Casa Bianca 2024, il politologo Larry Sabato: “Obbligati a scegliere tra il delinquente Trump e l’anziano Biden”
di Anna Lombardi«Quella di giovedì è stata una giornata terribile per Joe Biden. Non la peggiore della sua presidenza, ma certo fra le più sciagurate. Iniziata con una Corte Suprema indirizzata a non impedire a Trump di presentarsi alle elezioni nonostante il coinvolgimento nei fatti del 6 gennaio; proseguita col rapporto del procuratore speciale Hur – uomo legato a Trump - che, pur non incriminando il presidente in carica per i documenti non riconsegnati agli Archivi, lo ha bollato come “anziano con buone intenzioni e scarsa memoria”; infine, l’infausta conferenza stampa dove Biden, certo ferito per l’affermazione secondo cui non ricorda nemmeno l’anno di morte del figlio Beau, ha scambiato il presidente messicano con quello egiziano. Un disastro difficile da cancellare». Larry Sabato, 71 anni, è il politologo a capo del Center for Politics dell’Università della Virginia, autore di numerosi saggi e acuto osservatore della politica americana che racconta in una newsletter sempre ricca di informazioni…
«Quella di giovedì è stata una giornata terribile per Joe Biden. Non la peggiore della sua presidenza, ma certo fra le più sciagurate. Iniziata con una Corte Suprema indirizzata a non impedire a Trump di presentarsi alle elezioni nonostante il coinvolgimento nei fatti del 6 gennaio; proseguita col rapporto del procuratore speciale Hur – uomo legato a Trump - che, pur non incriminando il presidente in carica per i documenti non riconsegnati agli Archivi, lo ha bollato come “anziano con buone intenzioni e scarsa memoria”; infine, l’infausta conferenza stampa dove Biden, certo ferito per l’affermazione secondo cui non ricorda nemmeno l’anno di morte del figlio Beau, ha scambiato il presidente messicano con quello egiziano. Un disastro difficile da cancellare». Larry Sabato, 71 anni, è il politologo a capo del Center for Politics dell’Università della Virginia, autore di numerosi saggi e acuto osservatore della politica americana che racconta in una newsletter sempre ricca di informazioni, “Sabato’s Crystal Ball”.
Le condizioni del presidente in carica sono deteriorate?
«Premetto che soffre di balbuzie da sempre, e questo lo porta a dire le cose di getto, senza filtri, tant’è che è un noto gaffeur e già in passato ha scambiato una cosa per l’altra. Ma certo è un uomo di 81 anni, sopravvissuto a due aneurismi, con una storia personale costellata di lutti. A sua discolpa voglio dire che i giornalisti si sono avventati come pescecani, gridando domande e parlandosi l’uno sull’altro, una situazione sgradevole e confusa, di quelle dove Biden notoriamente non è a suo agio. Molto mal gestita dallo staff della Casa Bianca. Il problema è che lo stordimento che quel caos gli ha provocato è stato evidente. Io lo seguo da sempre e non posso negarlo: il declino c’è».
Trump ne trarrà profitto?
«Indubbiamente userà di tutto per colpirlo. Ma non è che se la passi poi tanto meglio in fatto di confusione e gaffe, e ha quattro processi sulla testa che fanno ombra alla sua campagna. Personalmente, penso che Trump è anzi l’unica speranza che Biden ha di vincere nuovamente: se corresse contro una qualunque persona più giovane, la sconfitta sarebbe sicura. La verità è che a nessuno in America piace questa gara fra ottuagenari. Trump ha una base di rumorosi fanatici. Ma gli indipendenti, che poi sono quelli che nelle urne più contano, non lo vogliono e sarà difficile per lui conquistarli».
La corsa è dunque ancora aperta?
«Per come stanno le cose oggi, gli americani sanno che saranno costretti a scegliere fra un delinquente e un anziano in declino. È evidente a tutti. In questa situazione le loro personalità contano ormai poco per la vittoria. A pesare sarà l’economia: quella di ottobre. Se le cose proseguiranno come ora, vincerà Biden. Se ci sarà un rallentamento, il favorito sarà Trump. Sempre che non accada qualcosa nel frattempo».
Cosa?
«Malattie o condanne in tribunale potrebbero levare di mezzo uno o entrambe i concorrenti. Eventualità remota, ma fino alle convention non da escludere. In fondo le primarie sono iniziate solo da poche settimane. Le cose possono ancora cambiare».
Quali sono i potenziali leader emergenti dei due schieramenti?
«La repubblicana Nikki Haley al momento non ha speranze di vincere. Ma ha raccolto tanti soldi e alle primarie andrà avanti finché potrà, perché, appunto, non si sa mai ed è meglio essere quella che resta in piedi più a lungo. Anche pensando al 2028. Fra i dem c’è il governatore della California Gavin Newsom. Lui è pronto, scalpita. Ma se Biden non molla, non correrà. Costretto anche lui a guardare al 2028».