Trump, i giudici respingono la richiesta di rinvio: il processo “Stormy” inizierà il 25 marzo
di Massimo BasileNew York - Il processo “Stormy” in cui Donald Trump è imputato comincerà il 25 marzo a New York. Lo ha deciso il giudice Juan Merchan, respingendo la richiesta dei legali del tycoon di rinviare tutto a dopo le elezioni. Trump è stato incriminato a marzo dell’anno scorso per 34 reati e accusato di aver falsificato documenti per comprare il silenzio della pornostar Stormy Daniels, che nel 2016, in piena campagna elettorale, aveva minacciato di raccontare a un magazine di aver avuto una relazione extraconiugale con il tycoon.
Il 25 marzo comincerà la selezione dei giurati e per quel giorno Trump potrebbe avere già conquistato alle primarie repubblicane il numero sufficiente di delegati per proclamarsi candidato ufficiale del partito alle presidenziali di novembre. Ma la campagna elettorale rischia di essere ingolfata dagli appuntamenti giudiziari. Il tycoon si era presentato in aula a New York di mattina presto, confessando ai giornalisti quale fosse la sua strategia: rinviare.
“È chia…
New York - Il processo “Stormy” in cui Donald Trump è imputato comincerà il 25 marzo a New York. Lo ha deciso il giudice Juan Merchan, respingendo la richiesta dei legali del tycoon di rinviare tutto a dopo le elezioni. Trump è stato incriminato a marzo dell’anno scorso per 34 reati e accusato di aver falsificato documenti per comprare il silenzio della pornostar Stormy Daniels, che nel 2016, in piena campagna elettorale, aveva minacciato di raccontare a un magazine di aver avuto una relazione extraconiugale con il tycoon.
Il 25 marzo comincerà la selezione dei giurati e per quel giorno Trump potrebbe avere già conquistato alle primarie repubblicane il numero sufficiente di delegati per proclamarsi candidato ufficiale del partito alle presidenziali di novembre. Ma la campagna elettorale rischia di essere ingolfata dagli appuntamenti giudiziari. Il tycoon si era presentato in aula a New York di mattina presto, confessando ai giornalisti quale fosse la sua strategia: rinviare.
“È chiaro che puntiamo a rinviare” tutti i processi, aveva detto, “io sono di nuovo in corsa per le elezioni”. Trump voleva rinviare tutti i processi a dopo le elezioni per due motivi: non avvelenare la sua campagna elettorale e lasciarsi, in caso di vittoria, la possibilità di autograziarsi per tutti i reati. Quello di New York, in realtà, essendo un reato statale, e non federale, non può essere graziato dal presidente degli Stati Uniti, la cui autorità in materia di grazia si ferma solo ai reati federali. In ogni caso, il primo test è fallito.
Il giudice ha spiegato che “Trump non affronterà più di un processo alla volta”. La data è stata decisa dopo che Merchan aveva incontrato a inizio febbraio la giudice federale di Washington Tanya Chuktkan, che presiederà un altro processo, quello per il tentativo di Trump di sovvertire il risultato elettorale del 2020, e sospeso in attesa della decisione della Corte Suprema sull’immunità totale dai processi richiesta dal tycoon. I due giudici hanno probabilmente parlato di come non sovrapporre i due procedimenti.
“Voi - ha aggiunto Merchan in aula, rivolto a Trump e al suo legale - non avete un processo in Georgia e non avete un processo in Florida”. L’avvocato della difesa, Todd Blanche, ha parlato di decisione “incostituzionale” e di “interferenza elettorale”. “Questa situazione - ha aggiunto - ci porterà fino alla terza settimana di maggio e non ci consentirà di preparare in maniera significativa in un processo in cui la strategia difensiva sarà estremamente importante”. “Il presidente Trump - ha concluso - tutte le volte dice che è una ‘interferenza elettorale’ e i media lo prendono in giro, ma di fatto lo è costringerlo a stare seduto qui in aula”.
Se le previsioni di Blanche saranno confermate, Trump dovrà partecipare a quattro sedute alla settimana e riceverà un verdetto nella seconda metà di maggio. Subito dopo dovrebbe cominciare un altro processo, quello in Florida, dove è imputato di aver tenuto illegalmente documenti riservati del governo. E tutto questo in un calendario fitto di impegni elettorali.