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Una tendopoli infinita sulla spiaggia di Gaza: il piano di Netanyahu per evacuare Rafah

(reuters)
Secondo quanto rivela il Wall Street Journal le 375 mila tende verrebbero montate e gestite dall’Egitto
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TEL AVIV — Israele ha detto all’Egitto che la soluzione per evacuare il milione e mezzo di palestinesi compressi dentro la città di Rafah è creare sulla spiaggia della Striscia quindici tendopoli da venticinquemila tende ciascuna. L’area individuata per questi ipotetici campi per sfollati sarebbe quella che parte da al Mawasi, quindi all’altezza di Khan Yunis, e va fino al porticciolo di Gaza City. In questo piano presentato da Israele il governo egiziano, scrive il Wall Street Journal, dovrebbe avere la responsabilità di costruire e gestire le quindici tendopoli. Stati Uniti e governi arabi alleati, una formula generica che potrebbe indicare l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar forse anche la Giordania, invece dovrebbero metterci i finanziamenti.

Gli attacchi aerei su Rafah sono già cominciati e nella notte tra domenica e lunedì hanno già ucciso più di settanta persone. Questa delle tendopoli sarebbe la risposta di Israele alla richiesta secca da parte dell’Ammini…

TEL AVIV — Israele ha detto all’Egitto che la soluzione per evacuare il milione e mezzo di palestinesi compressi dentro la città di Rafah è creare sulla spiaggia della Striscia quindici tendopoli da venticinquemila tende ciascuna. L’area individuata per questi ipotetici campi per sfollati sarebbe quella che parte da al Mawasi, quindi all’altezza di Khan Yunis, e va fino al porticciolo di Gaza City. In questo piano presentato da Israele il governo egiziano, scrive il Wall Street Journal, dovrebbe avere la responsabilità di costruire e gestire le quindici tendopoli. Stati Uniti e governi arabi alleati, una formula generica che potrebbe indicare l’Arabia Saudita, gli Emirati Arabi Uniti, il Qatar forse anche la Giordania, invece dovrebbero metterci i finanziamenti.

Gli attacchi aerei su Rafah sono già cominciati e nella notte tra domenica e lunedì hanno già ucciso più di settanta persone. Questa delle tendopoli sarebbe la risposta di Israele alla richiesta secca da parte dell’Amministrazione Biden di «un piano eseguibile e credibile» per spostare il milione e mezzo di civili di Rafah prima che le truppe e i carri armati israeliani attacchino la città e si potrebbe riassumere in un sonoro: volete un piano di evacuazione? Pagatelo.

Il governo israeliano continua a essere irremovibile sulla necessità di dare l’assalto a Rafah «per eliminare gli ultimi quattro battaglioni di Hamas», come ha detto il primo ministro Netanyahu. E anche il ministro Benny Gantz, rivale politico di Netanyahu e possibile successore se Israele andasse al voto, ha detto che l’invasione di Rafah ci sarà, «è fuori discussione».

Gli israeliani temono che senza l’assalto finale contro la città Hamas resterà forte in modo irrimediabile e tutta la guerra cominciata dopo il 7 ottobre sarà stata inutile, ma tutti gli interlocutori internazionali di Israele, alleati oppure no, avvertono che l’assalto potrebbe trasformarsi in un ulteriore e accelerato massacro di civili palestinesi. Il bilancio provvisorio fornito dal ministero della Sanità di Gaza ha superato ormai i ventottomila morti e non tiene conto dei corpi che sono rimasti sotto le macerie e non sono stati ancora trovati e conteggiati.

Il problema è che la spiaggia di Gaza è una linea sottile, senza infrastrutture e davvero non adatta ad accogliere centinaia di migliaia di persone per un tempo non ancora specificato. In pratica il piano sarebbe far stare la popolazione di 365 chilometri quadrati, che è l’estensione della Striscia, in meno di tre chilometri quadrati, che è l’estensione della spiaggia di Gaza. Senza che ancora ci sia un benché minimo appoggio, nemmeno un bagno chimico, nei luoghi che dovrebbero ospitare una fila di tende lunga trenta chilometri.

Non si è ancora capito come gli egiziani, che stanno evitando il più possibile il coinvolgimento dentro Gaza, dovrebbero entrare nella Striscia e mettere in piedi i campi, tra l’altro dal valico di Rafah – che hanno già detto resterà chiuso se ci sarà una battaglia. E questo con in mente il fatto che il 10 marzo arriva il Ramadan, mese sacro dei musulmani, e Netanyahu ha chiesto ai suoi generali di concludere l’invasione di Rafah entro quella data perché poi la pressione internazionale per raggiungere il cessate il fuoco diventerebbe troppo forte.

A questo stadio la proposta assomiglia più a un gioco con i numeri: quindici campi da 25mila tende fa 375mila tende e quattro persone per tenda fa un milione e mezzo, che è il numero di civili palestinesi assediato a Rafah.

In questi giorni gli abitanti di Gaza che cercano un riparo non hanno tende e il materiale per farle è scarso. Qualcuno si arrangia con i teli dei camion che entrano nella Striscia. Altri cuciono assieme i sacchi di plastica che contengono gli aiuti, ci sono sarti specializzati che lo fanno per due shekel, l’equivalente di cinquanta centesimi di euro. Qualcuno ha già pensato di andare a rifugiarsi sulla spiaggia perché è stata risparmiata dai combattimenti e dai bombardamenti, ma era l’idea di singoli intraprendenti, non un piano per tutti gli sfollati della Striscia.

Come molte delle proposte e delle controproposte che circolano in questi giorni, anche questa ha l’aria di essere un test per mettere alla prova chi ascolta e osservare la sua reazione e la sua disponibilità, senza esporsi e presentare piani ufficiali. L’idea delle quindici tendopoli gestite dall’Egitto è stata rivelata dal Wall Street Journal in un articolo che non indica fonti riconoscibili con nome e cognome e non viene da fonti in chiaro del governo di Israele.

Megatendopoli e voci sull’attacco imminente fanno parte dei negoziati tanto quanto le riunioni fra i capi dei servizi segreti che fanno da negoziatori al Cairo.

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