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Montecassino, 80 anni dopo. Ora un libro accusa il Vaticano: “Mostrò disinteresse”

Una nuova edizione di “Monte Cassino 1944, who was to blame”, appena pubblicata negli Stati Uniti, segnala che la devastazione del monastero da parte degli Alleati poteva essere evitata
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LONDRA – Una popolazione civile che, nel mezzo di una tremenda guerra, cerca rifugio in un edificio religioso per scampare ai combattimenti. La forza militare di un fanatico regime estremista che prende posizione attorno alla popolazione civile rifugiata nel medesimo santuario. L’aviazione di due Paesi democratici che, per distruggere i combattenti del regime estremista, bombarda il sacro edificio, pur sapendo che ci saranno vittime innocenti.

È lo scenario della battaglia di Montecassino, uno degli episodi più atroci della Seconda guerra mondiale, di cui ricorre questa settimana l’80esimo anniversario: cui aggiungere ora una pesante accusa al ruolo svolto o, meglio, non svolto dal Vaticano, che forse avrebbe potuto evitare una strage di civili innocenti. È quanto rivela una nuova edizione, appena pubblicata negli Stati Uniti, di “Monte Cassino 1944, who was to blame” (Monte Cassino 1944, di chi era la colpa), un libro scritto da Nando Tasciotti, ex-giornalista investigativo del Messa…

LONDRA – Una popolazione civile che, nel mezzo di una tremenda guerra, cerca rifugio in un edificio religioso per scampare ai combattimenti. La forza militare di un fanatico regime estremista che prende posizione attorno alla popolazione civile rifugiata nel medesimo santuario. L’aviazione di due Paesi democratici che, per distruggere i combattenti del regime estremista, bombarda il sacro edificio, pur sapendo che ci saranno vittime innocenti.

È lo scenario della battaglia di Montecassino, uno degli episodi più atroci della Seconda guerra mondiale, di cui ricorre questa settimana l’80esimo anniversario: cui aggiungere ora una pesante accusa al ruolo svolto o, meglio, non svolto dal Vaticano, che forse avrebbe potuto evitare una strage di civili innocenti. È quanto rivela una nuova edizione, appena pubblicata negli Stati Uniti, di “Monte Cassino 1944, who was to blame” (Monte Cassino 1944, di chi era la colpa), un libro scritto da Nando Tasciotti, ex-giornalista investigativo del Messaggero, il cui contenuto è riassunto nel sottotitolo: “gli inganni di Hitler, il tragico errore di Churchill e Roosevelt, il silenzio di Pio XII”.

Come nota stamane il Guardian di Londra, in un appunto di quattro pagine vergato a mano, recentemente rinvenuto negli archivi vaticani, all’epoca dei fatti monsignor Armando Lombardi, un diplomatico della Santa Sede, ipotizzava che il monastero avrebbe potuto essere salvato, se il papa fosse intervenuto con fermezza contro la decisione del comando tedesco di violarne la neutralità e avesse insistito affinché ne venisse rispettato lo status di luogo santo. Il 15 febbraio 1944, circa 250 dei 1.000 civili italiani che avevano lasciato la città di Cassino e i villaggi circostanti, per cercare protezione dietro le mura del monastero in cima al monte omonimo, rimasero uccisi quando gli alleati lo bombardarono, convinte che le truppe del Terzo Reich fossero all’interno del convento o lo usassero come punto di osservazione.

Il massacro che ne risultò è stato uno degli episodi più dibattuti della guerra. Facendo ricerche negli archivi di Pio XII, aperti dal Vaticano nel 2020, l’autore del libro ha trovato un documento che conferma le responsabilità di Hitler nella strage di innocenti ma evidenzia pure che il raid aereo avrebbe potuto essere scongiurato, se il pontefice avesse protestato contro le decisioni tedesche. Un’ennesima imputazione contro un papa a lungo accusato di non essersi battuto adeguatamente per difendere gli ebrei con il suo silenzio sull’Olocausto, tanto da essere definito “il papa di Hitler”, sebbene la storiografia lo presenti in termini più complessi. Il monastero di Monte Cassino giace sulla sommità di un colle: sulla valle sottostante le truppe tedesche costruirono una solida linea difensiva per fermare le forze alleate che all’inizio del ‘44, dopo lo sbarco a Salerno, avanzavano verso Roma.

Nell’ottobre precedente, sia i tedeschi che gli alleati avevano assicurato il Vaticano che il monastero, contenente la tomba del suo fondatore San Benedetto e migliaia di antiche reliquie, non sarebbe stato attaccato o usato per scopi militari. Come racconta il libro di Tasciotti, il 12 dicembre ’43 un capitano della Wermacht avvisò l’abbazia che l’alto comando tedesco aveva deciso di creare una zona neutrale larga 300 metri tutto intorno al monastero, Ma il 23 dicembre Hitler ordinò personalmente che la difesa tedesca si estendesse fino alle mura del convento: e il 7 gennaio la zona neutrale non esisteva più. Quando cinque giorni più tardi iniziano i bombardamenti alleati, i soldati tedeschi sono appostati in trincee scavate ai piedi delle mura del monastero, usandole come posti di osservazione e depositi di munizioni. Due carri armati della Wermacht stazionano in prossimità del monastero, da dove aprono il fuoco sulle truppe alleate che avanzano per via di terra. Credendo che i tedeschi siano anche dentro al monastero, e comunque indotti dalla presenza militare attorno alle mura, gli alleati ordinano così di bombardarlo. Centinaia di civili italiani, che pensavano di essere al sicuro all’interno della sacra struttura religiosa, muoiono sotto le bombe. Il generale americano Wes Clark parlò di un “tragico errore”. In realtà gli alleati sapevano che c’erano civili dentro il monastero: decisero di bombardarlo lo stesso, considerandoli in sostanza “danni collaterali”, come si dice nel linguaggio militare contemporaneo.

L’azione comunque non servì: gli alleati non riuscirono a conquistare Monte Cassino, i tedeschi si accamparono nelle rovine del monastero bombardato e la liberazione di Roma dovette aspettare vari mesi. Ma ecco il capo d’accusa contro il Vaticano. “Si ha l’impressione”, scrive monsignor Lombardi nell’appunto datato giugno 1944, “che nei primi dieci giorni di gennaio del ’44, il periodo più critico, la segreteria di stato vaticana non mostrò interesse per la questione. Il 12 gennaio uno dei monaci, padre Leccisotti, informò la segreteria vaticana che i tedeschi avevano abolito la zona neutrale attorno al monastero, una decisione molto grave, che avrebbe dovuto far prevedere una catastrofe. Ma niente fu detto e niente fu fatto in merito. Il monastero avrebbero potuto forse essere salvato, se il principio di neutralità fosse stato rispettato. Con un intervento energico, la Santa Sede avrebbe potuto ottenerlo”.Il giorno prima del bombardamento, gli alleati sganciarono migliaia di volantini sul monastero esortando i civili ad andarsene: “Ma come avrebbero potuto, senza una tregua fra tedeschi e alleati?” si domanda Tasciotti.

La battaglia di Montecassino si concluse il 18 maggio 1944, quando ciò che rimaneva del monastero fu finalmente conquistato dagli alleati. Oggi, nei cimiteri militari della zona, ci sono più di 50 mila tombe.

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