Senegal, la Corte costituzionale piega il presidente: “Elezioni il prima possibile”
di Leonardo MartinelliMacky Sall, l’attuale presidente senegalese, ormai a fine mandato (scade il 2 aprile), ci ha provato: all’inizio di febbraio aveva annunciato il rinvio delle presidenziali, inizialmente previste il 25 febbraio. E l’Assemblea nazionale, dominata da una maggioranza a lui fedele, aveva approvato una legge che fissava le consultazioni addirittura al 25 dicembre. Sì, un “colpo di Stato costituzionale”, avevano gridato le forze dell’opposizione e la società civile, in un Paese, il Senegal, indipendente dal 1960 e da sempre considerato un’oasi di stabilità politica in Africa, con una solida tradizione democratica.
Sall ci ha provato, ma gli è andata male: giovedì sera la Corte costituzionale ha annullato la decisione di rinviare le presidenziali, intimandolo a fissare una nuova data “nei migliori tempi possibili”. Ma soprattutto il presidente, la cui reazione destava non pochi timori a Dakar (un colpo di Stato in un Paese africa…!-->!-->
Macky Sall, l’attuale presidente senegalese, ormai a fine mandato (scade il 2 aprile), ci ha provato: all’inizio di febbraio aveva annunciato il rinvio delle presidenziali, inizialmente previste il 25 febbraio. E l’Assemblea nazionale, dominata da una maggioranza a lui fedele, aveva approvato una legge che fissava le consultazioni addirittura al 25 dicembre. Sì, un “colpo di Stato costituzionale”, avevano gridato le forze dell’opposizione e la società civile, in un Paese, il Senegal, indipendente dal 1960 e da sempre considerato un’oasi di stabilità politica in Africa, con una solida tradizione democratica.
Sall ci ha provato, ma gli è andata male: giovedì sera la Corte costituzionale ha annullato la decisione di rinviare le presidenziali, intimandolo a fissare una nuova data “nei migliori tempi possibili”. Ma soprattutto il presidente, la cui reazione destava non pochi timori a Dakar (un colpo di Stato in un Paese africano che non ne ha mai conosciuti?), venerdì sera ha deciso di adeguarsi. L’incertezza prevale ancora in Senegal. Ma la democrazia è apparentemente salva.
E una cosa è certa: Sall ne esce fortemente screditato. Nel luglio 2023, sempre più impopolare, aveva rinunciato a candidarsi per la terza volta (eletto la prima nel 2012, era stato poi riconfermato nel 2019). Ma il suo candidato Amadou Ba, attuale primo ministro, è precipitato nei sondaggi ed è sempre più divisivo anche all’interno di Benno Bokk Yakaar, la coalizione governativa. Proprio scorgendo all’orizzonte la mala parata, Sall avrebbe deciso di rinviare le presidenziali, cercando di restare in sella fino alla fine dell’anno. Ma la Corte costituzionale ha detto di no.
Probabilmente hanno giocato a favore le proteste di Francia, Regno Unito, Unione europea, di Ecowas (la Comunità economica degli Stati dell’Africa dell’Ovest), ma anche degli Stati Uniti, che fin dagli inizi hanno protestato contro il colpo di mano del presidente. Tutti temono che perfino il Senegal cada nella maledizione golpista che ha contagiato il Niger, nel luglio 2023, e in precedenza il Mali e Il Burkina Faso. I tre Paesi sono poi caduti sotto l’influenza russa.
Venerdì e sabato della settimana scorsa le manifestazioni in piazza contro Sall si erano concluse con la morte di tre giovani, negli scontri con le forze dell’ordine, che avevano pure incarcerato decine di oppositori. Anche questi eventi hanno probabilmente preoccupato e influenzato la Corte. Questa si rende conto della “impossibilità di organizzare le presidenziali alla data prevista inizialmente”. Ma chiede di “fissarle nei migliori tempi possibili”. Quanto a Sall, ha annunciato che “eseguirà pienamente” la decisione della Corte costituzionale, anche se un rompicapo giuridico anima già il dibattito politico: cosa significano quei “migliori tempi possibili”?
“Il primo turno potrebbe tenersi il 3 o il 10 marzo e il secondo il 24 al più tardi”, ha sottolineato Issa Sall, già esponente della Commissione elettorale nazionale autonoma. Ma in realtà Sall potrebbe anche dare le dimissioni in extremis il 2 di aprile, lasciare il potere al presidente dell’Assemblea nazionale, al quale la Costituzione riconosce l’interim in questi casi, e che dovrebbe organizzare elezioni entro 90 giorni.
Le consultazioni in ogni caso si dovrebbero tenere molto prima del 15 dicembre voluto da Sall. E chi potrebbe imporsi? Uno dei principali favoriti è Bassirou Diomaye Faye, candidato anti-sistema, numero due del Pastef, partito dall’ispirazione sovranista e panafricanista, che è stato disciolto nel luglio 2023 e che rappresenta il nemico numero uno di Sall.
Il suo principale rivale è soprattutto Ousmane Sonko, il leader del Pastef, accusato di stupro su una giovane donna (ma secondo i suoi sostenitori sarebbe solo una scusa dell’attuale classe dirigente per bloccarne l’ascesa). Sonko è ancora incarcerato e la Corte costituzionale gli ha vietato di candidarsi.
Anche Diomaye Faye, il suo braccio destro, è in detenzione preventiva, per un messaggio postato su Facebook contro i magistrati. Ma la Corte costituzionale ne ha approvato la candidatura e, voci insistenti a Dakar ne danno la scarcerazione come vicina. Intanto giovedì 134 oppositori sono stati liberati e 90 venerdì (Sall ha accettato): quasi tutti fanno parte proprio del Pastef. Ad appoggiare Sonko e Diomaye Faye sono i giovani, in un Paese dove la metà dei 18 milioni di abitanti ha meno di 18 anni. Sono ancora i giovani ad alimentare l’emigrazione clandestina, che nel 2023 è aumentata tantissimo, soprattutto attraverso le Canarie: 1.500 km di viaggio dalle coste senegalesi, pericolosissimo attraverso le insidie dell’oceano Atlantico.