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Zurigo capitale europea della prostituzione. “Venti ore di lavoro al giorno, al servizio della mafia”

Grazie a leggi molto permissive, il mercato del sesso dilaga nella Confederazione. Ma lo sfruttamento è salito oltre i livelli di guardia
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In Svizzera il mercato della prostituzione è talmente fiorente da fatturare, annualmente, intorno ai 3 miliardi e mezzo di euro (3,2 miliardi di franchi). “Più della vendita del formaggio”, scrive il tabloid britannico The Sun, in un lungo reportage intitolato “The dark side of swiss sex capital”. Ovvero “Il lato oscuro della capitale svizzera del sesso”. Che, secondo il popolare quotidiano, sarebbe Zurigo.

La città, finora nota soprattutto per essere la sede delle principali banche elvetiche, avrebbe ormai superato Amsterdam, come principale centro europeo della prostituzione. C’è però anche Ginevra, tra i luoghi di punta del mercato del sesso elvetico, frequentato in particolare da francesi e inglesi; mentre a Lugano, i cui bordelli sono molto gettonati dagli italiani, una legge più restrittiva e il lockdown per il Covid, hanno costretto alla chiusura molti locali a luci rosse. Il Sun, che ha diviso il proprio reportage in diverse puntate, punta in particolare l’indice contro lo sfr…

In Svizzera il mercato della prostituzione è talmente fiorente da fatturare, annualmente, intorno ai 3 miliardi e mezzo di euro (3,2 miliardi di franchi). “Più della vendita del formaggio”, scrive il tabloid britannico The Sun, in un lungo reportage intitolato “The dark side of swiss sex capital”. Ovvero “Il lato oscuro della capitale svizzera del sesso”. Che, secondo il popolare quotidiano, sarebbe Zurigo.

La città, finora nota soprattutto per essere la sede delle principali banche elvetiche, avrebbe ormai superato Amsterdam, come principale centro europeo della prostituzione. C’è però anche Ginevra, tra i luoghi di punta del mercato del sesso elvetico, frequentato in particolare da francesi e inglesi; mentre a Lugano, i cui bordelli sono molto gettonati dagli italiani, una legge più restrittiva e il lockdown per il Covid, hanno costretto alla chiusura molti locali a luci rosse. Il Sun, che ha diviso il proprio reportage in diverse puntate, punta in particolare l’indice contro lo sfruttamento, da parte di feroci protettori, di giovani donne, fatte venire dall’America Latina e dai Paesi dell’Europa dell’Est, con il miraggio di lauti guadagni.

Il tabloid, a titolo d’esempio, racconta il caso di una ragazza che ha incontrato un uomo all’apparenza facoltoso, che si spostava su auto di lusso, la invitava a cena finché, a un certo punto, le ha proposto di accompagnarsi con altri uomini. “Le donne che fanno la vita – è il racconto di una tra le donne che si prostituiscono nel quartiere zurighese della Langstrasse, che da sempre ospita locali a luci rosse e strip club – sono obbligate a lavorare 20 ore al giorno 7 giorni su 7, per guadagnare ben poco”. Infatti, negli appartamenti dove esercitano, sono costrette a pagare affitti che variano dai 500 ai 1.000 franchi per settimana. Per non parlare delle spese per le dosi di cocaina, che le aiutano a superare le lunghe giornate di lavoro.

Per assistere le donne sfruttate è nata, a Zurigo, l’associazione “Hearthwings”, che cerca di alleviare il calvario delle prostitute. Una delle quali, confidandosi con il tabloid britannico, ha dichiarato di non farcela più. “Spesso - ha detto – mi ritrovo in camera delle persone disgustose. Mi è pure capitato di avere a che fare con padri che accompagnano da me i loro figli”. Situazioni facilitate dal fatto che la prostituzione è legale, in Svizzera, e chi la svolge deve pagare le imposte sulle prestazioni offerte.

Tornando a Zurigo, ad aggravare la situazione è il fatto che il mercato del sesso a pagamento è in mano a una mafia nigeriana senza scrupoli.

Per tentare di ovviare al fenomeno della prostituzione di strada la città ha aperto, nel quartiere di Alstetten, dei “sex drive”. Assomigliano un pò a degli auto-lavaggi: arrivi con la tua auto, consumi la prestazione e te ne vai, lontano da occhi indiscreti. Un esempio del proverbiale pragmatismo svizzero che ricorda, fatte le debite proporzioni, il metodo adottato contro le “scene aperte”dei parchi dello spaccio di droga. Per contrastarli sono nati, negli anni ’90, i Fixerstübli, locali dove i tossicodipendenti ricevevano l’eroina di Stato. Al riparo dagli sguardi indiscreti.

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