Orfani di Navalny, i dissidenti russi alzano bandiera bianca: “Non c’è via d’uscita”
di Rosalba CastellettiÈ una lotta di Sisifo. Uomini in nero spazzano via i memoriali improvvisati di lumini e fiori affondati nella neve in memoria di Aleksej Navalny, i russi a poco a poco li ricompongono.
Succede un po’ ovunque. A Mosca in Piazza Lubjanka, sede dell’ex Kgb, davanti alla Pietra Solovetskij portata sin lì dal primo Gulag dell’Urss. O davanti al Muro del Dolore in onore delle vittime della repressione stalinista sul viale intitolato al dissidente sovietico premio Nobel per la pace Andrej Sakharov. A Ekaterinburg, sugli Urali. O a Novosibirsk, in Siberia. L’unica protesta rimasta. Un pallido ricordo delle manifestazioni di piazza di un tempo.
Le proteste del passato
Il 18 luglio del 2013, dopo che un tribunale aveva …
È una lotta di Sisifo. Uomini in nero spazzano via i memoriali improvvisati di lumini e fiori affondati nella neve in memoria di Aleksej Navalny, i russi a poco a poco li ricompongono.
Succede un po’ ovunque. A Mosca in Piazza Lubjanka, sede dell’ex Kgb, davanti alla Pietra Solovetskij portata sin lì dal primo Gulag dell’Urss. O davanti al Muro del Dolore in onore delle vittime della repressione stalinista sul viale intitolato al dissidente sovietico premio Nobel per la pace Andrej Sakharov. A Ekaterinburg, sugli Urali. O a Novosibirsk, in Siberia. L’unica protesta rimasta. Un pallido ricordo delle manifestazioni di piazza di un tempo.
Le proteste del passato
Il 18 luglio del 2013, dopo che un tribunale aveva condannato Navalny a cinque anni di carcere con l’accusa di appropriazione indebita nel caso Kirovles, la gente era scesa in massa nelle strade. L’indomani la pena era stata sospesa. Navalny aveva passato soltanto una notte in carcere e poi era persino stato ammesso alle elezioni del sindaco di Mosca.
A migliaia avevano protestato anche il 17 gennaio del 2021, quando Navalny era stato arrestato al suo rientro dalla Germania dov’era stato curato dopo l’avvelenamento. Allora le manifestazioni non erano riuscite a restituirgli la libertà, ma erano pur sempre una prova di dissenso.
Ora cortei o picchetti non sono più concepibili. Quel che resta è una processione silenziosa per non sentirsi soli nel lutto. Nessuno slogan, nessun poster. Anche se non basta a scongiurare gli arresti: 359 secondo l’ong Ovd-info. È la strategia del Terrore che, con la morte di Navalny, ha attraversato il suo Rubicone.
L’opposizione russa senza leader
La scomparsa del “nemico pubblico numero 1” priva la sparuta e dispersa opposizione russa del suo leader più carismatico e lascia Vladimir Putin senza rivali proprio a un mese dalle presidenziali che lo riconfermeranno al potere almeno fino al 2030.
«Abbiamo perso il nostro leader, ma non abbiamo perso le nostre idee e le nostre convinzioni. Sono sicura che la sua eredità non morirà con lui». Kira Jarmish, portavoce di Navalny per oltre un decennio, continua a credere nella “bella Russia del futuro” di cui parlava l’ex leader e ora martire dell’opposizione, primo politico russo a non guardare al “glorioso passato” russo, ma a immaginare un’utopia. «Un vero Paese democratico con elezioni giuste, un tribunale indipendente, una stampa libera. Un Paese pacifico e ricco», dice Jarmish. Ma le sue parole sembrano cadere nel vuoto.
Gli eredi della Fondazione anti-corruzione
Come tutto il team della Fondazione anti-corruzione creata da Navalny è fuggita all’estero quando il movimento è stato etichettato come “estremista” e messo fuori legge. Dall’esilio Fbk ha continuato a pubblicare inchieste su YouTube, ma era la prigionia di Navalny a dare autorità morale al movimento. Nessuno dei collaboratori ha il suo carisma. Soltanto la vedova Julija Navalnaja potrebbe forse raccoglierne il testimone.
Gli oppositori in carcere o in esilio
I proclamati “leader” dell’opposizione sono tutti in esilio o dietro le sbarre. L’ex oligarca Mikhail Khodorkovskij vive a Londra, lo scacchista Garri Kasparov che insieme a Navalny guidò le proteste in piazza Bolotnaja del 2012 a New York. I loro tentativi di coordinarsi con Fbk e altri dissidenti sono naufragati. Più volte sono prevalse le divisioni.
Ilja Jashin sta scontando otto anni e mezzo per discredito delle forze armate. È l’unico che potrebbe raccogliere l’eredità di Navalny, ma non ha alle spalle i suoi potenti social. Vladimir Kara-Murza, due sospetti avvelenamenti, è stato condannato a 25 anni per tradimento.
Non resta che Boris Nadezhdin, il sedicente pacifista estromesso dalla corsa alle presidenziali che ieri ha scritto: «La gente é paralizzata dal dolore per la perdita e sembra che il sogno di una Russia libera si sia dissolto. Ma non è vero. Farò di tutto per realizzare ciò per cui Aleksej e milioni di nostri cittadini hanno combattuto». Tuttavia, per Keir Giles della Chatham House di Londra, «è difficile immaginare chi altro potrebbe ricoprire il ruolo di Navalny».
“Putin è un Re Solitario”
«Ora il nostro comandante supremo è senza rivali. Ormai è un Solus Rex: un Re Solitario», sostiene Andrej Kolesnikov del Carnegie Russia Eurasia Center. «Navalny non aveva nulla in comune con Evgenij Prigozhin, ma la loro scomparsa non fa altro che lasciare l’autocrate ancora più solo sul suo Olimpo. Il potere non solo è stato preservato, è assoluto».
Lo sconforto regna anche tra i moscoviti che depongono fiori. «Non vedo più una via d’uscita», hanno commentato in tanti a Repubblica. Sognavano una Russia senza Vladimir Putin, una Rossija bez Putina. Si sono ritrovati in una Russia senza Navalny. E ora si sentono orfani.