La capitale Azteca rinasce in 3D. Ecco com’era Tenochtitlàn
di Daniele MastrogiacomoPer la prima volta, dopo cinque secoli, la mitica Tenochtitlán, capitale dell’antico impero Atzeco è riemersa dalle sue rovine ricostruita in 3D. E’ considerata la riproduzione più fedele della città conquistata nel 1521 da Hernán Cortés. Accolto come un Dio dall’imperatore Montezuma II, convinto che incarnasse quello che diceva di aver visto in sogno, il condottiero della Corona spagnola non si fece tanti scrupoli: scaltro e fine stratega sfruttò l’alleanza con le popolazioni nemiche degli atzechi e massacrò quasi 200 mila abitanti di quella che era tra le più grandi e organizzate città del mondo. Non contento, diede fuoco a tutto e distrusse le rovine.
Fondata nel 1325, Tenochtitlán sparì dalla Terra e i suoi resti, sparpagliati attorno e sotto il lago che la circondava, furono sepolti dalla moderna Città del Messico nel frattempo costruita dai conquistadores fino all’indipendenza del paese nordamericano avvenuta nel 1821. Solo nel 2015 degli scavi archeologici riportarono alla luce…
Per la prima volta, dopo cinque secoli, la mitica Tenochtitlán, capitale dell’antico impero Atzeco è riemersa dalle sue rovine ricostruita in 3D. E’ considerata la riproduzione più fedele della città conquistata nel 1521 da Hernán Cortés. Accolto come un Dio dall’imperatore Montezuma II, convinto che incarnasse quello che diceva di aver visto in sogno, il condottiero della Corona spagnola non si fece tanti scrupoli: scaltro e fine stratega sfruttò l’alleanza con le popolazioni nemiche degli atzechi e massacrò quasi 200 mila abitanti di quella che era tra le più grandi e organizzate città del mondo. Non contento, diede fuoco a tutto e distrusse le rovine.
Fondata nel 1325, Tenochtitlán sparì dalla Terra e i suoi resti, sparpagliati attorno e sotto il lago che la circondava, furono sepolti dalla moderna Città del Messico nel frattempo costruita dai conquistadores fino all’indipendenza del paese nordamericano avvenuta nel 1821. Solo nel 2015 degli scavi archeologici riportarono alla luce alcune delle 42 finestre che si aprivano su quello che restava della vecchia capitale. Ma sorgendo proprio nel cuore di Città del Messico, era difficile procedere con dei lavori che tuttora rimangono incompiuti senza svelare la bellezza e la perfetta organizzazione urbanistica dell’antico cuore dell’impero Atzeco.
Ci è riuscito un informatico olandese. Si chiama Thomas Kole, ha 29 anni e vive a Zeist. Nel tempo libero, sfruttando le sue nozioni digitali (lavora in un’azienda che sviluppa installazioni e giochi interattivi per musei e altri luoghi) e applicando gli stessi criteri con cui si realizzano i videogiochi che richiedono velocità di esecuzione nelle sfide e cura nei dettagli, ha riportato alla luce l’intera Tenochtitlán. In modo virtuale, in tre dimensioni. Senza mai aver messo piede sui luoghi e senza parlare una sola parola di spagnolo. Lo ha fatto a distanza.
Ci ha messo un anno e mezzo, con cinque versioni sempre più aggiornate. Un tempo necessario per disegnare, cancellare e modificare un’opera che è considerata eccezionale. Kole è riuscito a superare anche le diffidenze degli storici e degli archeologici, da sempre divisi su come fosse in realtà formata la città imperiale. “Per me”, ammette Thomas intervistato da El Pais, “era un territorio completamente inesplorato. Non so nemmeno come ho trovato l’argomento. Sono appassionato di storia e leggendo alcune cose su quella città ne sono rimasto affascinato. E’ diventata una specie di ossessione. Era impossibile liberarmene”.
Studiando e chiedendo ad altri tre artisti messicani che lo hanno aiutato nella disposizione della città tramite delle foto dei templi più sacri e affidandosi alla stessa lingua originale del Nahuatl, tradotta da un esperto, Kole ha completato finalmente la sua ricostruzione e Tenochtitlán è tornata al suo antico splendore. “Se la guardi ora”, racconta l’artista informatico, “sembra un dipinto impressionista”. Un vero viaggio nel tempo. I vulcani Popocatépetl e Iztaccíhualt sullo sfondo, che oggi non si vedono perché avvolti dall’inquinamento. Il recinto sacro estinto e restituito al suo stato originario assieme all’imponente Tempio Principale. E poi l’estensione della città costruita attorno a questo, con trame rettangolari che indicavano le gerarchie. I 200 mila abitanti erano divisi in quartieri che avevano mercati, scuole, laboratori propri, sullo stile delle colonie delle attuali città. E nelle vie e piazzette, Kole è riuscito anche a piazzare la gente che passeggia, con i loro cestini della spesa e i vestiti di cotone.
“Ci sono cose che devo ancora capire”, aggiunge il giovane informatico. “Come il motivo per cui alcune strade erano disposte in una direzione del tutto casuale. Credo che fosse dovuto all’impatto del flusso naturale dell’acqua, difficile da incanalare”. Ma su questo c’è ancora un ampio dibattito. “Magari fra dieci anni, tra nuovi scavi e altre tecniche di riproduzione”, aggiunge, “ci saranno altre versioni. Pensavo di trasferire una mappa vera a una virtuale. Ma non esiste. Ho fatto tutto foto su foto, immagine su immagine, testimonianze e racconti nella lingua del tempo. Tenochtitlán alla fine è apparsa”. La più fedele, almeno fin qui, al suo originale.