“Biden non va incriminato sulle carte segrete, ma è smemorato”. Dopo il rapporto del procuratore speciale, i repubblicani invocano la rimozione del presidente
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK - La Casa Bianca accusa il procuratore Robert Hur di aver lanciato un attacco politico premeditato contro Biden, nel rapporto sull’inchiesta relativa ai documenti segreti che si era portato a casa, in cui non ha scoperto reati ma lo definisce come un vecchio smemorato. I repubblicani stanno già sfruttando l’occasione offerta dal documento scritto dell’inquirente, ex membro dell’amministrazione Trump, per invocare il 25esimo emendamento e rimuovere il capo della Casa Bianca perché mentalmente incapace di proseguire il mandato.
Quando era senatore e poi vice presidente, Biden aveva portato a casa e nel proprio ufficio diversi documenti segreti che invece avrebbe dovuto lasciare negli archivi nazionali. Siccome Trump aveva fatto la stessa cosa, e per questo è stato incriminato dal procuratore federale Jack Smith, il segretario alla Giustizia Garland è stato costretto a nominare un magistrato per indagare anche sul …
NEW YORK - La Casa Bianca accusa il procuratore Robert Hur di aver lanciato un attacco politico premeditato contro Biden, nel rapporto sull’inchiesta relativa ai documenti segreti che si era portato a casa, in cui non ha scoperto reati ma lo definisce come un vecchio smemorato. I repubblicani stanno già sfruttando l’occasione offerta dal documento scritto dell’inquirente, ex membro dell’amministrazione Trump, per invocare il 25esimo emendamento e rimuovere il capo della Casa Bianca perché mentalmente incapace di proseguire il mandato.
Quando era senatore e poi vice presidente, Biden aveva portato a casa e nel proprio ufficio diversi documenti segreti che invece avrebbe dovuto lasciare negli archivi nazionali. Siccome Trump aveva fatto la stessa cosa, e per questo è stato incriminato dal procuratore federale Jack Smith, il segretario alla Giustizia Garland è stato costretto a nominare un magistrato per indagare anche sul presidente.
La scelta è caduta su Hur, conservatore che aveva lavorato per il governo Trump. Dopo molti mesi di indagini, ieri ha pubblicato il suo rapporto, in cui è arrivato alla conclusione che non ci sono motivi per incriminare il capo della Casa Bianca, perché ha collaborato all’inchiesta e restituito i documenti appena li ha scoperti, mentre Trump ha puntato i piedi. Hur però è andato molto oltre il suo mandato, definendo Biden «un uomo anziano ben intenzionato, con gravi limiti di memoria». Quindi ha scritto che «non ricorda bene quando è stato vice presidente o quando era morto suo figlio Beau».
Il capo della Casa Bianca ha reagito tenendo una conferenza stampa giovedì sera, in cui ha risposto che «la mia memoria è buona». Quindi si è scagliato contro il procuratore, in particolare per aver scritto che non ricorda quando è morto il figlio: «Come si permette di tirare fuori una cosa del genere?! Io non ho bisogno di nessuno che mi ricordi la morte di Beau». Subito dopo però ha accettato di rispondere anche a una domanda sulla situazione a Gaza, facendo un’altra gaffe, perché ha confuso il presidente egiziano al Sisi definendolo il leader del Messico.
Oggi la vice presidente Harris lo ha difeso così: «Come ex procuratrice, i commenti del procuratore sono ingiustificati, inaccurati e inappropriati». Quindi ha aggiunto che «la descrizione del comportamento del presidente non poteva essere più sbagliata, e chiaramente motivata politicamente». La Casa Bianca ha sottolineato che il rapporto scagiona Biden da qualunque reato, ma il punto non è questo. L’età di Joe è un fattore chiave nella campagna per la rielezione, e diversi parlamentari repubblicani stanno già chiedendo l’interdizione in base al 25esimo emendamento della Costituzione. Non avverrà, ma il danno di immagine tra gli elettori già dubbiosi potrebbe risultare irrimediabile.