Colpita, assediata ma ancora in sella. Così Hamas resiste alla pressione militare israeliana
di Daniele RaineriHamas sta dimostrando un livello di resistenza molto alto pur sotto la pressione dell’invasione israeliana nella Striscia e anche dopo centoundici giorni di raid aerei devastanti (al conto totale dei bombardamenti va sottratta la settimana di cessate il fuoco a fine novembre). Così resistente che partecipa ai negoziati indiretti con Israele come se si sentisse in posizione di vantaggio – e infatti respinge le offerte, inclusa una tregua di lunga durata, e detta le condizioni.
Il gruppo palestinese è ancora in grado di negare ai soldati israeliani la cattura o la morte del leader Yahia Sinwar, che evidentemente gode ancora di un buon sistema di protezione. Il primo ministro Netanyahu aveva dipinto la fine di Sinwar come il traguardo che farebbe cessare la guerra dentro Gaza, ma per ora lui e gli altri leader più importanti non sono stati toccati. Una donna israeliana tenuta in ostaggio e liberata il 28 novembre disse di avere visto Yahia Sinwar e il fratello Mohammed (che è il capo di …
Hamas sta dimostrando un livello di resistenza molto alto pur sotto la pressione dell’invasione israeliana nella Striscia e anche dopo centoundici giorni di raid aerei devastanti (al conto totale dei bombardamenti va sottratta la settimana di cessate il fuoco a fine novembre). Così resistente che partecipa ai negoziati indiretti con Israele come se si sentisse in posizione di vantaggio – e infatti respinge le offerte, inclusa una tregua di lunga durata, e detta le condizioni.
Il gruppo palestinese è ancora in grado di negare ai soldati israeliani la cattura o la morte del leader Yahia Sinwar, che evidentemente gode ancora di un buon sistema di protezione. Il primo ministro Netanyahu aveva dipinto la fine di Sinwar come il traguardo che farebbe cessare la guerra dentro Gaza, ma per ora lui e gli altri leader più importanti non sono stati toccati. Una donna israeliana tenuta in ostaggio e liberata il 28 novembre disse di avere visto Yahia Sinwar e il fratello Mohammed (che è il capo di una brigata Qassam, quella più robusta che fa base a Khan Yunis) nascosti nei tunnel nel sud della Striscia e da allora non ci sono stati più avvistamenti. In questi giorni c’è malcontento contro Hamas nella popolazione di Gaza, almeno in una parte, al punto che in alcuni video si sente persino “il popolo vuole la caduta di Hamas”, che è uno slogan copiato dalla primavera araba del 2011 quando dalla Tunisia alla Siria si cantava “il popolo vuole la caduta del Sistema”. Ma è chiaro che Sinwar gode di un apparato di controllo così robusto e a prova di delazione da sopravvivere anche a queste piccole ribellioni di superficie.
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Lunedì sono arrivate due notizie che sembrano routine di poco conto in mezzo al resto, alle vittime civili, alle accuse e alla tensione politica, ma nascondono un significato più profondo sull’andamento dell’invasione. Poco prima del tramonto Hamas ha sparato da Khan Younis una salva di dodici razzi contro Tel Aviv, che non ha causato danni e ha interrotto una lunga pausa in questo tipo di attacchi. Era il giorno di guerra numero centoquindici. Il fatto che Hamas sia ancora in grado di far scattare le sirene dell’allarme antiaereo nel centro di Israele a questo punto è un segnale rivelatorio: controllare la superficie della Striscia, per quanto ridotta, è complicato. È vero che queste salve a volte sono una misura disperata e Hamas spara perché teme di perdere i razzi da un momento all’altro a causa dell’avanzata di Israele. Ma è anche vero che in teoria impedire al gruppo palestinese di sparare razzi verso le città israeliane era uno dei primi obiettivi della campagna di Israele dentro Gaza.
Il giorno prima, domenica, era uscito un pezzo del Wall Street Journal che per la prima volta dava una stima del livello di distruzione dei tunnel di Hamas: sarebbe tra il venti e il quaranta per cento, secondo fonti americane e israeliane. Vuol dire che – nel caso migliore per Hamas – circa l’ottanta per cento del reticolo sotterraneo che protegge il gruppo palestinese potrebbe essere ancora intatto e operativo. L’operazione “Mare di Atlantide”, che doveva allagare con acqua di mare i tunnel, a quanto sembra non ha avuto gli effetti che i soldati speravano. È probabile che in profondità ci siano paratie stagne in grado di isolare un singolo tunnel da tutti gli altri, proprio per evitare questo genere di attacchi.
Hamas basa tutta la propria strategia di guerra su questa sua capacità di resistere a oltranza. Il suo calcolo è che più trascina le cose in lungo e più i suoi nemici saranno in difficoltà – ed è un calcolo fondato. Il problema tempo per Israele è pressante perché non può permettersi di continuare a fare la guerra nella Striscia come ha fatto nei primi cento giorni. Ha ricevuto un ammonimento dalla Corte internazionale di giustizia che parla di rischio genocidio – perché le vittime palestinesi sono più di ventiseimila e questo vuol dire che i civili uccisi sono molti più degli uomini di Hamas. È in crisi con l’Amministrazione americana, che è l’alleato internazionale più importante. E anche sul piano interno ci sono tensioni politiche forti.