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Diario da Gaza – Aspettando il colpo finale: l’invasione di Rafah

(reuters)

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Temiamo sempre più che Israele entri anche nella sovraffollata città del valico: sarebbe una catastrofe
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RAFAH — Il negoziato non decolla. E così noi palestinesi vediamo allontanarsi la tregua. Delusi e impauriti, temiamo che a breve Israele invada perfino Rafah. Sarebbe il colpo finale, l’ultimo e definitivo proiettile nella testa del popolo palestinese.

Rafah è la cittadina al confine con l’Egitto dove l’esercito israeliano, l’Idf, ci ha costretto a rifugiarci perché potesse bombardare prima Gaza City e poi Khan Yunis alla ricerca dei miliziani di Hamas. Ora pare che voglia entrare con i carri armati anche qui, e sarebbe un inferno ancora peggiore di quelli che abbiamo vissuto fin qui. Immaginate più di un milione di persone costrette di nuovo a correre dalle bombe, dai tank e dai cecchini. Una marea di disperati stanchi, senza speranza e spesso malati, perché le condizioni igieniche e alimentari in cui viviamo sono disumane (anche le mie figlie si sono ammalate, ora stanno un po’ meglio).

(afp)

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RAFAH — Il negoziato non decolla. E così noi palestinesi vediamo allontanarsi la tregua. Delusi e impauriti, temiamo che a breve Israele invada perfino Rafah. Sarebbe il colpo finale, l’ultimo e definitivo proiettile nella testa del popolo palestinese.

Rafah è la cittadina al confine con l’Egitto dove l’esercito israeliano, l’Idf, ci ha costretto a rifugiarci perché potesse bombardare prima Gaza City e poi Khan Yunis alla ricerca dei miliziani di Hamas. Ora pare che voglia entrare con i carri armati anche qui, e sarebbe un inferno ancora peggiore di quelli che abbiamo vissuto fin qui. Immaginate più di un milione di persone costrette di nuovo a correre dalle bombe, dai tank e dai cecchini. Una marea di disperati stanchi, senza speranza e spesso malati, perché le condizioni igieniche e alimentari in cui viviamo sono disumane (anche le mie figlie si sono ammalate, ora stanno un po’ meglio).

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Tutti a Rafah Ovest

L’ipotesi è così realistica che in tanti hanno già abbandonato la parte orientale di Rafah, da dove dovrebbero entrare gli israeliani. Anche noi che viviamo nella parte centrale, dove si hanno più possibilità di trovare un po’ di cibo, dovremo all’improvviso correre nella parte occidentale. Ci accalcheremo tutti lì, e comunque senza alcuna garanzia di venire risparmiati. Non ci avevano infatti detto che Rafah era sicura? E invece anche ieri notte due case sono state colpite e i morti sarebbero almeno 40.

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Bisogna capire che molte famiglie condividono la stessa abitazione. Quindi ogni volta che l’Idf mira un presunto terrorista uccide, con lui, decine di innocenti. Per questo tanti residenti di Rafah ormai respingono i profughi: non conoscendoli, temono che tra loro ci siano sospetti miliziani di Hamas e non li vogliono nelle proprie case.

I volantini di Israele

A breve ci aspettiamo dunque di veder calare dal cielo un volantino con cui l’Idf ci ordina di evacuare perché sta per iniziare l’invasione. Noi siamo abituati – già 7 volte abbiamo traslocato dall’inizio di questa guerra – e ci porteremo le solite cose: documenti, vestiti pesanti e cibo in scatola. Ma tanti non si muoveranno: preferiscono rischiare di morire dove sono piuttosto che fuggire sotto la pioggia in un posto insicuro dove ritengono di avere le stesse possibilità di rimetterci la vita.

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L’altro giorno gli aerei dell’Idf hanno sganciato un volantino, sì, ma di altro tenore. Una specie di giornale di due pagine in cui ci dicevano di “svegliarci” ed elencavano i crimini di Hamas. Ma noi palestinesi non abbiamo bisogno che il nostro nemico ci spieghi chi è Hamas, li conosciamo benissimo, da 17 anni. Questi volantini ci fanno solo rabbia, e ci spingono paradossalmente a negare gli errori dei miliziani. Sembra quasi che Israele e Hamas si sostengano a vicenda. E nel mezzo, ci siamo noi.

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