimi anni, mesi, forse giorni. Israele sembra sempre più determinata a mandarci via, a schiacciarci sull’Egitto fino a quando questo non sarà costretto ad aprirci le porte del confine, meramente per evitare il bagno di sangue finale. E il destino che fino a poco tempo fa molti rigettavano fieramente – dicendo che non avrebbero mai lasciato Gaza, il luogo dove siamo nati e a cui apparteniamo – sembra ora il meno crudele.

(afp)

Lo chiedo a tutti: «Te ne andresti?». E mentre prima molti rispondevano di voler morire in casa propria, ora hanno cambiato idea perché questa morte lenta e senza dignità non se la augura nessuno. Così rispondono: «Via, bisogna riuscire ad andare via». Qualcuno ancora ti dice: «Me ne andrò alla fine della guerra per poi tornare e ricostruire». Ma tantissimi vogliono solo scappare da questo incubo di orrore. Per sempre. Ricominciare altrove come unico modo per salvare le proprie famiglie ma anche la nostra cultura, la lingua, le tradizioni, la memoria. Se restiamo, lo sento dire sempre più spesso, verremo cancellati. Sarà dimenticato tutto. Mia figlia è malata e forse vedo le cose più nere che mai. Ma oggi mi sembra che l’intera Striscia sia ammantata di morte.

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