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Violenze e sequestri tra le accuse all’Unrwa. Ma la Casa Bianca avverte: “Pochi uomini non sono l’agenzia”

(reuters)
Il segretario generale delle Nazioni Unite si è detto “inorridito” ma ha invitato a non cessare le operazioni. Il Qatar: “Rischio catastrofe”
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Uno avrebbe partecipato alla strage di civili in un kibbutz. Un altro avrebbe rapito una israeliana. Un terzo fornito munizioni agli aggressori. Sono alcune delle accuse di “coinvolgimento” nel massacro commesso da Hamas il 7 ottobre scorso nel sud di Israele rivolte dallo Stato ebraico a una dozzina di dipendenti dell’Unrwa, l’Agenzia dell’Onu per i Rifugiati Palestinesi. Contenute in un dossier fatto pervenire dal governo di Gerusalemme agli Stati Uniti, le imputazioni sono apparse così gravi da spingere la stessa Unrwa a licenziare subito nove persone del proprio staff e aprire un’indagine interna nei loro confronti (altri due membri dello staff colpiti dalle accuse sarebbero morti negli scontri con le forze israeliane). Finora non era nota la natura esatta delle prove contro di essi. Ieri le ha rivelate il New York Times, dopo avere esaminato una copia del dossier israeliano ottenuta da fonti dell’amministrazione Biden.

Uno avrebbe partecipato alla strage di civili in un kibbutz. Un altro avrebbe rapito una israeliana. Un terzo fornito munizioni agli aggressori. Sono alcune delle accuse di “coinvolgimento” nel massacro commesso da Hamas il 7 ottobre scorso nel sud di Israele rivolte dallo Stato ebraico a una dozzina di dipendenti dell’Unrwa, l’Agenzia dell’Onu per i Rifugiati Palestinesi. Contenute in un dossier fatto pervenire dal governo di Gerusalemme agli Stati Uniti, le imputazioni sono apparse così gravi da spingere la stessa Unrwa a licenziare subito nove persone del proprio staff e aprire un’indagine interna nei loro confronti (altri due membri dello staff colpiti dalle accuse sarebbero morti negli scontri con le forze israeliane). Finora non era nota la natura esatta delle prove contro di essi. Ieri le ha rivelate il New York Times, dopo avere esaminato una copia del dossier israeliano ottenuta da fonti dell’amministrazione Biden.

Il caso ha provocato severe reazioni: numerosi Paesi, tra cui Usa, Regno Unito, Australia e Italia (che in verità li aveva già interrotti in ottobre) hanno sospeso le donazioni volontarie con cui viene finanziata l’Agenzia per i Rifugiati Palestinesi. Pur dicendosi “inorridito” dalle accuse, il Segretario Generale dell’Onu Antonio Guterres ha rivolto un appello alla comunità internazionale a continuare a inviare fondi all’Unrwa per »garantire la continuazione delle operazioni», sottolineando il ruolo cruciale svolto dall’Agenzia negli aiuti umanitari ai palestinesi di Gaza in quasi quattro mesi di guerra. Anche la Casa Bianca ha sottolineato che «pochi dipendenti non sono l’agenzia». E il Qatar concorda: «Fermare i finanziamenti all’Unrwa avrebbe ripercussioni catastrofiche sui rifugiati palestinesi, fare giustizia è importante ma che non diventi una punizione collettiva contro il popolo palestinese».

Un “governo parallelo”

A Gaza l’Unrwa ha circa 13 mila dipendenti, nella stragrande maggioranza palestinesi: per sua stessa ammissione l’Agenzia si definisce una sorta di “governo parallelo” nella Striscia, amministrando scuole, ospedali e servizi pubblici, oltre a distribuire gli aiuti umanitari provenienti dall’estero. In passato Israele ha più volte accusato l’Unrwa di collusione con Hamas, sostenendo che è una macchina di propaganda del gruppo jihadista, classificato come organizzazione terroristica da Stati Uniti, Unione Europea, Regno Unito e altri Paesi. Fonti dell’intelligence americana e britannica indicano che circa il 10 per cento dello staff dell’Agenzia per i Rifugiati avrebbe “contatti” con Hamas, sebbene questo sia in parte inevitabile avendo Hamas il governo di Gaza.

Secondo il dossier, raccolto dall’intelligence israeliana con prove che includono la posizione dei telefoni cellulari e gli scambi di telefonate e messaggini fra i dipendenti dell’Unrwa, il coinvolgimento di alcuni dipendenti dell’Agenzia per i Rifugiati nell’attacco del 7 ottobre andrebbe tuttavia ben oltre i contatti: un dipendente dell’Unrwa si sarebbe trovato in uno dei kibbutz attaccati da Hamas nel sud di Israele, un altro avrebbe aiutato a trasportare a Gaza una israeliana presa in ostaggio, un terzo avrebbe fornito munizioni ai militanti islamici impegnati nell’aggressione, un quarto avrebbe trasportato a Gaza il corpo di un soldato israeliano ucciso nei combattimenti. I servizi segreti israeliani, scrive il New York Times, dicono di avere registrato conversazioni tra dipendenti dell’Unrwa che discutono il piano di attacco e inneggiano al massacro. Sette di loro, accusa Israele, sarebbero membri a pieno titolo di Hamas.

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