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Elezioni in Azerbaijan, Aliyev si conferma presidente con il 92 per cento dei consensi

(afp)
Conquista il quinto mandato consecutivo sulla scia della storica vittoria sui separatisti armeni in Karabakh. Ma l’Osce denuncia: “Voto senza concorrenza”
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BAKU – I caroselli nelle strade e i festeggiamenti nei parchi sono durati fino a tarda notte per celebrare il trionfo alle presidenziali anticipate azere di Ilham Aliyev. Il presidente 62enne, subentrato alla morte del padre nel 2003, è stato rieletto per un quinto mandato con il 92 percento dei voti, un record che corona il suo successo militare contro i separatisti armeni nel Karabakh.

Per sancire con un gesto simbolico la fine di tre decenni di secessionismo segnati da guerre e la “riunificazione” dell’Azerbaijan, Aliyev ha depositato la sua scheda insieme alla sua famiglia nell’urna elettorale di Khankendi, chiamata Stepanakert dagli armeni, la principale città del Karabakh, dove si è votato per la prima volta dalla caduta dell’Unione Sovietica. Un traguardo “storico” – lo ha chiamato il capo della Commissione elettorale centrale – premiato anche dal 67.7% dell’affluenza.

Il rapporto dell’Osce: voto senza concorrenza

Tutt’altra musica è arrivata invece dagli osservatori dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa, l’Osce, che hanno stigmatizzato un voto caratterizzato dall’assenza di “concorrenza”.

Sebbene sulle schede elettorali comparissero i nomi di sei candidati, oltre a Ilham Aliyev, “nessuno – hanno concluso gli osservatori – ha contestato in modo convincente la politica del presidente”. Molti ne hanno persino tessuto le lodi, mentre i partiti dell’opposizione “reale” hanno preferito boicottare quella che hanno definito una “farsa”.

Il voto, ha aggiunto l’Osce, si è svolto in un “ambiente restrittivo”, caratterizzato dalla “grande assenza” di “voci critiche”, ed è stato segnato da “brogli elettorali e firme apparentemente identiche sulle liste degli elettori”.

Nel mirino dell’Organizzazione sono finiti anche i recenti arresti di giornalisti che hanno “impedito ai media di lavorare liberamente”.

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