Il direttore della Conferenza di Monaco: “Putin capisce solo la politica della forza. Netanyahu? Viola il diritto internazionale”
dal nostro corrispondente Tonia MastrobuoniBERLINO – Alla vigilia di un’edizione cruciale della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, il direttore Christoph Heusgen avverte: è solo questione di tempo finché Vladimir Putin attaccherà la Nato. E pochi come l’ex consigliere principe di Merkel, che fu tra gli architetti degli accordi di Minsk, possono testimoniare quanto Putin menta e quanto sia illusorio fare accordi con Mosca: “Putin capisce solo la politica della forza”.
Ecco perché la Germania deve mantenere “anche sul medio termine” la promessa del 2% di spesa per la difesa. Quanto a Israele, l’ex ambasciatore tedesco all’Onu osserva in quest’intervista a Repubblica e al Financial Times “che “Netanyahu viola il diritto internazionale”. “Non capisco”, aggiunge, “come Israele immagini il suo futuro”.
Ambasciatore, il ministro Boris Pistorius ha detto che dobbiamo essere preparati alla possibilità che la Russia attacchi la Nato nei prossimi anni.
"Certo, non è un segreto. E la Nato ha una strategia ufficiale per prepararsi di …
BERLINO – Alla vigilia di un’edizione cruciale della Conferenza sulla sicurezza di Monaco, il direttore Christoph Heusgen avverte: è solo questione di tempo finché Vladimir Putin attaccherà la Nato. E pochi come l’ex consigliere principe di Merkel, che fu tra gli architetti degli accordi di Minsk, possono testimoniare quanto Putin menta e quanto sia illusorio fare accordi con Mosca: “Putin capisce solo la politica della forza”.
Ecco perché la Germania deve mantenere “anche sul medio termine” la promessa del 2% di spesa per la difesa. Quanto a Israele, l’ex ambasciatore tedesco all’Onu osserva in quest’intervista a Repubblica e al Financial Times “che “Netanyahu viola il diritto internazionale”. “Non capisco”, aggiunge, “come Israele immagini il suo futuro”.
Ambasciatore, il ministro Boris Pistorius ha detto che dobbiamo essere preparati alla possibilità che la Russia attacchi la Nato nei prossimi anni.
"Certo, non è un segreto. E la Nato ha una strategia ufficiale per prepararsi di conseguenza. La Nato sta attualmente conducendo la più grande manovra della sua storia recente, ed è esattamente ciò che va fatto. Vladimir Putin o Sergei Lavrov non hanno fatto mistero delle loro intenzioni. Putin dice di voler ‘riportare la Russia alla grandezza imperiale dell'Impero zarista’”.
Quindi attaccherà.
"Putin fa sempre quello che dice. L'unica cosa che lo ferma è una strategia della forza. Abbiamo visto dolorosamente che gli accordi con la Russia non funzionano. Abbiamo tentato quella strada troppo a lungo. Ricordiamoci il 1994, il Memorandum di Budapest, con cui la Russia giurò di rispettare l'integrità territoriale e la sovranità dell’Ucraina. Gli ucraini ci hanno creduto e hanno smantellato le armi nucleari dal loro territorio. Migliaia di ucraini hanno pagato con la vita questo atto di fede, convinti che la Russia avrebbe onorato i trattati. Ecco perché non ci si può fidare di Putin. L'ho visto io stesso come consigliere di Angela Merkel per gli accordi di Minsk. Putin li ha calpestati. La politica della forza è l’unico linguaggio che Putin capisce. Purtroppo, devo aggiungere".
Il problema è anche che Putin si aspetta che Trump venga rieletto e che l'articolo 5 della Nato - quello del mutuo soccorso in caso di un attacco - non venga più rispettato dagli Usa.
"Dobbiamo dire addio all'idea che gli Stati Uniti ci toglieranno sempre i carboni ardenti dal fuoco. Anche ora, nella guerra russa contro l'Ucraina, gli Usa sono il più generoso sostenitore militare dell'Ucraina, il che ha reso possibile respingere l'aggressione russa. Il minimo che possiamo fare è mettere in pratica ciò che abbiamo promesso alla Nato nel 2014 sotto Obama: spendere il 2% del nostro Pil per la difesa. Sono sicuro che se l'ex ambasciatore americano in Germania Richard Grenell diventasse il suo Consigliere per la Sicurezza, controllerebbe subito la nostra pianificazione finanziaria a medio termine e vedrebbe che torneremo all’1,4% del Pil. A quel punto direbbe a Trump: ‘Attenzione, i tedeschi non stanno mantenendo la promessa: adesso basta’”.
La Germania sostiene incondizionatamente Israele. Ma l'impressione è che la questione stia causando a Berlino problemi nelle relazioni con il Sud globale, dove ci sono Paesi come il Sudafrica che stanno adottando una linea molto dura nei confronti di Israele.
“Dobbiamo comprendere che oltre 150 Stati nell'Assemblea Generale dell’Onu hanno chiesto un cessate il fuoco. Il premier israeliano Netanyahu sostiene apertamente di non volere la soluzione dei due Stati e sta portando avanti la costruzione degli insediamenti nelle colonie. In questo modo sta violando il diritto internazionale. E lo fa anche quando ‘bombarda arbitrariamente Gaza’, come lo accusa di fare il Presidente Biden. Credo sia anche responsabilità del governo tedesco di utilizzare le sue buone relazioni con Israele per continuare a fare appello al rispetto del diritto internazionale. Non so come Israele si immagini il suo futuro. L’ambizione di espellere i palestinesi della Striscia di Gaza e della Cisgiordania verso la Giordania e l'Egitto, espressa anche da membri del governo, non funzionerà, i vicini di Israele lo hanno già detto chiaramente”.
