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Avdiivka tagliata in due. Il dramma della città, specchio della crisi della Difesa ucraina

(reuters)
Il nuovo capo delle forze armate, Oleksandr Syrsky, deve decidere se ordinare la difesa a oltranza o ripiegare. In ogni caso, il fronte del Donbass rischia di collassare
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“Tutti i vivi all’assalto”. A ogni soldato ucraino in grado di imbracciare un’arma è stato ordinato di andare al contrattacco per salvare Avdiivka. La cittadina è diventata il punto chiave dell’offensiva scagliata da Mosca in tutto il Donbass e, all’indomani del rimpiazzo dei vertici militari voluto da Zelensky, appare come il luogo simbolo dove si comprenderanno le sorti del Paese. «La situazione è drammatica – ha dichiarato il sindaco Vitaliy Barabash -. I nemici ci tengono sotto pressione da tutte le direzioni, mandano forze in quantità».

L’avanzata è sempre più rapida: le avanguardie ieri avrebbero conquistato anche il ponte sulla ferrovia, passaggio obbligato per accerchiare la resistenza, e dilagano nei quartieri meridionali. Il piano è chiaro: i russi hanno spezzato in due la linea di difesa, separando le torri della miniera di carbone dal centro abitato. Ora si infiltrano tra i condomini trasformati in fortini e li espugnano uno a uno. Gli ucraini escono dalle cantine do…

“Tutti i vivi all’assalto”. A ogni soldato ucraino in grado di imbracciare un’arma è stato ordinato di andare al contrattacco per salvare Avdiivka. La cittadina è diventata il punto chiave dell’offensiva scagliata da Mosca in tutto il Donbass e, all’indomani del rimpiazzo dei vertici militari voluto da Zelensky, appare come il luogo simbolo dove si comprenderanno le sorti del Paese. «La situazione è drammatica – ha dichiarato il sindaco Vitaliy Barabash -. I nemici ci tengono sotto pressione da tutte le direzioni, mandano forze in quantità».

L’avanzata è sempre più rapida: le avanguardie ieri avrebbero conquistato anche il ponte sulla ferrovia, passaggio obbligato per accerchiare la resistenza, e dilagano nei quartieri meridionali. Il piano è chiaro: i russi hanno spezzato in due la linea di difesa, separando le torri della miniera di carbone dal centro abitato. Ora si infiltrano tra i condomini trasformati in fortini e li espugnano uno a uno. Gli ucraini escono dalle cantine dove hanno cercato riparo dal freddo glaciale e dalle cannonate, tentando di respingerli. Una lotta casa per casa, scandita dai nomi delle vie come Chistyakova, Sapronova, Pershotravneva e Stepnaya. Ma i fanti di Kiev sono troppo pochi e i loro obici non hanno più colpi.

Pioggia di fuoco

Il volume di fuoco russo è mostruoso. In ventiquattr’ore sono piovute su Avdiivka cinquanta salve di artiglieria e trenta bombe da mezza tonnellata. Non appena viene individuata una postazione nascosta nei palazzi, i jet Sukhoi la disintegrano con ordigni di precisione. Gli ucraini cercano di compensare la carenza di munizioni con droni killer, che però spesso sono troppo piccoli per fermare i mezzi corazzati: in un filmato si vede un tank colpito cinque volte che prosegue indenne la corsa verso la città. Mandare rinforzi è una missione impossibile. Gli incursori russi hanno praticamente tagliato l’arteria principale e resta soltanto una strada secondaria, costantemente sotto tiro: tre giorni fa una coppia di blindati è stata abbattuta a metà del tragitto.

(reuters)

Ora i nuovi comandanti delle forze armate insediati giovedì da Zelensky dovranno decidere come reagire. Il presidente gli ha chiesto di dare una svolta alle operazioni, tornando a un’impronta aggressiva dopo mesi di stasi. Il generale Oleksandr Syrsky, che ha appena rimpiazzato Valery Zaluzhny, in passato come capo dell’esercito scelse la resistenza ad oltranza: fu lui nell’ottobre 2022 a convincere il governo a non abbandonare Bakhmut, proseguendo per mesi la battaglia contro la Wagner per poi capitolare. Un sacrificio di soldati che non lo ha reso popolare tra i soldati: “Ha uno stile sovietico – dicono di lui -, ordina sempre di andare avanti”.

Peggio di Bakhmut

All’epoca Zaluzhny riteneva che Bakhmut non avesse valore strategico: alle spalle c’erano colline che offrivano una barriera naturale. Zelensky invece fece della città un monumento di orgoglio patriottico: “Fortezza Bakhmut”. Adesso ad Avdiivka il quadro è addirittura più critico. La manovra russa è una doppia tenaglia, che vuole circondare non solo la città ma chiude pure le retrovie in una sacca. Le due punte dell’attacco distano solo cinque chilometri, poi migliaia di ucraini saranno in trappola. Dietro c’è una pianura senza ripari: un ripiegamento consegnerebbe a Putin una fetta consistente della regione di Donesk, offrendo respiro alla capitale filorussa che dista venti chilometri e strade più sicure per i rifornimenti di Mosca.

