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Stanco ma sicuro di sé, Joe Biden è convinto: solo lui può vincere contro Trump

(afp)
Il presidente Usa non molla perché pensa di essere l’unico che può contrastare la sfida alla democrazia lanciata dal tycoon
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Parlando di recente con un amico e collaboratore con cui lavora da anni, Biden ha spiegato così il motivo per cui non vuole rinunciare a ricandidarsi: fosse per me non lo farei, anche perché sono stanco, ma non ci sono alternative in grado di battere Trump. Un operativo del Partito democratico che ha lavorato per la sua elezione aggiunge: «Le ragioni sono due. La prima è politica: è convinto di essere l’unico che può fermare Donald, ripetendo il successo del 2020. La seconda è personale: una volta che entri alla Casa Bianca è molto difficile fare un passo indietro, e lui si è sempre sentito guardato dall’alto in basso dai Clinton, gli Obama e i colleghi che non lo considerano alla loro altezza».

Cosa accade ora alla Casa Bianca?

Bisogna partire da questi due punti, per cercare di capire cosa accade alla Casa Bianca. Il rapporto del procuratore Hur era un agguato politico, orchestrato da un ex membro dell’amministrazione Trump, che non avendo trovato prove per incriminare il presidente…

Parlando di recente con un amico e collaboratore con cui lavora da anni, Biden ha spiegato così il motivo per cui non vuole rinunciare a ricandidarsi: fosse per me non lo farei, anche perché sono stanco, ma non ci sono alternative in grado di battere Trump. Un operativo del Partito democratico che ha lavorato per la sua elezione aggiunge: «Le ragioni sono due. La prima è politica: è convinto di essere l’unico che può fermare Donald, ripetendo il successo del 2020. La seconda è personale: una volta che entri alla Casa Bianca è molto difficile fare un passo indietro, e lui si è sempre sentito guardato dall’alto in basso dai Clinton, gli Obama e i colleghi che non lo considerano alla loro altezza».

Cosa accade ora alla Casa Bianca?

Bisogna partire da questi due punti, per cercare di capire cosa accade alla Casa Bianca. Il rapporto del procuratore Hur era un agguato politico, orchestrato da un ex membro dell’amministrazione Trump, che non avendo trovato prove per incriminare il presidente sui documenti segreti, l’ha colpito descrivendolo come un demente. E’ ingiusto, e ha sbagliato il segretario alla Giustizia Garland a nominare Hur, ma ormai il danno è fatto. I sostenitori di Biden lo vedono come il colpo dato a Hillary Clinton sull’uso delle mail private dal direttore dell’Fbi Comey alla vigilia delle elezioni del 2016, ma ritengono ci sia ancora tempo per recuperare. A partire dalla campagna di spot televisivi per 250 milioni di dollari che sta per scattare in tutta l’America, allo scopo di definire subito la corsa alla Casa Bianca.

Visto l’attacco di Hur, non mancheranno di sottolineare che Donald ha solo tre anni meno di Joe, e ricorderanno agli elettori le sue gaffe, gli errori e le follie come le minacce alla Nato. I democratici pensano che in realtà le tendenze nel Paese siano favorevoli, perché a livello locale stanno vincendo tutte le elezioni; l’economia è in ripresa, anche se c’è sempre un lasso di tempo fra quando inizia a migliorare e quando la gente lo percepisce; l’inflazione è in calo e la Fed taglierà i tassi prima del voto del 5 novembre; l’aborto è un fattore chiave soprattutto per attirare il voto femminile.

Difficile gestione della campagna

Detto questo, il colpo è stato duro, e gli stessi collaboratori di Biden ammettono le difficoltà nel gestire la campagna. Ad esempio ha scelto di non fare la tradizionale intervista televisiva prima del Super Bowl di ieri sera, che gli avrebbe consentito di parlare a milioni di spettatori. La spiegazione ufficiale è che sarebbero stati usati solo pochi passaggi, ma la realtà è che ogni occasione pubblica viene ormai vista come un rischio di commettere errori.

Il presidente sostiene che non molla perché non ha alternative. E’ stanco, e se Trump non fosse candidato lascerebbe. Ma con Donald in campo i rischi per la democrazia sono troppo grandi, per lo spirito di vendetta con cui tornerebbe alla Casa Bianca, e solo lui può fermarlo, riportando alle urne gli elettori che lo avevano votato quattro anni fa. Non è scontato che accada, perché la base di Trump è molto motivata mentre quella di Biden è titubante, ma cambiare ora sarebbe assai difficile.

Le alternative da Michelle a Newsom

Le alternative ci sarebbero. Il sogno resta Michelle Obama, che però odia la politica e teme lo scrutinio personale dopo l’eventuale candidatura. La vice Harris non ha convinto. Molto efficace sarebbe la governatrice del Michigan Whitmer, più del collega della California Newsom, perché si porterebbe da casa la vittoria in uno dei tre stati decisivi e avrebbe più presa sul Midwest, il Wisconsin, la Pennsylvania. Per non parlare dell’effetto sulle donne e le difficoltà di Trump a rimodellare la campagna contro di lei. Però il presidente è convinto che nessuna alternativa sia pronta a battere Donald meglio di lui, anche per la sua esperienza su temi come economia, politica estera, guerre, rapporto con la Nato. Poi è difficile farlo in corsa perché ormai la macchina della campagna, a partire dalla raccolta dei finanziamenti elettorali, è già in moto da tempo.

A questo si aggiunge il fattore personale. Biden si è sempre sentito guardato dall’alto in basso dai Clinton o gli Obama, ma poi chi ha battuto Trump è stato lui. Vuole dimostrare che sbagliano di nuovo a sottovalutarlo.

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