Flotta Ue nel Mar Rosso, verso il comando diviso tra Francia e Grecia
di Daniele RaineriPrende forma la missione militare dell’Unione europea per difendere il passaggio delle navi nel Mar Rosso, che a partire da metà novembre è minacciato con missili, droni e barchini esplosivi dai miliziani yemeniti Houti. È un riflesso della guerra di Israele nella Striscia di Gaza, cominciata dopo il massacro del 7 ottobre, e del suo progressivo allargamento in forma minore a tutta la regione.
Una fonte di alto livello che ha partecipato alla riunione dei ministri della Difesa a Bruxelles dice a Repubblica che la missione Aspides - il cui avvio per l’Alto rappresentante Josep Borrell sarà il 19 febbraio - avrà un comando sdoppiato: ci sarà un comando a terra affidato alla Grecia, a Larissa, e un comando in mare che sarà della Francia. L’Italia avrà un vicecomandante. La decisione di cominciare fra tre settimane è più o meno in linea con la richiesta del capo della diplomazia europea, l’Alto commissario Josep Borrell, che aveva chiesto ai Paesi membri di fare in fretta. Oggi il mi…
Prende forma la missione militare dell’Unione europea per difendere il passaggio delle navi nel Mar Rosso, che a partire da metà novembre è minacciato con missili, droni e barchini esplosivi dai miliziani yemeniti Houti. È un riflesso della guerra di Israele nella Striscia di Gaza, cominciata dopo il massacro del 7 ottobre, e del suo progressivo allargamento in forma minore a tutta la regione.
Una fonte di alto livello che ha partecipato alla riunione dei ministri della Difesa a Bruxelles dice a Repubblica che la missione Aspides - il cui avvio per l’Alto rappresentante Josep Borrell sarà il 19 febbraio - avrà un comando sdoppiato: ci sarà un comando a terra affidato alla Grecia, a Larissa, e un comando in mare che sarà della Francia. L’Italia avrà un vicecomandante. La decisione di cominciare fra tre settimane è più o meno in linea con la richiesta del capo della diplomazia europea, l’Alto commissario Josep Borrell, che aveva chiesto ai Paesi membri di fare in fretta. Oggi il ministro della Difesa italiano, Guido Crosetto, riferisce in Commissione Difesa a Roma.
Aspides sarà una missione di difesa per proteggere le navi civili in transito davanti alle coste dello Yemen. La giunta militare Houti, che governa circa un terzo del Paese ed è legata all’Iran, ha deciso di attaccare il traffico commerciale come rappresaglia per l’invasione israeliana nella Striscia di Gaza (una rappresaglia da lontano, considerato che lo stretto di Bab el Mandeb è più lontano da Gaza dello Stretto di Messina). Dovrà dare la protezione che per adesso i raid angloamericani dell’operazione Poseidon Archer non sono in grado di garantire. Gli aerei di Stati Uniti e Gran Bretagna hanno cominciato a bombardare le postazioni di lancio Houti e i loro depositi di armi a metà gennaio, ma si tratta di bersagli sparpagliati su un territorio vasto, che possono stare dormienti per mesi e aspettare il momento giusto per un’imboscata.
È così che gli Houti hanno lanciato attacchi per anni, con missili balistici e droni, contro l’Arabia Saudita, che pure è protetta da sistemi di difesa acquistati dagli Usa. Rischia di andare per le lunghe, mentre la cancellazione del canale di Suez dalla mappa del mondo – perché questa è la campagna Houti: l’interdizione del collo di bottiglia più sensibile del traffico mondiale – ha effetti immediati. La missione europea non prevede attacchi dentro lo Yemen.
L’Italia potrebbe avere, in questo valzer di decisioni e di attribuzioni di responsabilità, il comando del gruppo navale della missione Prosperity Guardian, vale a dire della stessa missione dalla quale aveva preso le distanze a fine dicembre – per timore di apparire troppo coinvolta nel conflitto. Ma ne fa ancora parte, seppure in forma discreta, e ora il suo ruolo, se la scelta fosse confermata, sarà molto più evidente. Si tratta di una missione navale che si innesta su una missione navale precedente, la Combined Force 153, della quale l’Italia faceva già parte.
Dal fronte dei negoziati per arrivare a un cessate il fuoco concordato nella Striscia di Gaza, una delegazione di Hamas è al Cairo per trattare sullo scambio fra ostaggi israeliani e prigionieri palestinesi e una tregua di sei settimane. In questo momento l’ostacolo in Israele sono i partiti dell’ultradestra, che si oppongono all’accordo. Da Washington arriva una risposta potente. Il capo della diplomazia americana, Antony Blinken, ha chiesto al dipartimento di Stato di studiare come favorire nel dopoguerra la nascita ufficiale di uno stato palestinese: con un riconoscimento diretto oppure con una non opposizione alle Nazioni Unite. Questa mossa americana fa parte di un piano ambizioso che coinvolge anche molti Stati arabi e guarda a quello che succederà quando le truppe israeliane si ritireranno dalla Striscia.