NEW YORK — Le gaffe hanno accompagnato Joe Biden per tutta la vita, complicate anche dalla balbuzie che ha faticosamente superato da ragazzo, e adesso iniziano a comparire anche nelle uscite del suo rivale Donald Trump, poco più giovane di lui. Però non c’è dubbio che siano aumentate negli ultimi anni, forse anche per la maggior attenzione riservata alle parole del capo della Casa Bianca. Questo porta con sé le inevitabili speculazioni su cosa succederebbe se la salute gli impedisse di completare la corsa alla rielezione, e chi potrebbe prendere il suo posto al volo, dall’impopolare vice Kamala Harris al sogno proibito di Michelle Obama, passando per i “surrogati” come i governatori di California, Illinois e Michigan, Newsom, Pritzker e Whitmer.
Joe ha raccontato spesso come da bambino fosse balbuziente e gli sforzi fatti per superare questo problema. Ciò gli aveva creato insicurezze che cont…
NEW YORK — Le gaffe hanno accompagnato Joe Biden per tutta la vita, complicate anche dalla balbuzie che ha faticosamente superato da ragazzo, e adesso iniziano a comparire anche nelle uscite del suo rivale Donald Trump, poco più giovane di lui. Però non c’è dubbio che siano aumentate negli ultimi anni, forse anche per la maggior attenzione riservata alle parole del capo della Casa Bianca. Questo porta con sé le inevitabili speculazioni su cosa succederebbe se la salute gli impedisse di completare la corsa alla rielezione, e chi potrebbe prendere il suo posto al volo, dall’impopolare vice Kamala Harris al sogno proibito di Michelle Obama, passando per i “surrogati” come i governatori di California, Illinois e Michigan, Newsom, Pritzker e Whitmer.
Joe ha raccontato spesso come da bambino fosse balbuziente e gli sforzi fatti per superare questo problema. Ciò gli aveva creato insicurezze che contribuivano agli errori, sommate al carattere focoso irlandese che spesso lo spingeva a dire più del necessario. Ora però il timore è che l’età stia aggravando il problema, a cui si aggiungono le cadute che ne sottolineano la fragilità.
Le ultime in ordine di tempo sono quella di giovedì sera, quando rispondendo al procuratore Hur per dimostrare che la sua memoria funziona bene, ha detto che il presidente egiziano al Sisi è leader del Messico. Pochi giorni prima aveva confuso il cancelliere tedesco Kohl con la Merkel, e il defunto presidente francese Mitterrand con il giovane Macron in carica. Quindi aveva definito Trump il presidente in carica, cedendogli il suo scranno.
L’elenco però è lungo. Nel giugno del 2023 aveva detto che “Putin sta perdendo la guerra in Iraq”. Nell’aprile del 2023, visitando la sua Irlanda, aveva orgogliosamente sfoggiato una cravatta ispirata alla pianta nazionale “shamrock”, dicendo che gliel’aveva regalata un giocatore di rugby dopo aver battuto i “Black and Tans”. Che però è un’odiata unità della polizia durante la Guerra d’indipendenza, e non la nazionale neozelandese degli All Blacks, a cui si riferiva. Parlando di Putin a Varsavia, aveva detto che “questo uomo non può restare al potere”, costringendo la Casa Bianca a fare marcia indietro, chiarendo che la linea non è il cambio di regime. Discorso simile con Xi, definito un dittatore, concetto ripetuto dopo il bilaterale di novembre in California.
A questo vanno aggiunti gli episodi di fragilità fisica, come la pennichella all’inizio della Cop26 in Scozia, la caduta sul palco del discorso per la cerimonia dei cadetti della Air Force Academy, quella dalla bicicletta al mare, e le scivolate dalla scala principale dell’Air Force One, che infatti è stata sostituita negli ultimi tempi dalla scala posteriore più basa.
Trump compirà 78 anni a giugno, e di recente ha confuso la rivale Haley con l’ex Speaker della Camera Pelosi, o ha ripetuto di essere candidato contro Barack Obama. Il suo vigore però appare più solido, e difficilmente Biden riuscirà a liquidare i timori con una battuta, come Reagan quando gli chiesero se l’età fosse un fattore nella sfida contro Mondale e rispose: «Prometto che non sfrutterò a scopi politici la gioventù e l’inesperienza del mio avversario».
Biden resta determinato a correre e solo la salute potrebbe fermarlo. La Convention del partito, che si terrà ad agosto, è sovrana e può decidere qualsiasi candidato, mentre se il ritiro accadesse dopo, spetterebbe al Comitato Nationale Democratico il compito di scegliere il sostituto. La vice Harris sarebbe una scelta naturale, ma pochi credono che vincerebbe. Il sogno sarebbe Michelle Obama, che però odia la politica e ha sempre rifiutato di essere considerata come candidata. Il sostituto già pronto sarebbe il governatore della California Gavin Newsom, ma girano anche i nomi dei colleghi dell’Illinois J. B. Pritzker, del Michigan Gretchen Whitmer, e del Maryland Wes Moore. Un incubo, se accadesse sotto l’elezione.