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La Corte suprema non cancellerà Trump dalle schede elettorali. Ancora attesa per il pronunciamento sull’immunità

(reuters)
Il tribunale ha accolto il ricorso dell’ex presidente contro la decisione di Colorado e Maine di cancellare il suo nome dalle schede delle primarie
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New York — Se Donald Trump non tornerà alla Casa Bianca, non sarà perché ha violato il Quattordicesimo emendamento della Costituzione, sostenendo l’insurrezione del 6 gennaio sfociata nell’assalto al Congresso. Non perché lui non abbia responsabilità personali in quella tragedia, o perché l’aggressione al Parlamento non fu un atto criminale, ma perché non tocca ai singoli stati prendere una simile decisione di rilevanza nazionale e federale.

È la chiara indicazione venuta dai nove giudici della Corte Suprema, ascoltando ieri il ricorso presentato dall’ex presidente contro il Colorado, che ha deciso di cancellare il suo nome dalle schede elettorali. Nei prossimi giorni, invece, il massimo tribunale degli Stati Uniti dovrà presumibilmente decidere se accettare il ricorso di Trump contro la Corte d’Appello di Washington, che gli ha negato l’immunità presidenziale assoluta per tutti gli atti compiuti quando era in carica, compreso l’assalto al Congresso. Da questa sentenza dipenderà la p…

New York — Se Donald Trump non tornerà alla Casa Bianca, non sarà perché ha violato il Quattordicesimo emendamento della Costituzione, sostenendo l’insurrezione del 6 gennaio sfociata nell’assalto al Congresso. Non perché lui non abbia responsabilità personali in quella tragedia, o perché l’aggressione al Parlamento non fu un atto criminale, ma perché non tocca ai singoli stati prendere una simile decisione di rilevanza nazionale e federale.

È la chiara indicazione venuta dai nove giudici della Corte Suprema, ascoltando ieri il ricorso presentato dall’ex presidente contro il Colorado, che ha deciso di cancellare il suo nome dalle schede elettorali. Nei prossimi giorni, invece, il massimo tribunale degli Stati Uniti dovrà presumibilmente decidere se accettare il ricorso di Trump contro la Corte d’Appello di Washington, che gli ha negato l’immunità presidenziale assoluta per tutti gli atti compiuti quando era in carica, compreso l’assalto al Congresso. Da questa sentenza dipenderà la possibilità di processarlo per il ruolo avuto in quella aggressione, e per gran parte dei 91 capi d’accusa in base ai quali è stato incriminato in quattro diversi procedimenti. Ciò potrà avere un impatto concreto sull’esito delle elezioni del 5 novembre, non perché un’eventuale condanna squalificherebbe Trump, ma perché secondo i sondaggi condotti finora convincerebbe a non votarlo una percentuale di elettori sufficiente a farlo perdere.

La Section 3 del Quattordicesimo emendamento vieta di ricoprire cariche pubbliche a qualunque funzionario che dopo aver giurato di sostenere la Costituzione abbia partecipato ad un’insurrezione, o abbia dato “aiuto e conforto” ai suoi nemici. Era stata varata dopo la Guerra Civile per impedire ai confederati, “i sudisti”, di tornare ad occupare posizioni rilevanti nel governo. Il Colorado ha stabilito che Trump ha violato questa legge e l’ha bandito dalle elezioni, come il Maine. L’ex presidente ha fatto ricorso sostenendo che l’emendamento non si applica al suo caso perché il 6 gennaio non fu un’insurrezione; lui non era un “officer”, cioè un funzionario, e come capo della Casa Bianca non è toccato dal divieto; e non tocca ai singoli stati decidere l’esclusione.

Ieri il suo avvocato Jonathan Mitchell, stavolta un professionista preparato, ha sostenuto questa linea, mentre Jason Murray ha difeso le posizioni del Colorado. I giudici non sono entrati nel dettaglio dell’insurrezione, a parte Ketanji Brown Jackson, l’ultima nominata dal presidente Biden. Alla sua domanda Mitchell ha risposto che il 6 gennaio «è stata una rivolta, non un’insurrezione, perché non si è trattato di un tentativo organizzato di rovesciare il governo».

I magistrati però non sembrano molto interessati ad entrare in questo argomento, così come al ruolo avuto da Trump, lasciandolo ai tribunali inferiori che stanno processando gli assalitori. Ciò è importante perché se esonerassero Donald da questa accusa, comprometterebbero anche il caso del procuratore federale Jack Smith che l’ha incriminato per il ruolo nel 6 gennaio. I membri della Corte Suprema non sono neanche parsi troppo convinti che l’uso della parola “officer” escluda i presidenti dalle conseguenze del Quattordicesimo emendamento. La convergenza quasi unanime, invece, è emersa sul fatto che i singoli stati non hanno il diritto di applicarlo automaticamente. Anzi, come ha notato il capo John Roberts, sembra vero il contrario: “L’obiettivo dell’Emendamento era proprio limitare i poteri degli stati”, per impedire che quelli meridionali rimettessero i confederati alla guida del governo federale.

Trump ha festeggiato, dicendo che «il 6 gennaio non avvenne un’insurrezione». Questo però lo decideranno altri tribunali, così come le sue responsabilità, se la Corte Suprema boccerà il caso del Colorado, ma confermerà che lui non ha l’immunità su tutto il resto.

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