✕

“Un piano per evacuare Rafah”: Netanyahu prepara l’attacco nell’ultima città rimasta

(afp)
Per un milione di palestinesi la prospettiva di un nuovo esodo, senza una via di fuga. L’Egitto fortifica il confine. Washington durissima, Biden parla di reazione “eccessiva”
2 minuti di lettura

La densità della popolazione a Roma è di circa 2.200 persone per km2. La densità della popolazione a Rafah in questi giorni è 22.200 persone per km2, dieci volte tanto. In centoventisei giorni di guerra due terzi dei palestinesi di Gaza, un po’ seguendo le indicazioni dell’esercito israeliano e un po’ scappando dai bombardamenti israeliani, si sono ammassati nell’ultima città rimasta quasi intatta della Striscia, nell’angolo sudest e a ridosso del confine chiuso con l’Egitto. Al di là della barriera c’è il deserto piatto del Sinai, al di qua c’è un affollamento di abitanti senza uguali. In molti dormono per strada perché non c’è più posto nemmeno nelle tende, e attorno ai punti della distribuzione del cibo c’è a ogni ora una moltitudine insoddisfatta.

Da giorni tutte le voci di un’imminente battaglia metropolitana fra Hamas e le truppe israeliane arrivano alla stessa conclusione: se cominciasse adesso sarebbe una carneficina. La dottrina della guerra moderna prevede appoggio ravvi…

La densità della popolazione a Roma è di circa 2.200 persone per km2. La densità della popolazione a Rafah in questi giorni è 22.200 persone per km2, dieci volte tanto. In centoventisei giorni di guerra due terzi dei palestinesi di Gaza, un po’ seguendo le indicazioni dell’esercito israeliano e un po’ scappando dai bombardamenti israeliani, si sono ammassati nell’ultima città rimasta quasi intatta della Striscia, nell’angolo sudest e a ridosso del confine chiuso con l’Egitto. Al di là della barriera c’è il deserto piatto del Sinai, al di qua c’è un affollamento di abitanti senza uguali. In molti dormono per strada perché non c’è più posto nemmeno nelle tende, e attorno ai punti della distribuzione del cibo c’è a ogni ora una moltitudine insoddisfatta.

Da giorni tutte le voci di un’imminente battaglia metropolitana fra Hamas e le truppe israeliane arrivano alla stessa conclusione: se cominciasse adesso sarebbe una carneficina. La dottrina della guerra moderna prevede appoggio ravvicinato con i raid aerei per i soldati e avanzate di strada in strada con la protezione dei tank, vuol dire che arriverebbero bombardamenti della stessa intensità vista prima a Gaza City e nei campi di Jabalia e al Shujaiya e poi a Khan Yunis. Rafah si trasformerebbe in una tonnara di sessanta chilometri quadrati – con migliaia di civili sfollati presi in mezzo e senza una reale via di fuga. I soldati egiziani intanto lavorano a rotta di collo per rafforzare le barriere di cemento che fanno da barriera al confine, perché vedono il rischio che i palestinesi comincino un disperato tentativo di scampare alla battaglia e provino a sfondare o scavalcare. E questi non sono solo giorni di sospensione in attesa del peggio, perché gli israeliani hanno già cominciato bombardamenti preliminari sulla città.

Oggi pomeriggio, in questo contesto, è arrivato il segnale che in molti temevano: il primo ministro israeliano Netanyahu che martedì aveva respinto con toni sdegnati la controproposta di Hamas sul cessate il fuoco – tra le richieste includeva il ritiro completo delle truppe israeliane da Gaza – ha cominciato a parlare di battaglia a Rafah. «È impossibile ottenere l’obiettivo della guerra che è eliminare Hamas lasciando quattro battaglioni di Hamas a Rafah», dice un comunicato dell’ufficio del primo ministro, che riconosce: «D’altra parte, è chiaro che un’operazione intensa a Rafah richiede l’evacuazione della popolazione civile dalle zone di combattimento». Per questo motivo Netanyahu ha dato istruzione all’Idf di consegnare al gabinetto di guerra un doppio piano, per l’evacuazione della popolazione e per combattere i battaglioni di Hamas.

Adesso sulla validità oppure no di questo piano doppio e sulla sua esecuzione si giocano sia i rapporti tra Netanyahu e l’Amministrazione Biden che la sorte dei palestinesi concentrati a Rafah. Il dipartimento di Stato americano ha detto che finora non ha visto il piano e ha minacciato di non sostenere l’operazione senza un piano serio e credibile – anche se non è chiaro come funzionerebbe questo sostegno non concesso. Nota Reuters in un titolo che l’Amministrazione Biden offre soltanto parole di cautela. Oggi il presidente americano ha usato parole molto dure contro la reazione giudicata «eccessiva» di Israele nella Striscia: «Ho spinto molto, moltissimo, per ottenere assistenza umanitaria a Gaza. Ci sono tantissime persone innocenti che sono alla fame. Ci sono tantissime persone innocenti che stanno morendo. Questa cosa deve finire». Non era mai successo che Washington parlasse in modo così schietto di Israele in pubblico, ma la situazione in generale a Gaza e adesso nello specifico a Rafah è senza precedenti.

(afp)

Dove dovrebbe andare la popolazione di sfollati e di abitanti di Rafah per rispettare l’ordine di evacuazione israeliano? E quanto tempo ha a disposizione? Davvero i quattro battaglioni di Hamas resterebbero sul posto fra i palazzi vuoti ad affrontare l’esercito israeliano senza approfittare di questo spostamento di massa? Per adesso di tutti questi aspetti non si sa nulla. C’è un punto certo. Se la città di confine era diventata l’ultimo rifugio dei palestinesi della Striscia è anche perché il resto dell’enclave è ridotta così male che non è più in grado di reggere la presenza di centinaia di migliaia di persone.

Leggi i commenti