Con i fucili nel kibbutz: i video che secondo Israele dimostrano il coinvolgimento di dipendenti dell’Unrwa negli attacchi del 7 ottobre
dal nostro inviato Daniele RaineriTEL AVIV – Il 28 gennaio era uscita in pubblico la notizia di un dossier dell’intelligence israeliana contro dodici dipendenti dell’Unrwa, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, che avrebbero partecipato al massacro del 7 ottobre. Il dossier era stato criticato perché mancavano i dettagli rilevanti, il chi ha fatto che cosa, ma aveva prodotto lo stesso conseguenze molto pesanti per l’Agenzia.
Un gruppo di sedici Paesi, inclusi Germania e Stati Uniti che sono al primo e al secondo posto sulla lista dei donatori che con i loro contributi hanno in denaro fanno funzionare l’Unrwa, ha annunciato che sospende le donazioni in attesa di sapere che cosa troverà un’indagine interna condotta dalle Nazioni Unite. Il problema è che l’Agenzia ha fondi sufficienti soltanto per arrivare alla fine di febbraio e, ovviamente, sta lavorando in un periodo di crisi senza precedenti per la popolazione civile di Gaza, allo stremo dopo più di centotrenta giorni di guerra e di raziona…
TEL AVIV – Il 28 gennaio era uscita in pubblico la notizia di un dossier dell’intelligence israeliana contro dodici dipendenti dell’Unrwa, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, che avrebbero partecipato al massacro del 7 ottobre. Il dossier era stato criticato perché mancavano i dettagli rilevanti, il chi ha fatto che cosa, ma aveva prodotto lo stesso conseguenze molto pesanti per l’Agenzia.
Un gruppo di sedici Paesi, inclusi Germania e Stati Uniti che sono al primo e al secondo posto sulla lista dei donatori che con i loro contributi hanno in denaro fanno funzionare l’Unrwa, ha annunciato che sospende le donazioni in attesa di sapere che cosa troverà un’indagine interna condotta dalle Nazioni Unite. Il problema è che l’Agenzia ha fondi sufficienti soltanto per arrivare alla fine di febbraio e, ovviamente, sta lavorando in un periodo di crisi senza precedenti per la popolazione civile di Gaza, allo stremo dopo più di centotrenta giorni di guerra e di razionamenti. Altri governi, come per esempio la Spagna e l’Irlanda, hanno fatto una scelta politica e hanno deciso non soltanto di non sospendere i finanziamenti ma di aumentarli.
Due giorni fa il ministro della Difesa, Yoav Gallant, ha presentato lo stesso dossier contro i dipendenti dell’Unrwa ma questa volta con molte più informazioni: i nomi, i ruoli precisi durante l’attacco, le prove che reggono l’accusa. Ecco un esempio delle accuse portate dal governo israeliano: una scheda del dossier mostra uno spezzone del filmato di una telecamera di sicurezza e nel filmato si vede un dipendente dell’Unrwa, Faisal Ali Mussalem al Naami, scendere da una macchina il 7 ottobre dentro al kibbutz Be’eri assieme a un’altra persona che imbraccia un fucile d’assalto. Faisal carica nel bagagliaio il cadavere di un israeliano ucciso per poi portarlo nella Striscia di Gaza - anche i cadaveri sono materiale di scambio nelle trattative.
Un secondo esempio: Ala Abd al Hamid Qassem al Jouda, insegnante di religione e di arabo per l’Unrwa, residente a Gaza, è accusato di essere un comandante di compagnia di Hamas ed è stato catturato durante i combattimenti in territorio israeliano il 7 ottobre. Per altri dieci dipendenti ci sono accuse della stessa gravità.
In molti criticano il dossier perché sostengono che i governi donatori hanno sospeso le donazioni per colpa di pochi individui. Il ministro Gallant sostiene invece che dei tredicimila dipendenti dell’Unrwa a Gaza 1468, il dodici per cento, sia affiliato a Hamas oppure alla Jihad islamica. Di questi 185 per Hamas e 51 per la Jihad avrebbero anche ruoli di combattimento. In breve: il governo israeliano considera tutta l’Unrwa un’organizzazione compromessa in modo troppo profondo e sistematico con Hamas per continuare a lavorare con finanziamenti internazionali. La settimana scorsa l’esercito israeliano ha scoperto un tunnel sotto il quartiere generale dell’Unrwa che conteneva un centro dati e i server di Hamas, usati per la raccolta di informazioni e l’intelligence del gruppo palestinese. Questo centro dati secondo le fotografie pubblicate dall’esercito israeliano condivideva l’allacciamento elettrico con l’edificio dell’Unrwa.
Fonti del governo e dell’esercito israeliano hanno spiegato al quotidiano Haaretz che in realtà queste accuse non hanno lo scopo di bloccare il lavoro dell’Agenzia adesso perché sta facendo un lavoro cruciale nella Striscia - vale a dire distribuire gli aiuti e il cibo ai palestinesi - e non può essere rimpiazzata sul breve termine. Ma sul medio-lungo termine molti ministri del governo hanno già annunciato l’intenzione di sostituire l’Unrwa con altri meccanismi per distribuire gli aiuti.
L’agenzia delle Nazioni Unite gestisce il registro e l’assegnazione di diritto dello status di rifugiato palestinese nei campi profughi sparsi da Gaza e Cisgiordania a Siria, Libano e Giordania. È uno status che si trasmette per discendenza. Da settecentomila che erano nel 1948, l’anno della Nakba che per i palestinesi fu la catastrofica cacciata dalle loro case, oggi i rifugiati sono diventati quasi sei milioni e se fosse applicato loro il diritto al ritorno - per ipotesi, perché non c’è al momento una possibilità concreta - cambierebbero la composizione demografica dello Stato di Israele.