MONACO DI BAVIERA — In un anno la stima dei costi della ricostruzione dell’Ucraina è lievitata da 411 a 486 miliardi di dollari. La più recente previsione della Banca mondiale è stata presentata alla Conferenza di Monaco. Ne parliamo con il direttore generale, Axel van Trotsenburg.
Direttore, l’offensiva di primavera è fallita, Avdiivka è caduta, dal punto di vista militare l’Ucraina attraversa un momento difficile. E le vostre stime per la ricostruzione crescono, ovviamente, man mano che la devastazione provocata dai russi aumenta.
«Più dura la guerra, più aumentano i costi della ricostruzione. Per darle un’idea: il 10% di tutti gli edifici in Ucraina è stato danneggiato o distrutto dal 24 febbraio del 2022 ad oggi. Il che significa che 80 miliardi dei 486 serviranno solo per rimettere in sesto o ricostruire case, edifici, immobili».
In più ci sono edifici o infrastrutture che non possono aspettare la fine della gu…
MONACO DI BAVIERA — In un anno la stima dei costi della ricostruzione dell’Ucraina è lievitata da 411 a 486 miliardi di dollari. La più recente previsione della Banca mondiale è stata presentata alla Conferenza di Monaco. Ne parliamo con il direttore generale, Axel van Trotsenburg.
Direttore, l’offensiva di primavera è fallita, Avdiivka è caduta, dal punto di vista militare l’Ucraina attraversa un momento difficile. E le vostre stime per la ricostruzione crescono, ovviamente, man mano che la devastazione provocata dai russi aumenta.
«Più dura la guerra, più aumentano i costi della ricostruzione. Per darle un’idea: il 10% di tutti gli edifici in Ucraina è stato danneggiato o distrutto dal 24 febbraio del 2022 ad oggi. Il che significa che 80 miliardi dei 486 serviranno solo per rimettere in sesto o ricostruire case, edifici, immobili».
In più ci sono edifici o infrastrutture che non possono aspettare la fine della guerra per essere rimessi in sesto.
«Esatto. Le autorità ucraine ci segnalano che hanno bisogno anche di fondi per le urgenze immediate: si pensi a quando un’infrastruttura energetica viene colpita da un drone. I costi sono stimati in circa 15 miliardi di euro solo per quest’anno, e in realtà ne mancano circa 9,5 per coprire il totale del fabbisogno per queste urgenze».
Lei è stato di recente a Roma, al vertice Italia-Africa. Che impressione ha avuto?
«Il messaggio più importante che ho tratto da quella conferenza, e l’ho anche detto al governo Meloni, è che l’Africa deve essere messa al centro dell’agenda del G7. La Banca mondiale destina il 45-50% delle sue risorse all’Africa; vent’anni fa era ancora il 15%. Quindi troviamo estremamente importante che l’attenzione dell’Italia verso l’Africa stia aumentando».
In realtà è una discussione che va avanti da un po’ di tempo, ma si fatica a capire quali siano i risultati. Anche l’ex cancelliera tedesca Angela Merkel invitava molti Paesi africani ai vertici internazionali.
«Penso sinceramente che in un’eta di crisi, di recupero lento dalla terribile pandemia, molti Paesi occidentali abbiano anche margini fiscali ridotti per aiutare. Il nostro compito come Banca mondiale, però, è ricordare le difficoltà dei Paesi poveri. Che sono anche molto più devastati dai cambiamenti climatici nonostante producano solo il 3% delle emissioni. Non dimentichiamoci di loro».