Il conto alla rovescia per la missione più difficile è cominciato. Entro il 19 febbraio l’operazione Aspides nel Mar Rosso prenderà il via e in questi 14 giorni dovranno essere definiti tutti gli aspetti della spedizione voluta dall’Unione europea: la prima che dovrà prendere posizione in una situazione di guerra come quella creata dagli attacchi degli Houti. Il problema chiave è stabilire regole di ingaggio che permettano di mantenere il carattere difensivo della flotta Ue - Aspides è il termine greco antico per “Scudo” - e allo stesso tempo fronteggiare le aggressioni delle milizie yemenite proteggendo la navigazione per Suez.
L’unica cosa certa è che l’Italia avrà un ruolo determinante. Mentre il quartier generale verrà installato probabilmente in Grecia, sarà un contrammiraglio della nostra Marina a guidare le scelte “tattiche”: quelle che richiedono decisioni rapide, come l’intercettazione degli ordigni sparati dagli Houti. Nel caso dei droni c’è una decina di minuti, che sce…
Il conto alla rovescia per la missione più difficile è cominciato. Entro il 19 febbraio l’operazione Aspides nel Mar Rosso prenderà il via e in questi 14 giorni dovranno essere definiti tutti gli aspetti della spedizione voluta dall’Unione europea: la prima che dovrà prendere posizione in una situazione di guerra come quella creata dagli attacchi degli Houti. Il problema chiave è stabilire regole di ingaggio che permettano di mantenere il carattere difensivo della flotta Ue - Aspides è il termine greco antico per “Scudo” - e allo stesso tempo fronteggiare le aggressioni delle milizie yemenite proteggendo la navigazione per Suez.
L’unica cosa certa è che l’Italia avrà un ruolo determinante. Mentre il quartier generale verrà installato probabilmente in Grecia, sarà un contrammiraglio della nostra Marina a guidare le scelte “tattiche”: quelle che richiedono decisioni rapide, come l’intercettazione degli ordigni sparati dagli Houti. Nel caso dei droni c’è una decina di minuti, che scendono a due-tre minuti se c’è bisogno di abbattere missili.
Anche per questo sta per salpare il cacciatorpediniere “Duilio”, la nave tricolore più armata. Dispone di 48 celle con missili terra-aria Aster 30 e Aster 15, che può far partire in raffiche di quattro contemporaneamente, e di tre cannoni a tiro rapido da 76 millimetri: una cupola efficace anche a cento chilometri di distanza. Gli Aster 30 sono gli stessi usati dal Samp-T ucraini contro le incursioni russe, mentre gli Aster 15 con portata inferiore sono stati già usati con successo davanti allo Yemen dalla fregata francese “Languedoc”.
Sulla “Duilio” oltre all’equipaggio di 195 donne e uomini prenderà posto lo staff europeo con il contrammiraglio italiano. Il caccia dispone di un sistema - chiamato Link 22 - che permette di scambiare in tempo reale dati con il resto della flotta: in pratica sui suoi schermi si vedrà quello che scoprono i radar delle altre navi europee, monitorando così centinaia e centinaia di chilometri. Attualmente è prevista la presenza di tre fregate: una francese, una tedesca e una greca.
A Bruxelles il responsabile per la politica estera e di sicurezza dell’Ue, Josep Borrell, ha spiegato che la missione sarà «puramente difensiva per proteggere le navi commerciali, con due compiti non esecutivi: scortare i cargo per fare da deterrente contro i raid e potenziare la sorveglianza marittima». Su quest’ultimo punto devono essere ancora individuati gli aerei che accompagneranno la flotta.
È probabile l’invio per un periodo limitato di un Gulfstream CAEW dell’Aeronautica, la più moderna centrale radar volante esistente nell’Unione, assieme a un paio di ricognitori P3 - tedeschi o spagnoli - o Atlantique francesi. Sono fondamentali per avvistare i lanci dei missili il prima possibile, in modo da anticipare la reazione. Borrell ha detto che ci sarà «uno stretto coordinamento con gli altri partner occidentali schierati nel Mar Rosso»: ossia l’operazione Atalanta, sempre europea ma destinata a contrastare i pirati somali, e soprattutto la Prosperity Guardian, a guida statunitense con una presenza britannica e olandese.
Nella zona della crisi resterà pure la fregata Martinengo, della classe Fremm, che nelle prossime settimane prenderà il comando di Atalanta, sotto bandiera Ue ma con diverse regole d’ingaggio. Proprio le condizioni per autorizzare il fuoco sono uno degli aspetti della nuova operazione Aspides che devono essere ancora chiariti. Vengono escluse azioni contro la terraferma, anche se il ministro Guido Crosetto ha dichiarato alla Stampa: «Possiamo rispondere agli attacchi magari anticipandoli». Una frase che si riferisce alla possibilità di abbattere gli ordigni degli Houti a grande distanza, quando è chiaro contro quali navi si stiano dirigendo. Non è stato inoltre ancora specificato se la squadra militare Ue interverrà per fare scudo a tutti i mercantili o soltanto a quelli gestiti da compagnie europee.
Dei numerosi modelli di armi usati dagli Houti in quattro mesi di bombardamenti, due sono quelli che possono creare i problemi maggiori. Il primo sono i missili balistici, che viaggiano a velocità enormi e che i miliziani yemeniti hanno impiegato con sorprendente precisione. La “Duilio” però ha partecipato a esercitazioni Nato in cui veniva considerata questa minaccia. L’altra sono i barchini-drone imbottiti di tritolo, rapidi e difficili da scoprire: uno dei tanti contributi iraniani all’arsenale dei fondamentalisti.