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Dopo i vuoti di memoria, dubbi tra i democratici sul candidato Biden

(reuters)
Dopo il rapporto del procuratore Hur e le gaffe del leader, tra partito e finanziatori cade il tabù: si riflette se cambiare cavallo per le elezioni di novembre
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«Il problema non è solo il declino mentale di Joe Biden, ma il declino che sta infliggendo alla nazione»: Donald Trump non ha perso tempo. E al comizio di venerdì in Carolina del Sud, dove il 24 si terranno nuove primarie, ha attaccato più volte le capacità mentali del presidente in carica. Che ora innervosiscono sempre più anche il partito democratico. Colpa del rapporto del procuratore speciale Robert Hur, che ha definito Biden «anziano dalla memoria debole»: e la disastrosa conferenza stampa successiva, dove l’inquilino della Casa Bianca ha peggiorato la situazione, confuso dalle domande fino a scambiare il presidente egiziano al Sisi col messicano. “Declino”, dice Reuters, ha finito per essere la parola più ricorrente del weekend politico. Anche Haley l’ha usata, ma contro Trump, ricordando come questi l’abbia più volte confusa con l’ex speaker della Camera Nancy Pelosi, sostenendo pure di aver sconfitto Barack Obama e non Hillary Clinton: «Dovrebbe sottoporsi a test cognitivi». A…

«Il problema non è solo il declino mentale di Joe Biden, ma il declino che sta infliggendo alla nazione»: Donald Trump non ha perso tempo. E al comizio di venerdì in Carolina del Sud, dove il 24 si terranno nuove primarie, ha attaccato più volte le capacità mentali del presidente in carica. Che ora innervosiscono sempre più anche il partito democratico. Colpa del rapporto del procuratore speciale Robert Hur, che ha definito Biden «anziano dalla memoria debole»: e la disastrosa conferenza stampa successiva, dove l’inquilino della Casa Bianca ha peggiorato la situazione, confuso dalle domande fino a scambiare il presidente egiziano al Sisi col messicano. “Declino”, dice Reuters, ha finito per essere la parola più ricorrente del weekend politico. Anche Haley l’ha usata, ma contro Trump, ricordando come questi l’abbia più volte confusa con l’ex speaker della Camera Nancy Pelosi, sostenendo pure di aver sconfitto Barack Obama e non Hillary Clinton: «Dovrebbe sottoporsi a test cognitivi». Al che Donald ha ricambiato chiamandola brain-dead, cerebralmente morta: «Non ha l’intelligenza per entrare alla Casa Bianca».

La questione dell’età

Finora sussurrata più che gridata, la questione dell’età dei candidati è dunque esplosa. Ma è soprattutto Biden a farne le spese. Lo conferma un sondaggio di Abc-Ipsos secondo cui l’86 per cento degli americani pensa che l’81enne dem è troppo anziano per un secondo mandato. E il 62 per cento pensa lo stesso di Trump, 77 anni, che però, nota il New York Times, sembra più giovane perché si tinge i capelli, è sempre abbronzato e usa la sua stazza sul palco per apparire imponente. A poco è servita, insomma, la (fiacca) difesa dei dem: la vice, Kamala Harris, ad affermare che il rapporto «è inesatto e politicamente motivato» (Hur, in effetti, è un devoto trumpiano). E il senatore della Pennsylvania John Fetterman, eletto nonostante l’ictus che in campagna elettorale ne aveva menomato gravemente le abilità a ricordare quanto Biden sia «totalmente in controllo. Hur è un calunniatore». Il fatto è che al di là della compattezza di facciata, la preoccupazione all’interno del partito dell’asinello è sempre più palpabile. Nelle ultime ore, lo dice il Washington Post, strateghi e donatori sono stati bersagliati da messaggi di elettori inquieti che chiedono se è ancora possibile cambiare cavallo, spingendosi ad investigare sul come influenzare la selezione dei delegati se il candidato principale dovesse mollare. Anche Politico registra le preoccupazioni dei finanziatori – che mugugnano ma per ora anonimamente. Più che pronti a mollare Biden, molti di loro si dicono scontenti di come la sua campagna ha cercato di occultare la questione dell’età, piuttosto che usarla come punto di forza. Arrivati perfino ad esortare i collaboratori del presidente a contrattaccare, magari usando con ironia l’appellativo “Nonno Joe” e attaccando Trump sullo stesso terreno: «Nessuno solleva la questione dell’età di Donald. Un doppio standard preoccupante».

Agitazione interna

A confermare l’agitazione interna, ci pensa poi il deputato del Minnesota Dean Phillips, unico sfidante rimasto in gara alle primarie dem, nonostante i suoi risultati, finora, siano sempre stati insignificanti: «Ho parlato con diversi colleghi di partito: si stanno risvegliando dall’illusione creata da persone che non hanno a cuore né gli interessi del presidente né quelli della nazione» dice al Wall Street Journal. Né aiuta l’intervista a Hillary Clinton della rete Msnbc - registrata mercoledì, il giorno prima della diffusione del rapporto: «La questione dell’età è legittima», afferma. Affrettandosi ad aggiungere che «lo è anche nel caso di Trump» e che comunque lei sostiene il presidente «per i suoi meriti».

Biden, per ora, di mollare non ne vuol sapere. Lo dimostra la sua agenda, che non ha subito scossoni. E la lettera mandata dalla moglie Jill ai donatori dove il rapporto è definito «un mezzo per segnare punti politici» e l’accusa di aver dimenticato la data della morte del figlio «un colpo basso: la morte di Beau non lo lascia mai, il 30 maggio per noi è un giorno molto triste». Ma chissà che “Old Joe”, come pure da tempo i suoi elettori lo chiamano, non ascolti i consigli di chi, via social, già gli manda consigli per svecchiare l’immagine: «Un nuovo taglio di capelli, punturine di Retinol sotto gli occhi, cappellini da baseball, giubbotti sportivi e occhiali da sole moderni al posto dei Ray-Ban da aviatore».

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