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Trump, chi è Clarence Thomas: il giudice ultraconservatore che ha aggirato la regola sul conflitto di interessi

(reuters)
La moglie incitò il capo dello staff della Casa Bianca a rovesciare il verdetto delle presidenziali 2020
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«Il giudice della Corte Suprema Clarence Thomas farebbe meglio ad astenersi dal valutare se l’ex presidente Trump debba essere rimosso dal voto per il suo ruolo nelle elezioni del 6 gennaio». Dick Durbin, il senatore dem a capo della commissione Giustizia del Senato, glielo aveva detto chiaramente: «Il coinvolgimento di sua moglie Ginni nel tentativo di ribaltare la vittoria di Biden alle presidenziali 2020 è conflitto di interessi». Ma il conservatore Thomas, 75 anni, veterano della più alta Corte dove fu nominato da George Bush padre nel 1991, secondo afroamericano in questo ruolo, si è guardato bene dall’approfittare del Codice Etico che permette ai giudici supremi di squalificarsi da un caso - in base a decisione autonoma e personale - se la loro “imparzialità è in dubbio”. In passato altri colleghi lo hanno fatto e una voltane ha approfittato anche lui.

«Il giudice della Corte Suprema Clarence Thomas farebbe meglio ad astenersi dal valutare se l’ex presidente Trump debba essere rimosso dal voto per il suo ruolo nelle elezioni del 6 gennaio». Dick Durbin, il senatore dem a capo della commissione Giustizia del Senato, glielo aveva detto chiaramente: «Il coinvolgimento di sua moglie Ginni nel tentativo di ribaltare la vittoria di Biden alle presidenziali 2020 è conflitto di interessi». Ma il conservatore Thomas, 75 anni, veterano della più alta Corte dove fu nominato da George Bush padre nel 1991, secondo afroamericano in questo ruolo, si è guardato bene dall’approfittare del Codice Etico che permette ai giudici supremi di squalificarsi da un caso - in base a decisione autonoma e personale - se la loro “imparzialità è in dubbio”. In passato altri colleghi lo hanno fatto e una voltane ha approfittato anche lui.

Sua moglie, Virginia Lamp detta Ginni, repubblicana bianca del Nebraska che per lui rinunciò a correre per il Senato — ma non agli intrighi politici — il 6 gennaio 2021 incitò con 29 messaggi l’allora capo dello staff della Casa Bianca Mark Meadows chiedendogli di fare il possibile per rovesciare il verdetto popolare e schierandosi via social anche con i rivoltosi che stavano per dare l’assalto a Capitol Hill. E certo, anche che un tempo John Eastman, uno degli avvocati sotto accusa per aver tentato di ribaltare il risultato in Georgia, lavorava per lui. Senza dimenticare il recente scandalo dei lussuosi regali ricevuti per oltre vent’anni dal miliardario e grande donatore repubblicano Harlan Crow.

Impassibile come sempre, il più controverso dei nove saggi ieri si è presentato regolarmente nell’aula dove sono iniziate le audizioni sulla scelta del Colorado di squalificare la candidatura di Trump ai sensi del 14° emendamento. Quello per cui nessuna carica statale può essere ricoperta da un funzionario che ha partecipato a un’insurrezione.

Ciò che delibererà la Corte, costituirà un precedente per tutte le cause simili pendenti in altri Stati: sono già 16. Quanto scriverà Thomas peserà invece sulla dottrina costituzionalistica più conservatrice. Il giudice è uno strenuo sostenitore dell’“originalismo”, la scuola di pensiero secondo cui la Costituzione va letta nella sua testualità originaria. Ma se per alcuni storici, una stretta interpretazione può solo rendere la candidatura di Trump inammissibile, altri, al contrario, ritengono che senza un esplicito riferimento agli atti di un presidente in carica, la regola non lo riguardi.

E pensare che 33 anni fa, fu proprio Joe Biden a salvarne la nomina alla Corte Suprema. Thomas era stato infatti accusato di molestie dalla collega Anita Hill, oggi considerata una vera pioniera del #MeToo. Nel corso delle audizioni per confermare la nomina, la donna fu crudelmente interrogata dai repubblicani. E proprio Biden ne minimizzò l’impatto, impedendo pure ad altre di testimoniare, forse preoccupato dall’idea che bloccare un afroamericano avrebbe fatto passare per razzista il suo partito.

Da allora il giudice ha usato il suo potere per sostenere quel che il politologo Corey Robin ha definito nel suo The Enigma of Clarence Thomas “conservatorismo nero” (mentre la scrittrice premio Nobel Toni Morrison lo accusò di essere “come Venerdì di Robinson”, ovvero “la voce del padrone”). Per lui, ad esempio, il welfare democratico indebolisce gli afroamericani, troppo dipendenti dai sussidi e per questo votati al crimine. Antiabortista, pro-armi, ha votato anche per affossare le politiche di “affirmative action” che per decenni hanno garantito la presenza di minoranze nelle università e nei posti di lavoro: la stessa legge che ha permesso di studiare anche a lui, nato povero nella razzista Georgia e cresciuto dai nonni. «Politico corrotto in toga», lo ha apostrofato di recente il senatore dem Sheldon Whitehouse denunciandone le posizioni e azioni estreme. Di sicuro, uno deciso a esercitare il suo potere il più a lungo possibile.

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