Diario da Gaza – Non riusciamo a lasciare Rafah, i prezzi sono alle stelle dopo il raid israeliano
di Sami al-AjramiRAFAH — Volevamo partire all’alba, siamo ancora bloccati qui a Rafah, la cittadina più a Sud della Striscia. Il raid di lunedì notte ha rallentato i nostri piani. Dopo l’attacco, terribile, dove certo due ostaggi israeliani sono stati liberati ma oltre 100 persone innocenti sono state uccise, è successo il finimondo. In poche ore beni che fino al giorno prima erano disponibili, sono spariti dal mercato. E fra questi il legname necessario a costruirsi una tenda, giacché non siamo stati in alcun modo in grado di procurarci quelle arrivate con gli aiuti umanitari. Eravamo già d’accordo con un artigiano, ma sono bastate 24 ore e una notte di bombardamenti perché tutto cambiasse. E non si trovasse più nulla: o meglio, più nulla a prezzi abbordabili. Come una Borsa impazzita, i prezzi di qualunque bene di prima necessità sono iniziati ad aumentare. 48 ore dopo tutto già costa 3, 4 volte tanto.
E noi che pensavamo di muoverci con anticipo ci siamo ritrovati in ritardo. Per trasferirci s…
RAFAH — Volevamo partire all’alba, siamo ancora bloccati qui a Rafah, la cittadina più a Sud della Striscia. Il raid di lunedì notte ha rallentato i nostri piani. Dopo l’attacco, terribile, dove certo due ostaggi israeliani sono stati liberati ma oltre 100 persone innocenti sono state uccise, è successo il finimondo. In poche ore beni che fino al giorno prima erano disponibili, sono spariti dal mercato. E fra questi il legname necessario a costruirsi una tenda, giacché non siamo stati in alcun modo in grado di procurarci quelle arrivate con gli aiuti umanitari. Eravamo già d’accordo con un artigiano, ma sono bastate 24 ore e una notte di bombardamenti perché tutto cambiasse. E non si trovasse più nulla: o meglio, più nulla a prezzi abbordabili. Come una Borsa impazzita, i prezzi di qualunque bene di prima necessità sono iniziati ad aumentare. 48 ore dopo tutto già costa 3, 4 volte tanto.
E noi che pensavamo di muoverci con anticipo ci siamo ritrovati in ritardo. Per trasferirci sul terreno isolato vicino al mare, e nei pressi di Deir el Balah ci serve tantissima attrezzatura. E non possiamo farne a meno: lì non c’è nulla. Ma intanto il prezzo del cibo è nuovamente schizzato alle stelle. Insieme a quello delle bombole del gas, delle coperte, delle pentole, della benzina. Di tutto quello, cioè, che ci servirà per sopravvivere. E abbiamo anche un altro problema: stiamo esaurendo il denaro contante. Il mio stipendio sul conto in banca viene ancora accreditato: ma non c’è modo di prelevare e fra poco, anche se più ricchi di tanti, saremo miserabili come tutti perché la nostra riserva di banconote si sta esaurendo. Sono ore terribili. Siamo spaventati, nervosi.
Ci siamo divisi i compiti, uomini, donne, bambini: ciascuno ha un qualcosa di specifico da trovare ma anche questa separazione improvvisa ci spaventa. Dopo giorni che non ci allontanavamo che pochi metri da casa, sparpagliarci in queste ore tragiche ci terrorizza. Ma non possiamo fare altrimenti. Intanto la strada costiera che porta verso il Nord è già affollata di gente. Un nuovo raid potrebbe iniziare da un momento all’altro così come l’esercito potrebbe decidere di chiudere la strada o sparare su chi si è già messo in cammino. Netanyahu aveva assicurato che ce ne sarebbe stato uno per i civili.
Ma per ora non ci è arrivata nessuna indicazione. Dobbiamo seguire l’istinto e scegliere l’ora giusta per muoverci. Sono 6 chilometri. Ma sarà un viaggio spaventoso perché saremo più vulnerabili. Fra noi 26, membri di 4 famiglie che da mesi convivono in armonia, ci sono state accese discussioni. Qualcuno vorrebbe andar via subito anche se non siamo pronti. Alla fine abbiamo deciso di resistere il tempo di avere ciò che ci serve. A questo punto, speriamo, saremo pronti giovedì all’alba. Se ci saranno nuovi raid ci sposteremo alle prime avvisaglie. Abbiamo 5 tende già pronte, ce ne servono 9. Se non ci sarà altro modo, nelle tende dormiranno donne e bambini e noi uomini ci arrangeremo. Il nuovo accampamento sarà la soluzione più dura, ma già altri l’hanno affrontata.
Gaza si sta trasformando in una grande tendopoli perché negli edifici nessuno si sente più al sicuro, tanto meno nelle scuole e negli ospedali, diventati un target. Tutti in queste ore stanno scegliendo la soluzione più estrema, andare in una tenda con la famiglia col gelo di febbraio. È una situazione fluida, dove tutto cambia rapidamente. Impossibile restare lucidi. Siamo tutti esausti. Sopravvivere sta diventando una roulette russa. Non sai mai dove sei al sicuro, non sai quando ti può sorprendere la morte.