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Cile, incendio nella regione costiera di Valparaiso: 112 morti. Diverse centinaia mancano all’appello. L’ombra del rogo doloso

Il presidente Boric sul posto, ordinata un’inchiesta. Interi quartieri distrutti. Istituito il coprifuoco. Invocati i militari contro gli sciacalli
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Il Cile brucia. Come non è mai accaduto. Ci sono almeno 112 morti: il numero più alto nella storia del paese a causa di un incendio. Solo il terremoto, seguito da una tsunami, nel 2010 aveva provocato più vittime. Il bilancio è ancora provvisorio e si teme che possa peggiorare. Potrebbe arrivare a 190, ma le stime non sono ufficiali, ancora ci sono centinaia di perssone date per disperse.

Il rogo principale è divampato venerdì scorso nel primo pomeriggio a Las Tablas, vicino a Pueñelas. Ma presto si è esteso a tutta la provincia di Valparaíso, 120 chilometri a sudovest di Santiago. E’ la meta privilegiata dai cileni che si godono l’inizio di questa estate australe. La gente si è riversata in massa verso la costa del Pacifico, aprendo le seconde case e occupando alberghi e appartamenti. Le fiamme hanno colto tutti di sorpresa. Non c’è stato il tempo di fuggire. Circondati da barriere di fuoco molti sono arsi vivi.

Se poco prima delle 14 già si contavano 64 vittime, nove ore dopo, alle …

Il Cile brucia. Come non è mai accaduto. Ci sono almeno 112 morti: il numero più alto nella storia del paese a causa di un incendio. Solo il terremoto, seguito da una tsunami, nel 2010 aveva provocato più vittime. Il bilancio è ancora provvisorio e si teme che possa peggiorare. Potrebbe arrivare a 190, ma le stime non sono ufficiali, ancora ci sono centinaia di perssone date per disperse.

Il rogo principale è divampato venerdì scorso nel primo pomeriggio a Las Tablas, vicino a Pueñelas. Ma presto si è esteso a tutta la provincia di Valparaíso, 120 chilometri a sudovest di Santiago. E’ la meta privilegiata dai cileni che si godono l’inizio di questa estate australe. La gente si è riversata in massa verso la costa del Pacifico, aprendo le seconde case e occupando alberghi e appartamenti. Le fiamme hanno colto tutti di sorpresa. Non c’è stato il tempo di fuggire. Circondati da barriere di fuoco molti sono arsi vivi.

Se poco prima delle 14 già si contavano 64 vittime, nove ore dopo, alle 23, il bilancio era salito a 112. La celebre Viña del Mar, chiamata anche la Città Giardino, famosa per le sue spiagge e sede ogni anno del Festival musicale internazionale, oggi sembra una città fantasma. Tutti restano tappati in casa per non incappare in altri incendi o restare soffocati dalla coltre grigia che oscura il cielo.

Il presidente Gabriel Boric si è recato sul posto dopo aver decretato il coprifuoco. Per strada si sentono solo le sirene delle ambulanze e dei camion dei vigili del fuoco. Oltre 1400 pompieri sono impegnati in una battaglia difficile. L’arrivo del Niño, scomparso da anni, ha contribuito ad alzare le temperature. Il caldo è torrido e la cappa rende l’aria irrespirabile. Ma non è solo la natura ad essere responsabile di una tragedia che pochi immaginavano possibile. Si ha il sospetto che il rogo principale, la miccia che ha aperto la strada degli incendi, sia stato doloso. Non ci sono ancora prove. E’ stata avviata un’indagine. Lo stesso Boric ha detto di aver chiesto agli inquirenti di raccogliere “tutte le informazioni utili”.

Ci sarà tempo per stabilire le cause. Adesso l’urgenza è circoscrivere i focolai e garantire la sicurezza della popolazione. Tutti chiedono la presenza di militari, temono l’arrivo degli sciacalli, come sempre pronti a entrare in azione. Ci sono 12 mila case ridotte a scheletri fumanti nella sola Viña del Mar e altre 2 mila a Quilpué: significa che almeno 38 mila persone sono senza un tetto. Rinviati tutti gli interventi programmati negli ospedali e squadre di medici e infermieri sono state spedite sul posto per attrezzare dei punti di soccorso da campo.

Persino gli studenti di Medicina vicini alla laurea hanno avuto ordine di spostarsi a Sud e di offrire aiuto. Bisogna dare un nome alle tante vittime. I danni ingenti impediscono di raccogliere, identificare, quantificare tutti i resti umani ritrovati tra legni ridotti a carbone, fango e sassi. La priorità, ha spiegato la ministra degli Interni Carolina Tohá, è salvare vite umane e spegnere gli incendi. Bisogna poi aiutare chi è rimasto senza casa e arrivare a una conta definitiva. Tutta la zona, tra Viña del Mar, Quilpué, Limache e Villa Alemana, è sotto coprifuoco e ci resterà ancora per alcuni giorni.

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