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Biden si lancia nelle primarie con l’incognita dell’affluenza e punta sugli afro-americani

(afp)

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South Carolina al voto, al via la gara per la nomination dei democratici. Risultato scontato, ma il leader teme che ci sia poca partecipazione
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CHARLESTON — Il reverendo Eric Manning sta parlando a pochi metri dal luogo dove nel 2015 il suprematista bianco Dylann Roof ammazzò nove fedeli della sua chiesa, incluso il predecessore Clementa Pinckney, che lo aveva invitato a studiare la Bibbia. Perciò fa impressione sentire il nuovo pastore della Mother Emanuel Amec di Charleston, quando avverte: «Le tensioni razziali sono salite a un livello che non avevo mai visto prima nella mia vita. Se un candidato presidenziale imposta la sua intera strategia elettorale sull’obiettivo di spaccare l’America, invece di sforzarsi per unificarla, è molto difficile che le cose finiscano bene».

Oggi i democratici vanno alle urne in South Carolina, per le primarie che inaugurano la loro corsa alla Casa Bianca del 2024. Il presidente Joe Biden le ha spostate qui dal New Hampshire, per premiare lo Stato che quattro anni fa gli aveva regalato la vittoria con cui aveva cambiato la dinami…

CHARLESTON — Il reverendo Eric Manning sta parlando a pochi metri dal luogo dove nel 2015 il suprematista bianco Dylann Roof ammazzò nove fedeli della sua chiesa, incluso il predecessore Clementa Pinckney, che lo aveva invitato a studiare la Bibbia. Perciò fa impressione sentire il nuovo pastore della Mother Emanuel Amec di Charleston, quando avverte: «Le tensioni razziali sono salite a un livello che non avevo mai visto prima nella mia vita. Se un candidato presidenziale imposta la sua intera strategia elettorale sull’obiettivo di spaccare l’America, invece di sforzarsi per unificarla, è molto difficile che le cose finiscano bene».

Oggi i democratici vanno alle urne in South Carolina, per le primarie che inaugurano la loro corsa alla Casa Bianca del 2024. Il presidente Joe Biden le ha spostate qui dal New Hampshire, per premiare lo Stato che quattro anni fa gli aveva regalato la vittoria con cui aveva cambiato la dinamica elettorale. Il suo successo è scontato, perché i due avversari Dean Phillips e Marianne Williamson non hanno alcuna possibilità di batterlo. Però l’affluenza alle urne e soprattutto la percentuale di afro americani che torneranno a votarlo verranno usate come barometro della sua popolarità e della compattezza della coalizione con cui nel 2020 batté Donald Trump.

L’8 gennaio scorso Biden è venuto in visita qui, per il secondo comizio della sua campagna di rielezione, dopo quello di Valley Forge in cui aveva accusato il predecessore di essere una minaccia per il futuro della democrazia. Lo scopo era proprio ricostruire il legame con la comunità nera, e le minoranze in generale, ora titubanti nel sostenerlo. Il reverendo Manning lo aveva invitato, ricevuto e accompagnato: «Ho tre ricordi di quella giornata. Il primo è quando tutto il clero della nostra chiesa si è unito a lui in preghiera. Il secondo è l’incontro con i familiari delle vittime della sparatoria del 2015, molto commovente. Il terzo è quando il presidente ha parlato dell’importanza della nostra chiesa nel processo per la cura delle ferite del Paese. Ha mostrato una grande empatia, capisce il nostro dramma. E questo dice molto sul carattere di una persona».

(reuters)

C’era stata anche una contestazione per la linea adottata a Gaza: «Mi è dispiaciuto molto, e ha ferito i famigliari delle vittime, perché questo è un luogo di culto che va trattato con sacralità. Però è chiaro che alcuni membri della nostra comunità, in particolare quelli del gruppo Black Lives Matter, sono molto sensibili a quanto avviene in Medio Oriente e al nostro rapporto con Israele. Il presidente lo sa e sta prestando grande attenzione al problema».

Molti osservatori notano che la percentuale degli afro-americani pronti a rivotare Biden è diminuita rispetto al 2020, e alcuni stanno considerando di sostenere Trump. Manning però non ammette che la sua comunità sia delusa dal comportamento del presidente: «Per capire la dinamica delle primarie bisogna essere studiosi del processo politico. Oggi il contesto è completamento diverso rispetto al 2020, quando la scelta della South Carolina gli aprì le porte della Casa Bianca. Allora c’erano altri candidati in corsa e la gente sapeva che il nostro voto sarebbe stato decisivo per la nomination. Stavolta non c’è un’opposizione reale competitiva, perché Biden è l’incumbent. Quindi molti non andranno alle urne alle primarie, pensando che non serva, ma lo faranno poi alle presidenziali di novembre. Spero che non andrà così, e gli operativi di base si stanno mobilitando per portare le persone ai seggi, perché sappiamo che se l’affluenza sarà bassa verrà usata contro il capo della Casa Bianca. Però sappiamo anche che il vero motivo non sarebbe la sua popolarità».

Il pastore spiega che i temi chiave sono quelli pratici: «L’inflazione è nella testa di tutti, perché quando il pane costa il doppio e con lo stipendio non arrivi alla fine del mese tutti se ne accorgono. Però è importante ricordare che la pandemia da cui deriva non dipende da lui, e il presidente non controlla la politica della Fed sui tassi. Bisogna invece sottolineare i risultati raggiunti, come la crescita e l’occupazione, o la cancellazione dei debiti degli studenti. Le minoranze, poi, devono tenere presente cosa ha fatto per loro e cosa c’è in gioco a novembre».


La democrazia, certo. Ma anche la sopravvivenza fisica, per molti membri della comunità nera: «Dopo la nostra strage le relazioni razziali non sono migliorate. Le tensioni sono al livello maggiore che abbia mai visto in vita mia e il rischio di violenze è alto. Spero che la nostra comunità, a livello nazionale, ricordi quanto sia importante ristabilire la dignità e la speranza delle persone. Avere l’empatia necessaria per cercare soluzioni utili a tutti, invece di preoccuparsi solo del proprio tornaconto. Quando si vota, il carattere dei candidati deve essere un fattore molto importante». Manning non cita quello di Trump, ma il discorso ci finisce inevitabilmente: «Il suo nome sulla scheda è un fattore motivante? Basta pensare al 6 gennaio. Non per terrorizzare la gente, ma non possiamo liquidare quanto è successo. Se un politico punta per strategia a spaccare l’America, non puoi aspettarti nulla di buono».

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