Lei ha lavorato a lungo con Angela Merkel, la prima cancelliera che ha definito la sicurezza di Israele come ragion di Stato. Cosa significa per lei?
"Che garantiamo a Israele tutte le armi di cui ha bisogno, come sottomarini o corvette, per potersi difendere. Anche ora, dopo questo brutale e rivoltante attacco di Hamas del 7 ottobre, sono favorevole a fornire a Israele armi per l’autodifesa. Però credo che sia necessario anche un atteggiamento vigile: se arriviamo alla conclusione che il comportamento di un governo israeliano metta in pericolo la sicurezza di Israele, dobbiamo dirlo chiaramente”.
Si aspetta che questo sia uno dei punti focali della Conferenza sulla sicurezza di quest'anno?
"La sicurezza europea è sempre un punto fondamentale. Ma come Conferenza sulla sicurezza di Monaco, abbiamo l’ambizione di essere il foro di discussione sulla sicurezza più importante del mondo. Quindi non si parlerà solo di Europa, ma anche di questioni globali. Da quando ho assunto la direzione della conferenza, ho posto grande enfasi sull'ampliamento della nostra prospettiva e sull'invito di un maggior numero di rappresentanti dall'America Latina, dall'Africa e dall'Asia. Organizziamo eventi in questi continenti anche perché la nostra prosperità dipende dal commercio estero, in altre parole da condizioni economiche e politiche stabili in tutto il mondo e perché, in quanto terza potenza economica mondiale, siamo anche responsabili degli sviluppi globali. Vorrei che si riflettesse su questo, a Monaco”.
Le gigantesche manifestazioni contro l'AfD di questi giorni dimostrano quanto i tedeschi siano consapevoli della storia. Ma dall'altro lato l'AfD è ora al 24%. L'Europa deve avere di nuovo paura della Germania?
"Assolutamente no. L'ex e attuale ministro degli Esteri polacco Sikorski una volta ha detto che ha meno paura della potenza tedesca quanto dell'inazione tedesca. Il fenomeno della crescita dei populisti non è un fenomeno esclusivo della Germania. Purtroppo è presente in molti Paesi europei. È importante smascherare questi populisti, come sta accadendo in Germania. Ma è anche importante perseguire una politica che tenga conto delle persone e risponda alle loro preoccupazioni. Altrimenti questo produce disincanto nei confronti della politica”.
Siamo alla vigilia del secondo anniversario della “Zeitenwende”. Allora furono annunciati 100 miliardi di euro per rimettere in sesto la Bundeswehr. Ma la politica estera e di difesa della Germania sono cambiate davvero dopo il discorso di Scholz?
"Credo che sia cambiato molto, anche nella retorica. L'impressione è che il governo, ma anche che i cittadini stiano iniziando a rendersi conto che siamo davvero a un punto storico di svolta. Innescata d’un lato dall’agire aggressivo della Russia, dall'altro dalla possibilità di un ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump, che è noto per avere priorità diverse rispetto a quelle che noi europei siamo abituati a vedere nei nostri partner transatlantici".
Si è discusso molto dell’espressione “capaci alla guerra” con cui il ministro della Difesa Boris Pistorius cerca di preparare la Germania a un futuro più incerto. Non era impensabile dire una cosa del genere in Germania fino a cinque o dieci anni fa? Berlino sta capendo che deve diventare militarmente autonoma?
"Come Germania non possiamo diventare militarmente autonomi, ma possiamo diventare militarmente capaci. Sono d'accordo con lei, cinque anni fa Pistorius sarebbe stato dichiarato pazzo. Oggi è il politico più popolare in Germania. C'è stata una svolta e la sentiamo anche noi. Nell'ultimo anno e mezzo, come Conferenza sulla sicurezza di Monaco abbiamo organizzato una serie di eventi con il nome di "Zeitenwende on tour", e abbiamo sempre il tutto esaurito. Questo dimostra l'interesse delle persone. Ovvio, c’è grande preoccupazione e, in alcuni casi, anche qualche riserva. Ma si vede che in Germania è in corso un cambiamento di mentalità”.
Ma c'è ancora molta incertezza sull'obiettivo di investire il 2% del PIL nella difesa. Il fondo speciale aiuterà il governo federale a raggiungere l'obiettivo. Ma abbiamo parlato con molti esperti che sono molto preoccupati per il futuro. Cosa succederà quando il fondo speciale sarà esaurito? Come sarà possibile raggiungere l’obiettivo del 2%?
“È questa la grande sfida. È vero che raggiungeremo il 2% grazie al ‘fondo speciale’ quest’anno, l'anno prossimo e forse anche quello successivo. Ma poi, come dimostra anche la pianificazione finanziaria a medio termine, torneremo all'1,4%. La domanda chiave, dunque, è come lo Stato definirà le sue priorità. Quanto vale la sicurezza per noi? Abbiamo bisogno di una discussione più ampia: da dove prendere i 30 miliardi di euro aggiuntivi visto che la torta non diventerà più grande? Questa discussione è agli inizi. Lo vediamo attualmente con le proteste degli agricoltori, dei macchinisti, di molti che ritengono che la loro fetta di torta non sia abbastanza grande. È una discussione sulla redistribuzione che va assolutamente fatta. E i politici, invece, continuano a evitarlo e a ritardare questa discussione. Il fondo speciale ci porterà fino alle prossime elezioni: per questo temo che i politici ritengano di non dover affrontare questa discussione adesso. Eppure, dalle meravigliose manifestazioni contro l’Afd di queste settimane si capisce che la gente capisce, eccome, le grandi questioni. È necessario avere dunque una discussione aperta con i cittadini. E non, come purtroppo accade spesso, metterli dinanzi ai fatti compiuti”.