Effetto Avdiivka, ora Kiev rischia il tracollo psicologico. Mentre Putin punta a demolire il fronte interno
di Gianluca Di FeoQuella dal centro di Avdiivka non è stata una ritirata, ma una fuga disperata. Molti soldati sono stati uccisi dalle cannonate mentre attraversavano allo scoperto il terreno verso le retrovie; tanti altri sono stati catturati. Le truppe russe hanno filmato i prigionieri, spesso giovanissimi, stremati da settimane sotto le bombe: alcuni tremavano senza riuscire a fermarsi. Il ripiegamento è avvenuto in maniera ordinata solo nelle industrie della periferia trasformate in fortini - come l’impianto della cookeria o la stazione di pompaggio - dove nei giorni scorsi erano arrivati i rinforzi della Azov. Le testimonianze dalle altre postazioni descrivono un “si salvi chi può” pagato a carissimo prezzo dai fanti della Brigata 110, che per quattro mesi hanno lottato nella città del Donbass senza mai ricevere rimpiazzi.
Il primo effetto della caduta di Avdiivka è soprattutto psicologico e può incidere sulla tenuta del morale dell’intero esercito di Kiev. La rimozione del popolarissimo gen…
Quella dal centro di Avdiivka non è stata una ritirata, ma una fuga disperata. Molti soldati sono stati uccisi dalle cannonate mentre attraversavano allo scoperto il terreno verso le retrovie; tanti altri sono stati catturati. Le truppe russe hanno filmato i prigionieri, spesso giovanissimi, stremati da settimane sotto le bombe: alcuni tremavano senza riuscire a fermarsi. Il ripiegamento è avvenuto in maniera ordinata solo nelle industrie della periferia trasformate in fortini - come l’impianto della cookeria o la stazione di pompaggio - dove nei giorni scorsi erano arrivati i rinforzi della Azov. Le testimonianze dalle altre postazioni descrivono un “si salvi chi può” pagato a carissimo prezzo dai fanti della Brigata 110, che per quattro mesi hanno lottato nella città del Donbass senza mai ricevere rimpiazzi.
Il primo effetto della caduta di Avdiivka è soprattutto psicologico e può incidere sulla tenuta del morale dell’intero esercito di Kiev. La rimozione del popolarissimo generale Zaluzhny decisa dal presidente Zelensky ha aperto una crepa tra militari e governo, che adesso potrebbe venire allargata dalla disfatta sul campo. Le scelte del nuovo comandante in capo, il generale Syrsky, sembrano avere confermato la sua fama di ufficiale più attento alle indicazioni politiche che alle condizioni dei reparti. La ritirata - sottolineano analisti ed ex ufficiali ucraini - doveva essere ordinata due settimane fa, quando la situazione è apparsa insostenibile.
Secondo le voci che rimbalzano di caserma in caserma, Zaluzhny già a inizio febbraio giudicava inutile la resistenza: il volume di fuoco dell’artiglieria e dei cacciabombardieri russi stava radendo al suolo tutto, mentre il blocco degli aiuti americani aveva lasciato le batterie ucraine senza munizioni. Zelensky gli avrebbe imposto di proseguire la lotta e poi lo avrebbe sostituito, con l’unico risultato di abbandonare decine se non centinaia di morti e prigionieri tra le rovine di Avdiivka.
Questo sostiene “radio fante” e i racconti drammatici dei superstiti che sui canali Telegram descrivono l’orrore della battaglia rischiano di dare un colpo fortissimo alla determinazione dell’armata ucraina, incrinando la fiducia nei nuovi vertici militari. I reparti in prima linea sono tutti nella stessa situazione: inferiori ai russi per uomini e proiettili, sempre più stanchi. Dagli Stati Uniti non arrivano più armi e il governo ha bloccato la mobilitazione chiesta dal generale Zaluzhny e così i vuoti negli organici impediscono ai veterani di tirare il fiato dopo due anni di combattimenti.
Putin conosce questa situazione e si prepara a scatenare la macchina della disinformazione per inasprire i contrasti e seminare zizzania: vuole demolire il fronte interno ucraino. In una guerra di logoramento, il primo focolaio del collasso che porta alla sconfitta spesso nasce dalle divisioni politiche nelle istituzioni - come accadde a Vienna e Berlino nel 1918 - e oggi il consenso di Zelensky è in picchiata. Le prossime mosse russe punteranno a minare la volontà di lotta del popolo ucraino, quello che il Cremlino tenta da ventiquattro mesi ma che ora appare possibile: è l’unico modo di obbligare Kiev a discutere rapidamente un cessate il fuoco, che lo Zar presenterebbe come una vittoria.
Per questo si teme che la campagna di raid missilistici contro le città diventerà più intensa e tornerà a bersagliare soprattutto la produzione di energia elettrica, fermando il riscaldamento in mesi gelidi e l’attività delle fabbriche. Anche le prossime scelte del generale Gerasimov mireranno a un risultato politico. Il comandante russo deve decidere se tentare una stoccata proprio ad Avdiivka e sondare la robustezza della nuova linea difensiva nemica - allestita alle spalle della città forse tardivamente negli ultimi due mesi, quando il suolo era già ghiacciato - oppure concentrare le riserve russe in un’altra direzione, proprio per ottenere una seconda vittoria che pesi sull’opinione pubblica ucraina più che sullo scenario militare.
I benefici strategici della conquista sono limitati: alleggerisce la pressione ucraina su Donetsk, la capitale della repubblica secessionista filorussa che dista venti chilometri, e rende più sicure le arterie di rifornimento. Ma se un anno fa la cattura di Bakhmut era stata monopolizzata da Evgenij Prigozhin, Avdiivka è un trofeo tutto per Putin: un pezzo di Donbass strappato al nemico, da esibire nella campagna elettorale per restare al Cremlino e proseguire il suo spietato disegno di potere.