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Pakistan, l’avatar di Khan proclama la vittoria. Ma il rivale Sharif apre ad alleanze e assicura: “governeremo noi”

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In due giorni sono morte più di 50 persone in scontri e attacchi in tutto il Paese. Esercito nelle strade. Lo sfidante al potere, l’ex presidente Imran Khan, rivendica la vittoria dal carcere in un video prodotto con l’intelligenza artificiale
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Paramankeni (India) – Tutti vincitori. Ma tutti perdenti. L’intero Pakistan ha perso le elezioni, checché ne dica il vero manovratore del potere, il generale Asim Munir a capo delle Forze Armate. Per rappacificare gli animi, dopo che in due giorni sono morte più di 50 persone in esplosioni, attacchi e sparatorie, Munir si è congratulato per come si sono svolte le elezioni: “Ora servono mani stabili dal tocco guaritore per formare un governo.”

Ma a parte le vittime, come fanno notare sia l’Unione europea, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, qui servono inchieste per capire se e quanti brogli ci sono stati. E se davvero si possa parlare di libere elezioni. Molto sospetta e denunciata da più parti la sospensione dei collegamenti per i telefoni cellulari, ufficialmente per questioni di sicurezza. La stessa sospensione è stata poi usata per giustificare dei sospettosi ritardi nello spoglio delle urne che hanno fatto pensar…

Paramankeni (India) – Tutti vincitori. Ma tutti perdenti. L’intero Pakistan ha perso le elezioni, checché ne dica il vero manovratore del potere, il generale Asim Munir a capo delle Forze Armate. Per rappacificare gli animi, dopo che in due giorni sono morte più di 50 persone in esplosioni, attacchi e sparatorie, Munir si è congratulato per come si sono svolte le elezioni: “Ora servono mani stabili dal tocco guaritore per formare un governo.”

Ma a parte le vittime, come fanno notare sia l’Unione europea, la Gran Bretagna e gli Stati Uniti, qui servono inchieste per capire se e quanti brogli ci sono stati. E se davvero si possa parlare di libere elezioni. Molto sospetta e denunciata da più parti la sospensione dei collegamenti per i telefoni cellulari, ufficialmente per questioni di sicurezza. La stessa sospensione è stata poi usata per giustificare dei sospettosi ritardi nello spoglio delle urne che hanno fatto pensare a un tentativo di brogli.

L’avatar di Khan dal carcere

Dal carcere, dove alla vigilia del voto gli sono arrivate nuove condanne da 10, 14 e 7 anni, l’ex campione di cricket e primo ministro detronizzato Imran Khan grida vittoria. La sua “lista indipendente,” che rappresenta il suo Partito Tehreek-e-Insaf (Pti), ha conquistato 100 seggi, in una gara che ricorda un incontro di box in cui uno dei pugili ha le braccia legate, ma vince comunque l’incontro. Il Pti non ha potuto usare il simbolo della mazza da cricket utile a segnalare al 40 % della popolazione analfabeta chi votare. Il suo partito non ha potuto candidarsi.

(afp)

La sua leadership è stata incarcerata. I suoi sostenitori arrestati alle manifestazioni. Per aggirare la censura del carcere, il messaggio di Khan arriva con un video prodotto con l’Intelligenza artificiale: “Sono orgoglioso di voi,” dice l’avatar di Khan, “siete accorsi in massa. E avete vinto. Ora dovete proteggere il risultato.” Messaggio neanche tanto indiretto per dire: siate pronti a combattere per non farvi sfilare il diritto di essere rappresentati.

Instabilità garantita

In un comizio, l’ex premier Nawaz Sharif che, dopo aver fatto pace con i militari ora ne è il beniamino, canta anche lui vittoria nonostante la sua Lega musulmana abbia solo 72 parlamentari, ben lontani dai 136 necessari per formare un governo: “Siamo il primo partito in Pakistan,” assicura. Tecnicamente ha ragione perché la lista indipendente non è un partito. “Ma non siamo riusciti ad avere la maggioranza per andare al governo. Quindi ora aprirò le consultazioni per una coalizione.”Il suo primo interlocutore non può essere altri che Bilawal Zardari Bhutto, figlio trentacinquenne della premier Benazir Bhutto assassinata nel 2007.

Il suo Partito popolare per il Pakistan (Ppp) è riuscito a conquistare 54 seggi parlamentari. Tanti, ma non bastano ad arrivare a 136 sommandoli a quelli di Sharif. Bisogna aprire ai quarti qualificati, i centristi del Movimento Muttahida Qomi, che hanno 17 parlamentari. Il resto dei voti si perde in un manipolo di partitini. Verranno invitati anche loro nella coalizione? Tutto è possibile. La cosa certa è che questa non è la stabilità sperata. Non è quello di cui il Pakistan aveva bisogno. È tutto il contrario.

(afp)

L’estate scorsa questa nazione così travagliata, con inflazione al 40%, scarsità di carburante, blackout continui ed economia con crescita debole era sull’orlo del default e s’è salvato solo grazie ai soccorsi del Fondo monetario internazionale che, a fronte di garanzie su una rappresentatività democratica, ha sborsato 3 miliardi di dollari. Che bastano fino a marzo. Poi bisogna rinegoziare un pacchetto. Per questo ci vuole un governo forte che sia in grado di prendere impegni credibili. Non una coalizione con un leader che ha preso poco più di un quarto dei voti, costretto a mediare tra interessi diversi, che ha contro quasi mezzo parlamento guidato da Khan che, dal carcere, continuerà a mobilitare comizi virtuali dove i suoi fedeli si riuniscono ad ascoltare il suo avatar in IA che li incita ad una squilibrante resistenza.

Vicini scomodi

A tutto ciò va ad aggiungersi, in questo caos pakistano, un accerchiamento dai Paesi confinanti quasi senza precedenti. I talebani pakistani che nel 2014 erano stati cacciati in Afghanistan, con il ritorno al potere dei Taleban nel 2021 sono tornati a colpire nel nord-ovest del Paese usando armi sofisticate abbandonate dagli americani. Nel sud-ovest gli etno-nazionalisti del Baluchistan sono in agitazione violenta e questo ha causato sconfinamenti in Iran e scontri con l’aviazione iraniana. Siamo in una zona dove la Cina ha investito molto nel settore minerario e sta gestendo un corridoio che collega il mercato cinese al porto pakistano di Gwadar.

Da est invece la nemica storica, l’India, altra potenza con l’atomica, viene accusata di aver inviato dei sicari per assassini mirati in Pakistan. Ecco, un Paese che arranca economicamente, che ha tenuto elezioni di dubbia democraticità con dozzine di morti, dove il leader che ha raccolto più voti è in prigione, dove una coalizione sorretta dai militari dovrebbe dare una parvenza di improbabile stabilità pare difficile che riesca, così come stanno le cose, a dare le garanzie per gli aiuti necessari ad evitare un collasso economico che sarebbe tragico non solo per il Pakistan ma dannoso per l’intera regione.

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