Spegnere i satelliti per piegare il nemico. Ecco l’obiettivo delle Guerre Stellari rilanciate da Putin
di Gianluca Di FeoIl 9 luglio 1962 nell’Oceano Pacifico per un attimo il cielo si è acceso della luce di una nuova stella. Il globo di fuoco era però uno spettacolo sinistro: una testata nucleare statunitense da 1,4 megatoni fatta scoppiare da un missile a quattrocento chilometri di altezza, segnando un altro primato nella corsa verso l’Armageddon. L’anno dopo Mosca e Washington siglarono la moratoria sui test atomici, mettendo un freno agli stregoni dell’apocalisse, e il record di quota raggiunto da quell’ordigno è rimasto imbattuto.
Il mistero della nuova minaccia russa
Ora però tutti stanno rievocando il test “Starfish Prime” per trovare una chiave di lettura alle rivelazioni top secret condivise ieri dal consigliere per la Sicurezza nazionale Jake Sullivan con i quattro leader di partito del Congresso e quelli delle Commissioni che controllano i servizi segreti. Le indiscrezioni trapelate sui media forniscono pochi indizi per cercare di ricostruire l’allarme che preoccupa gli Stati Uniti: si tr…
Il 9 luglio 1962 nell’Oceano Pacifico per un attimo il cielo si è acceso della luce di una nuova stella. Il globo di fuoco era però uno spettacolo sinistro: una testata nucleare statunitense da 1,4 megatoni fatta scoppiare da un missile a quattrocento chilometri di altezza, segnando un altro primato nella corsa verso l’Armageddon. L’anno dopo Mosca e Washington siglarono la moratoria sui test atomici, mettendo un freno agli stregoni dell’apocalisse, e il record di quota raggiunto da quell’ordigno è rimasto imbattuto.
Il mistero della nuova minaccia russa
Ora però tutti stanno rievocando il test “Starfish Prime” per trovare una chiave di lettura alle rivelazioni top secret condivise ieri dal consigliere per la Sicurezza nazionale Jake Sullivan con i quattro leader di partito del Congresso e quelli delle Commissioni che controllano i servizi segreti. Le indiscrezioni trapelate sui media forniscono pochi indizi per cercare di ricostruire l’allarme che preoccupa gli Stati Uniti: si tratterebbe di una minaccia russa che riguarda lo spazio, probabilmente relativa alla distruzione dei satelliti e alle testate nucleari. Non un pericolo immediato, ma qualcosa che “nel medio lungo termine” può condizionare la difesa degli Stati Uniti e quindi richiede una risposta della Casa Bianca. Un vero rebus, che alcuni analisti hanno voluto legare al lancio di un vettore Soyuz con un “carico classificato” entrato in orbita cinque giorni fa.
Ed ecco che molti hanno rispolverato la vicenda di “Starfish Prime”, sottolineando il particolare “danno collaterale” provocato dal fungo ad altissima quota: otto satelliti smisero di funzionare, incluso il primo destinato alle trasmissioni televisive di un network americano. Nel 1962 la colonizzazione dello spazio era appena iniziata - il volo di Gagarin ad esempio risaliva all’anno prima - e gli oggetti che ruotavano intorno alla Terra erano pochissimi: oggi invece un’esplosione nucleare di potenza anche inferiore a quell’altezza avrebbe ripercussioni catastrofiche, facendo strage dei sistemi che permettono comunicazioni e geolocalizzazione, oltre ovviamente allo spionaggio.
Ai tempi della Guerra Fredda più volte erano stati studiati piano per posizionare bombe atomiche fuori dall’atmosfera: lo scopo però era sempre la rappresaglia contro le città nemiche, cercando un grimaldello per scardinare l’equilibrio del terrore tra Usa e Urss e trovare la maniera per infliggere un primo colpo nucleare senza possibilità di replica. Non si pensava invece a un’arma orbitante contro i satelliti.
Le ricerche di Cina, Iran e India
Nella nuova competizione tra potenze grandi e piccole abbattere le centrali trasmittenti in orbita è diventata una priorità. Ci sono ricerche avanzatissime non solo del Pentagono e di Mosca, ma anche di Pechino, Teheran e Nuova Delhi. Vengono provati missili e raggi laser basati a terra e altri da schierare su “cannoniere spaziali” mentre i cinesi stanno sviluppando robot con braccia meccaniche che spostano o addirittura “rubano” i satelliti. Tutti preparano abbordaggi cyber per hackerare gli apparati e prenderne il controllo per via cibernetica. Le guerre stellari non sono più fantascienza, ma parte della pianificazione quotidiana di ogni stato maggiore, incluso quello italiano.
L’“esperimento” russo del 2021
Chi vuole farsi un’idea della corsa agli armamenti spaziali può leggere il volume di Frediano Finucci “Operazione Satellite. I conflitti invisibili dalla Guerra Fredda all’Ucraina”, dove è descritto l’esperimento più inquietante di tutti: il 15 novembre 2021 il Cremlino ha fatto scoppiare un vecchio Cosmos provocando una nube di 1.500 detriti, un’onda devastante di rottami che ha continuato a girare per settimane intorno al nostro pianeta, pronta a spezzare antenne e strutture di qualsiasi altra apparecchiatura. In quel caso, la traiettoria era stata calibrata per evitare incidenti gravi. Una testata atomica farebbe molto peggio: le radiazioni manderebbero in tilt qualsiasi satellite in un’area vastissima. Sarebbe uno strumento micidiale, che permetterebbe a Mosca di cancellare in un attimo la supremazia orbitale statunitense: la dipendenza dallo spazio delle reti militari e commerciali occidentali - pensate alla navigazione tramite Gps - viene vista dai generali russi come un elemento di vulnerabilità, che va sfruttato in ogni modo.
La Bomba però ha un limite: falcerebbe stazioni stellari nemiche e amiche, senza fare distinzioni. Un “ordigno fine del mondo” - citando quello del “Dottor Stranamore” di Stanley Kubrik - che rischia di rendere deserte le orbite, portando l’umanità indietro di sessant’anni.
Esiste un altro sospetto, che nasce dall’esame delle sperimentazioni più segrete di Mosca: un reattore nucleare in miniatura per alimentare un satellite killer, in grado così di eliminare gli avversari sparando impulsi elettromagnetici potentissimi. Il prototipo chiamato Ekipazh è stato commissionato alla KB Arsenal di San Pietroburgo che ha ripreso le ricerche sovietiche nel settore: le prove in laboratorio erano state calendarizzate per il 2021 ma la riservatezza sul programma è assoluta. Ekipazh può sommare le prestazioni di altre macchine top secret - come il satellite-pedinatore russo che un anno fa si è avvicinato più volte a tre diverse centrali di telecomunicazione occidentali - e diventare un cecchino dello spazio che usa una sorta di “raggio invisibile”. Un’arma contro cui oggi non esistono difese efficaci: se Putin la renderà operativa, potrà decidere se accecare le sentinelle orbitanti del Pentagono, isolare le telecomunicazioni globali o azzerare i segnali Gps.
Ormai è la nuova dimensione della guerra: i campi di battaglia si stanno allargando fuori dall’atmosfera. Tutti hanno dimenticato l’appello per la pace di Yuri Gagarin, il primo uomo delle stelle, nel momento più cupo della sfida atomica: “Da lassù ho potuto vedere la bellezza del nostro pianeta: salviamo questa meraviglia, non distruggiamola!”.