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Aiuti a Kiev, sì del Senato Usa. Alla Camera c’è lo scoglio trumpiano

La legge che stanzia 60 miliardi per l’Ucraina votata anche da 22 repubblicani che sfidano il divieto dell’ex presidente. L’appello di Biden per superare l’ultimo ostacolo: “Vi sollecito a procedere con urgenza, non fate il gioco di Putin”
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NEW YORK — Il Senato americano ha approvato gli aiuti a Ucraina, Israele e Taiwan, sfidando l’opposizione di Donald Trump, ma ora la legge passa alla Camera, dove lo Speaker trumpista Johnson si rifiuta persino di portarla in aula, perché sa che passerebbe. Perciò il presidente Biden ieri lo ha esortato a consentire il voto, avvertendolo: «Così fate il gioco di Putin. La storia vi guarda, le vostre azioni non verranno dimenticate».

Il capo della Casa Bianca aveva presentato una legge da 118 miliardi di dollari, che oltre ad aiutare Kiev avrebbe rafforzato le misure contro l’immigrazione illegale. I repubblicani, dopo aver contribuito a scriverla, l’avevano bocciata, perché Trump non vuole soluzioni al problema del confine col Messico, per usarlo come arma elettorale nella campagna presidenziale. Allora i democratici hanno presentato una nuova versione del testo da 95 miliardi, che non contiene più le misure sull’immigrazione, ma stanzia 60 miliardi per l’Ucraina, 14 per Israele, …

NEW YORK — Il Senato americano ha approvato gli aiuti a Ucraina, Israele e Taiwan, sfidando l’opposizione di Donald Trump, ma ora la legge passa alla Camera, dove lo Speaker trumpista Johnson si rifiuta persino di portarla in aula, perché sa che passerebbe. Perciò il presidente Biden ieri lo ha esortato a consentire il voto, avvertendolo: «Così fate il gioco di Putin. La storia vi guarda, le vostre azioni non verranno dimenticate».

Il capo della Casa Bianca aveva presentato una legge da 118 miliardi di dollari, che oltre ad aiutare Kiev avrebbe rafforzato le misure contro l’immigrazione illegale. I repubblicani, dopo aver contribuito a scriverla, l’avevano bocciata, perché Trump non vuole soluzioni al problema del confine col Messico, per usarlo come arma elettorale nella campagna presidenziale. Allora i democratici hanno presentato una nuova versione del testo da 95 miliardi, che non contiene più le misure sull’immigrazione, ma stanzia 60 miliardi per l’Ucraina, 14 per Israele, 10 per gli aiuti umanitari ai palestinesi e fondi per Taiwan. Ieri mattina il Senato l’ha approvata con 70 voti favorevoli e 29 contrari, perché 22 repubblicani guidati dal loro leader Mitch McConnell hanno deciso di sfidare il divieto di Trump, per tutelare invece gli interessi nazionali degli Usa.

Il testo passa ora alla Camera, ma lo Speaker Johnson minaccia di non farlo neppure votare. Lo fa perché sa che verrebbe approvato e i colleghi trumpisti non glielo perdonerebbero, facendogli subito perdere la sua carica con una mozione di sfiducia. Esiste il modo di aggirarlo attraverso una “discharge petition”, ossia la raccolta di firme tra i deputati che dimostri l’esistenza di una maggioranza favorevole alla legge, obbligando il voto. La speranza di McConnell, però, è che i repubblicani della Camera decidano di mettere l’interesse del paese davanti a quello personale di Trump.

A questo scopo Biden ha lanciato un appello diretto: «Vi sollecito a procedere con urgenza, perché i costi dell’inazione aumentano ogni giorno». Quindi ha aggiunto: «Gli Usa non si piegano davanti a nessuno, figuriamoci davanti a Putin. Ma se non lo fermiamo il suo appetito aumenterà e i costi per noi e i nostri alleati aumenteranno». Ha spiegato che i fondi servono per ricostituire l’arsenale americano e verranno spesi negli Usa. Servono anche per contrastare l’Iran e le milizie alleate di Teheran, che attaccano i soldati americani in Medio Oriente. Quindi ha criticato direttamente il suo rivale: «Trump ha detto frasi scioccanti su Putin, vergognose, anti-americane. E la cosa più terribile è che ci crede. Si è inchinato a un dittatore. Ai repubblicani della Camera dico: schieratevi con la libertà, contro la tirannia».

Putin ha dimostrato le sue intenzioni, mettendo la premier estone Kaja Kallas nella lista dei ricercati da Mosca, perché vuole togliere i monumenti sovietici rimasti nel suo Paese. Una conferma che i paesi baltici sono nel mirino della prossima invasione. Trump però ha frenato ancora sugli aiuti, dicendo che andrebbero dati solo come prestiti. L’ha sostenuto Elon Musk, ormai attivista conservatore, dichiarando che «prolungare la guerra non aiuta l’Ucraina, perché Putin non può perdere».

L’ambasciatore Paolo Zampolli, amico di Donald che ha visto di recente, sostiene che le richieste agli alleati Nato di investire di più nella difesa hanno solo un valore elettorale: «Lockheed Martin impiega 85mila americani, Boeing 105mila, Northrop Grumman 67mila, General Dynamics 75mila. L’industria militare porta migliaia di voti». L’ex consigliere per la sicurezza nazionale Bolton resta però convinto che «se avrà un secondo mandato, Trump uscirà dall’Alleanza».

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