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La Ue piega Orbán sugli aiuti all'Ucraina: passa l'accordo da 50 miliardi. Palazzo Chigi: "Meloni protagonista"

(afp)
L'ungherese ottiene che si possa discutere del bilancio ogni anno: in realtà, l'impegno con l'Ucraina è preso e non potrà cambiare. La formula serve solo a permettere al leader magiaro di spiegare al Paese perché ha ceduto dopo mesi di barricate
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BRUXELLES - Cinquanta miliardi di fondi per l’assistenza all’Ucraina nei prossimi quattro anni. Trentatré di prestiti, diciassette a fondo perduto. L’Europa blinda Kiev, durante il Consiglio europeo straordinario di Bruxelles che sancisce il via libera alla revisione del bilancio dell’Unione. E lo fa convincendo Viktor Orbán a cedere, rimangiandosi il veto che aveva costretto i Ventisette a un nuovo summit dopo il fallimento di quello di dicembre.

Per sbloccare l’intesa, è evidente, i vertici continentali hanno dovuto promettere al leader ungherese di sbloccare le risorse ancora congelate: già a dicembre la Commissione aveva “liberato” dieci miliardi tra i fondi di Coesione e quelli del Pnrr, in cambio di riforme. Ne restano altri venti.

E sebbene Orbán proverà a rivendicare di avere ottenuto nuove concessioni proprio su questi venti miliardi per Budapest, resta un dato indiscutibile: al momento, si tratta soltanto di impegni informali e promesse. Concreto, invece, l’ok ai cinqua…

BRUXELLES - Cinquanta miliardi di fondi per l’assistenza all’Ucraina nei prossimi quattro anni. Trentatré di prestiti, diciassette a fondo perduto. L’Europa blinda Kiev, durante il Consiglio europeo straordinario di Bruxelles che sancisce il via libera alla revisione del bilancio dell’Unione. E lo fa convincendo Viktor Orbán a cedere, rimangiandosi il veto che aveva costretto i Ventisette a un nuovo summit dopo il fallimento di quello di dicembre.

Per sbloccare l’intesa, è evidente, i vertici continentali hanno dovuto promettere al leader ungherese di sbloccare le risorse ancora congelate: già a dicembre la Commissione aveva “liberato” dieci miliardi tra i fondi di Coesione e quelli del Pnrr, in cambio di riforme. Ne restano altri venti.

E sebbene Orbán proverà a rivendicare di avere ottenuto nuove concessioni proprio su questi venti miliardi per Budapest, resta un dato indiscutibile: al momento, si tratta soltanto di impegni informali e promesse. Concreto, invece, l’ok ai cinquanta miliardi per l’Ucraina, nonostante il leader di Fidesz – l’unico europeo a giocare spesso di sponda con Mosca - si fosse impegnato nei mesi scorsi a bloccare gli aiuti a Zelensky in modo da terminare la guerra in tempi rapidi.

L'ungherese ottiene che si possa discutere del bilancio ogni anno: in realtà, l'impegno con l'Ucraina è preso e non potrà cambiare. La formula serve solo a permettere a Orbán di spiegare al Paese perché ha ceduto dopo mesi di barricate.

L’accordo con l'Ungheria finale viene sancito attorno a un tavolo del Consiglio, al mattino e prima del summit. Ci sono Ursula von der Leyen e Charles Michel, a rappresentare Commissione e Consiglio. Partecipano Emmanuel Macron, Olaf Scholz, Giorgia Meloni. Assieme vincono le ultime resistenze di Orbán, che ieri notte aveva anche incrociato il presidente francese all'Amigo. E all’incontro si aggiungono verso la fine anche il polacco Donald Tusk e lo spagnolo Pedro Sánchez.

La presidente del Consiglio italiano, in seguito, rivendicherà il proprio ruolo, in nome dell’amicizia con Orbán. Fonti di Palazzo Chigi fanno filtrare "grande soddisfazione" per l'accordo raggiunto sull'assistenza macrofinanziaria all'Ucraina. “Il governo italiano – si legge nella nota - ha avuto "un ruolo di primo piano" e Meloni "è stata protagonista in prima persona delle mediazioni che hanno consentito di arrivare alla soluzione che ha messo d'accordo tutti".

Tutto questo in attesa di capire se questo legame tanto privilegiato con Orbán, che porterà l'ungherese nei Conservatori europei, permetterà anche di migliorare le condizioni detentive e il rientro in Italia di Ilaria Salis, in attesa di giudizio nelle carceri ungheresi ed esposta in catena in diretta televisiva.

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