Trombette e rissa in parlamento: continua anche in Aula la guerra tra Xi e Modi sulle Maldive
di Carlo PizzatiPARAMANKENI (India) – Continua la contesa geopolitica tra Xi Jinping e Narendra Modi per influenzare il governo dell’arcipelago delle Maldive, vista la posizione strategica in una delle tratte marittime più transitate al mondo, dove naviga anche l’80% del greggio diretto verso la Cina. Proprio per questa gara di influenza sulle isole delle vacanze da sogno, le Maldive si trovano nel pieno del caos politico che domenica ha visto ministri e parlamentari tirarsi calci in testa, strapparsi i capelli in un corpo a corpo che rappresenta in maniera lampante il conflitto in corso tra forze pro-cinesi e pro-indiane. Ed ora arriva una richiesta formale di impeachment per il presidente eletto che ha serie possibilità di essere accolta grazie ai parlamentari del Partito democratico maldiviano all’opposizione.
PARAMANKENI (India) – Continua la contesa geopolitica tra Xi Jinping e Narendra Modi per influenzare il governo dell’arcipelago delle Maldive, vista la posizione strategica in una delle tratte marittime più transitate al mondo, dove naviga anche l’80% del greggio diretto verso la Cina. Proprio per questa gara di influenza sulle isole delle vacanze da sogno, le Maldive si trovano nel pieno del caos politico che domenica ha visto ministri e parlamentari tirarsi calci in testa, strapparsi i capelli in un corpo a corpo che rappresenta in maniera lampante il conflitto in corso tra forze pro-cinesi e pro-indiane. Ed ora arriva una richiesta formale di impeachment per il presidente eletto che ha serie possibilità di essere accolta grazie ai parlamentari del Partito democratico maldiviano all’opposizione.
Nel novembre scorso, Mohamed Muizzu si è presentato agli elettori con lo slogan “India Out.” Ed ha vinto. Ora sta cercando di mantenere le promesse. Anche perché le Maldive devono quasi 1,2 miliardi di euro a Pechino, il 20% del debito nazionale. Appena eletto, Muizzu ha chiesto alle 80 truppe indiane presenti nell’arcipelago per gestire due elicotteri e un aereo Dornier - donati dall’India per interventi umanitari - di lasciare il Paese entro il 15 marzo. Il ministro degli Esteri indiano ha risposto che se ne può discutere, ma su come e quando si vedrà.
Intanto il primo ministro Narendra Modi si è fatto fotografare nell’arcipelago indiano a Nord delle Maldive, le Laccadive, invitando i connazionali ad andare in vacanza lì. In risposta, una vice-ministra maldiviana ha twittato su X che Modi è un pagliaccio che si fa fotografare con il giubbotto salvagente mentre fa immersioni (era snorkeling e il giubbotto è previsto per chi non sa nuotare bene). Crisi diplomatica, massiccio boicottaggio degli indiani contro il turismo alle Maldive, tracollo delle prenotazioni, sospensione immediata della vice-ministra.
Nel frattempo, il presidente Muizzu in visita in Cina si è fatto promettere che a sostituire i turisti indiani in fuga dalle Maldive torneranno quelli cinesi. Da Pechino anche altri pacchetti di aiuti: una riapertura della via della Seta. Ma nulla è gratis e subito Xi Jinping ha inviato nell’arcipelago una nave cinese che fa “ricerche oceanografiche,” bisognosa di cambio personale e rifornimento di carburante. La “Xiang Yang Hong 03” fa spionaggio, secondo Delhi. Solo ricerche naturalistiche e bio-marine, dice Pechino. A Delhi cominciano a innervosirsi.
In parlamento, ancora con una maggioranza controllata dal presidente uscente pro-India Mohamed Solih, la tensione si è trasformata in scossa elettrica. Quando il Muizzu ha proposto quattro ministri all’approvazione parlamentare, ecco che il presidente della Camera ha annunciato i voti che respingevano tre delle candidature. Così i sostenitori del partito di governo sono saltati sul bancone, strombazzando come allo stadio con una sorta di vuvuzela, per interrompere le procedure e guadagnare tempo. Scene da zuffa da bar, calci tirati male, qualcuno a segno, un po’ di sangue, tanto livore.
L’opposizione ha annunciato che, come previsto dalla costituzione, un terzo della Camera voterà la richiesta di impeachment del presidente anti-indiano. L’accusa è che il governo Muizzu pratica una politica anti-nazionalista, alienandosi in modo controproducente una super-potenza confinante come l’India. Per passare il voto di impeachment ci vogliono due terzi della Camera. E l’opposizione assieme ai neo-alleati democratici i numeri ce li ha. Ecco perché in Parlamento si annuncia una battaglia seria, con il capogruppo parlamentare della coalizione di governo, Ahmed Saleem, che dichiara: “Impeachment? Dovrete prima ucciderci tutti!” Ma la coalizione filo-indiana dell’opposizione i 53 voti necessari li ha, anzi ne ha addirittura 56 su un Parlamento di 80 seggi. È di nuovo aria di golpe tra le palme e le spiagge candide dello sperduto paradiso del turismo conteso tra le due super-potenze asiatiche.