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Senegal, il presidente annulla le elezioni: tensioni e proteste nel paese finora oasi di stabilità in Africa

Macky Sall ha fermato a sorpresa le presidenziali. L’opposizione parla di “colpo di Stato costituzionale”. Il favorito era il candidato anti-sistema Faye. Manifestazioni davanti al Parlamento. Gas lacrimogeni e blocchi alla navigazione web sulla telefonia mobile
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Tensioni sempre più forti e incertezze sul destino del Senegal, già invidiata oasi di stabilità politica e democratica in Africa. Nel paese dovevano tenersi le elezioni presidenziali il prossimo 25 febbraio e proprio ieri doveva cominciare la campagna elettorale. Ma sabato il presidente in carica Macky Sall (dal 2012, rieletto nel 2019) le ha annullate a sorpresa. Oggi a Dakar, all’Assemblea nazionale, si discute un progetto di legge, che potrebbe essere approvato in giornata e che rinvia le consultazioni di sei mesi, mentre manifestazioni sono in corso dinanzi alla sede del Parlamento, al pari di quelle che ieri sono state interrotte dalle forze dell’ordine con una certa brutalità.

Secondo l’opposizione, la decisione di Sall è un “colpo di Stato costituzionale”, in un paese dove le presidenziali non sono mai state annullate e rinviate dal lontano 1963 e dove mai c’è stato un colpo di Stato militare, come, invece, praticamente ovunque nel resto del continente. Esempio di democrazia e …

Tensioni sempre più forti e incertezze sul destino del Senegal, già invidiata oasi di stabilità politica e democratica in Africa. Nel paese dovevano tenersi le elezioni presidenziali il prossimo 25 febbraio e proprio ieri doveva cominciare la campagna elettorale. Ma sabato il presidente in carica Macky Sall (dal 2012, rieletto nel 2019) le ha annullate a sorpresa. Oggi a Dakar, all’Assemblea nazionale, si discute un progetto di legge, che potrebbe essere approvato in giornata e che rinvia le consultazioni di sei mesi, mentre manifestazioni sono in corso dinanzi alla sede del Parlamento, al pari di quelle che ieri sono state interrotte dalle forze dell’ordine con una certa brutalità.

Secondo l’opposizione, la decisione di Sall è un “colpo di Stato costituzionale”, in un paese dove le presidenziali non sono mai state annullate e rinviate dal lontano 1963 e dove mai c’è stato un colpo di Stato militare, come, invece, praticamente ovunque nel resto del continente. Esempio di democrazia e a lungo anche con prospettive economiche incoraggianti, il Senegal è piombato negli ultimi anni in una nuova fase di crisi e incertezza, ritornando ad alimentare il flusso migratorio dall’Africa subsahariana verso l’Europa.

Sall, sempre meno popolare e il cui apparato di potere è accusato di corruzione, ha ufficialmente rinviato le elezioni invocando il conflitto istituzionale fra l’Assemblea nazionale e il Consiglio costituzionale, dopo che quest’ultimo ha approvato venti candidature alle prossime elezioni, eliminandone, però, alcune decine. Insomma, si tratterebbe di una ragione tecnica, per prevenire contestazioni. Ma in realtà Sall (che non si ripresenta, proprio a causa del malcontento popolare) teme probabilmente che il suo candidato non ce la faccia a imporsi a queste elezioni. Si tratta di Amadou Ba, personaggio che genera non poche polemiche e contrasti all’interno del partito al potere, l’Alliance pour la République. Sarebbe per questa ragione che Sall avrebbe voluto rinviare la scadenza. Tra i personaggi che, invece, potrebbero farcela c’è il candidato anti-sistema Bassirou Diomaye Faye, che raccoglie l’eredità di Ousmane Sonko, politico panafricanista e sovranista di 49 anni, molto popolare soprattutto fra i giovani.

Sonko e Diomaye Faye hanno fondato il partito Pastef (Patriotes africains du Sénégal pour le travail, l’étique et la fraternité), disciolto nel luglio scorso. In effetti Sonko, accusato di stupro nel 2021, è finito in carcere, dove si trova ancora ed è stato escluso dalle candidature delle presidenziali dalla Corte costituzionale. Ma il suo alleato Diomaye Faye è stato mantenuto come candidato legittimo (anche se, pure lui si trova attualmente in prigione, per una detenzione preventiva). Nonostante tutto, considerato da una parte della popolazione alla stregua di un perseguitato di Sall e del Governo attuale, Diomaye Faye potrebbe vincere, anche con l’appoggio a distanza di Sonko. E in ogni caso altri candidati potrebbero approfittare dell’immagine screditata di Sall e dei suoi.

(afp)

Già ieri a Dakar si sono tenute delle manifestazioni contro l’attuale presidente. Le forze dell’ordine sono intervenute con i gas lacrimogeni. Non solo: Anta Babacar Ngom, candidata alle presidenziali, e Aminata Touré, già premier (ha raggiunto l’opposizione) sono state arrestate, anche se rilasciate nella notte. Il Governo ha bloccato le trasmissioni della tv privata Walf (del gruppo Walfadjiri), accusata di fomentare i disordini, dando spazio alle immagini della manifestazione. Oggi di nuovo alcune centinaia di manifestanti si sono radunati dinanzi all’Assemblea nazionale e sono stati dispersi con i gas lacrimogeni. E il Governo stamani ha anche bloccato l’utilizzo dei dati Internet sulla telefonia mobile in diversi quartieri di Dakar. Già nel giugno 2023 era stata attivata una misura del genere. L’obiettivo è limitare la possibilità di manifestazioni di opposizione organizzate sui social.

Intanto, Usa, Ue, Francia e la Cedeao (la Comunità degli Stati dell’Africa dell’Ovest) hanno espresso ognuno la propria preoccupazione per la situazione in Senegal. Nessuno si è dimenticato del colpo di stato militare, lo scorso 26 luglio in Niger, già baluardo dell’Occidente nel Sahel, e oggi ormai caduto sotto l’influenza della Russia, al pari di paesi come il Mali, il Burkina Faso e la Guinea, che vedono tutti al potere militari golpisti anti-occidentali. Il Senegal ha una tradizione democratica più consolidata di tutti questi paesi. Ma le incertezze e le tensioni incombono. Tutto è possibile.

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