Civili di Avdiivka evacuati nel Donetsk 

Il nuovo comandante Syrsky nelle scorse ore avrebbe concentrato nei boschi carri armati Abrams e cingolati Bradley donati dagli Usa con unità scelte: una task force che può tentare la controffensiva. Deve però decidere se e dove gettarli nella mischia.

Il rullo compressore

Avdiivka infatti è solo l’apice di un’operazione su larga scala, un lento rullo compressore che marcia in tutto il Donbass cercando di aprire un varco nelle trincee ucraine. Ci sono notizie allarmanti anche da Kupiansk, Bakhmut e Bilohorivka, che fanno temere aggiramenti per accerchiare i cardini dello schieramento nel Donbass. Putin sembra volere sfruttare il momento di vantaggio per occupare quanto più terreno nelle repubbliche separatiste di Donetsk e Lugansk, obiettivi fondamentali dell’invasione. Lo fa senza preoccuparsi delle perdite di uomini e mezzi, contando però su tattiche migliori e su un massiccio impiego dell’aviazione.Gli appelli che arrivano dalla prima linea – rilanciati dai blogger militari di Kiev – sono sempre gli stessi: servono più soldati e più proiettili. Nel quartiere industriale di Bilohorivka, gli ultimi due superstiti di un reparto hanno chiesto ai cannoni di sparare proprio sulla loro posizione circondata, una mossa disperata per cercare di sopravvivere: gli è stato risposto che non c’erano più colpi.

Truppe ucraine al fronte ad Avdiivka (reuters)

Il Washington Post ha raccolto testimonianze drammatiche dalle trincee. Il responsabile di un battaglione ucraino ha spiegato di essere rimasto con quaranta fanti: erano in duecento. In media, si può contare su un terzo del personale previsto. “La base di tutto è la carenza di uomini – si è sfogato il sergente Oleksandr -. Come finiremo? Non lo so. Non ci sono prospettive positive, nemmeno una. Finirà con tanti morti, una sconfitta collettiva. E molto probabilmente credo che il fronte collasserà in qualche punto, come è accaduto al nemico a Karkhiv nel 2022”. Lì i russi non avevano truppe sufficienti per presidiare tutta la linea e furono travolti: in pochi giorni persero località fondamentali, occupate a costo di battaglie sanguinose. Fu allora che Putin si convinse a mobilitare oltre 400 mila giovani.

Le ricadute sul morale

Alla fine dell’autunno il generale Zaluzhny aveva chiesto di chiamare alle armi mezzo milione di uomini tra i 25 e i 27 anni: una generazione che spesso lavora all’estero. Zelensky si è opposto, ritenendo un provvedimento così impopolare “privo di motivazioni”. Ma le perdite aumentano ogni giorno. “Non ci sono rimpiazzi, il morale crolla, soffrono per il congelamento: stanno crollando – ha dichiarato al quotidiano statunitense un altro sergente dalle retrovie di Avdiivka –. Perché nessuno gli dà il cambio? Perché nessuno si arruola? Lo Stato ha fallito e non spiega alla gente che sarebbe suo dovere partire per il fronte. Quelli che sapevano doverlo fare, sono già stati tutti logorati”.

Non ci sono più volontari da mesi. Per quanto i dati sulle perdite siano segreti, dopo due anni il peso della guerra è chiaro a tutti. “Si sente: i militari sono esauriti fisicamente e moralmente – ha concluso Serhiy dalla città assediata -. E’ molto duro stare qui: il freddo, le cannonate che non finiscono mai. Sono cose che hanno un impatto enorme sull’equilibrio psichico”.

Dal giorno dell’invasione l’Ucraina non si era mai ritrovata in condizioni simili. Il blocco degli aiuti bellici americani, provocato dall’opposizione repubblicana al Congresso, avrà un effetto sempre più forte: ora affligge l’artiglieria; presto riguarderà la contraerea, che non riceve più missili per intercettare gli ordigni russi. Mosca produce armi in quantità, ottiene milioni di proiettili dalla Corea del Nord e il regime reprime il dissenso. A Kiev c’è una democrazia, che si prepara alle elezioni e dove la ricerca del consenso condiziona pure le decisioni militari. E in una guerra di logoramento, senza il sostegno Usa, la supremazia russa finirà per imporsi. Ma soprattutto ora c’è una crisi di motivazioni, amplificata dalla rimozione di un comandante in capo amatissimo. Tocca ai suoi sostituiti inventare un modo per ribaltare la situazione e ripristinare la fiducia nella vittoria: una missione difficile, se non impossibile.

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