Ostaggi, tregua e minacce degli Houti: i dossier di Blinken in missione in Medio Oriente
dal nostro inviato Fabio TonacciTEL AVIV – «L’Italia non si fa intimidire dagli Houti, che sono un’organizzazione terroristica. Se saremo attaccati, reagiremo». È il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani a replicare, a nome del governo, a Mohamed Ali al-Houti, uno dei leader del gruppo yemenita sostenuto dall’Iran che da settimane sta colpendo i cargo nel Mar Rosso. Nell’intervista esclusiva a Repubblica, ieri, al-Houti ha minacciato il nostro Paese, dichiarando: «L’Italia diventerà un bersaglio se parteciperà all’aggressione contro lo Yemen». Il riferimento è al fatto che la Marina italiana assumerà il comando operativo in mare della missione europea Aspides (navale e aerea). In caso di assalto, dunque, sarà un ammiraglio italiano a decidere cosa fare.
«Non attacchiamo nessuno ma non vogliamo essere attaccati da nessuno», ribadisce Tajani. «C’è la libera circolazione marittima: se ci saranno degli attacchi risponderemo difendendo i cargo italiani. Non saranno missioni di accompagno, ma di difesa o…
TEL AVIV – «L’Italia non si fa intimidire dagli Houti, che sono un’organizzazione terroristica. Se saremo attaccati, reagiremo». È il vicepremier e ministro degli Esteri Antonio Tajani a replicare, a nome del governo, a Mohamed Ali al-Houti, uno dei leader del gruppo yemenita sostenuto dall’Iran che da settimane sta colpendo i cargo nel Mar Rosso. Nell’intervista esclusiva a Repubblica, ieri, al-Houti ha minacciato il nostro Paese, dichiarando: «L’Italia diventerà un bersaglio se parteciperà all’aggressione contro lo Yemen». Il riferimento è al fatto che la Marina italiana assumerà il comando operativo in mare della missione europea Aspides (navale e aerea). In caso di assalto, dunque, sarà un ammiraglio italiano a decidere cosa fare.
«Non attacchiamo nessuno ma non vogliamo essere attaccati da nessuno», ribadisce Tajani. «C’è la libera circolazione marittima: se ci saranno degli attacchi risponderemo difendendo i cargo italiani. Non saranno missioni di accompagno, ma di difesa operativa, con regole di ingaggio di reazione militare». Da Tokyo, la premier Giorgia Meloni sottolinea il ruolo difensivo dell’operazione, «e sono contenta che ne assumiamo il comando, a dimostrazione del nostro riconosciuto ruolo».
Gli Houti sono uno dei temi caldi sull’agenda del Segretario di stato americano. Antony Blinken atterra in Medio Oriente nel pieno dell’indecisione di Hamas, che prende ancora tempo sull’accordo ostaggi-tregua, e dell’indecisione di Netanyahu, pressato dai suoi ministri della destra estrema e messianica. È la quinta missione nella regione da quando è scoppiata la guerra: dopo l’Arabia Saudita, si sposterà in Egitto, in Qatar e in Israele. La situazione non sta migliorando, anzi. Sul tavolo delle cose di cui discutere il capo della diplomazia americana trova una trattativa che non avanza, il cessate il fuoco che è ancora lontano, l’emergenza umanitaria nella Striscia di Gaza (più di 27 mila morti e 2 milioni di sfollati, secondo le autorità palestinesi), una presunta gaffe di Biden smentita dalla Casa Bianca (secondo Politico, il presidente americano coi suoi chiama Netanyahu “bad fucking guy”, maledetto cattivo) e, appunto, il problema degli Houti.La visita di Blinken è partita ieri dall’Arabia Saudita.
Il negoziato per il rilascio dei 136 prigionieri si è avvitato su se stesso, perché Hamas pretende in cambio l’armistizio permanente e Netanyahu non ci pensa proprio. «Dobbiamo uccidere la leadership di Hamas», ha detto proprio ieri il premier alla riunione del Likud, il suo partito. «La guerra non può finire prima che questo accada. Durerà mesi, non anni». Dove si rifugi la mente del massacro del 7 ottobre non si sa, Khan Yunis è stata praticamente rasa al suolo ma Yahya Sinwar non è stato trovato. «La leadership di Hamas, compreso lui, è in fuga. Passa da un nascondiglio all’altro e non riesce a comunicare con i collaboratori», sostiene Yoav Gallant, ministro della Difesa. «Sinwar non guida la campagna, non comanda le forze, è impegnato con i suoi compiti personali di sopravvivenza. Si è trasformato in un terrorista fuggitivo».
Qualche indicazione sulle intenzioni di Hamas la dà Azmi Bishara, ex politico arabo-israeliano che ora è riparato a Doha perché accusato in Israele di essere una spia. È ritenuto molto vicino al governo del Qatar, che fa da mediatore: «Gli Stati uniti sanno cercando di convincere Hamas che dopo una tregua lunga gli israeliani difficilmente riprenderanno i combattimenti».
E, aggiunge: «Sulla trattativa non risponderà con un sì o con un no, ma con diverse condizioni». Il capo dell’ufficio politico di Hamas Ismail Haniyeh da tempo viene dato in Qatar. Tuttavia si scopre ora che la sua famiglia sta ricevendo cure salvavita nello Stato ebraico. La sorella di Haniyeh, che ha la cittadinanza israeliana, è stata ricoverata nel centro medico Soroka, a Be’er Sheva, dove ha partorito un bambino prematuro. Un alto funzionario del Soroka ha riferito che si tratta di una famiglia beduina di Tel Sheva con regolare documento d’identità. Ismail Haniyeh, 62 anni, è sposato e padre di 13 figli.