Addio floppy disk: in Giappone finisce l’era dei dischetti vintage
dal nostro corrispondente Gianluca ModoloPECHINO - Addio anni ’90, benvenuto 2024. Sono almeno due anni che il Giappone tenta di liberarsi degli obsoleti floppy disk, ancora oggi utilizzati dai burocrati nipponici. Ora la guerra ai dischetti vintage è arrivata alla battaglia finale. I ministeri e le agenzie del governo centrale stanno finalmente dicendo sayonara alle regole che obbligavano all'uso dei floppy (e pure dei cd-rom) nelle varie procedure amministrative per archiviare documenti presentati da cittadini e imprese.
Il Ministero dell’Economia e del Commercio ha recentemente annunciato infatti la modifica di 34 ordinanze in tal senso. Circa 1.900 procedure governative richiedono ancora l'uso di floppy disk, cd e minidisc: un paradosso in uno dei Paesi più ipertecnologici al mondo. Finiti in cantina o al macero nel resto del pianeta già da almeno vent’anni, nel Paese del Sol Levante i dischetti vintage resistono.
La crociata l’aveva lanciata nell’agosto del 2022 il ministro del Digitale, Taro Kono: due anni fa promise c…
PECHINO - Addio anni ’90, benvenuto 2024. Sono almeno due anni che il Giappone tenta di liberarsi degli obsoleti floppy disk, ancora oggi utilizzati dai burocrati nipponici. Ora la guerra ai dischetti vintage è arrivata alla battaglia finale. I ministeri e le agenzie del governo centrale stanno finalmente dicendo sayonara alle regole che obbligavano all'uso dei floppy (e pure dei cd-rom) nelle varie procedure amministrative per archiviare documenti presentati da cittadini e imprese.
Il Ministero dell’Economia e del Commercio ha recentemente annunciato infatti la modifica di 34 ordinanze in tal senso. Circa 1.900 procedure governative richiedono ancora l'uso di floppy disk, cd e minidisc: un paradosso in uno dei Paesi più ipertecnologici al mondo. Finiti in cantina o al macero nel resto del pianeta già da almeno vent’anni, nel Paese del Sol Levante i dischetti vintage resistono.
La crociata l’aveva lanciata nell’agosto del 2022 il ministro del Digitale, Taro Kono: due anni fa promise che tali procedure dovevano essere spostate online, in un processo di digitalizzazione dell’amministrazione pubblica. “Ci sono ancora 1.900 procedure governative che bisogna fare utilizzando questi dischi, per presentare delle domande o archiviare dei documenti. Rivedremo rapidamente queste pratiche”, promise all’epoca il ministro. Aggiungendo, sarcastico: “Ma poi, dove diavolo si comprano più oggi i floppy disk?”. La stessa giapponesissima Sony smise di produrli infatti già nel 2011. Oggi molti giovani giapponesi - e non solo - a malapena sarebbero capaci di riconoscerne uno.
Kono non è nuovo a battaglie del genere. Già nel 2021, quando era ministro delle riforme amministrative, se l’era presa con gli hanko (i sigilli usati per firmare contratti e altri documenti) e i fax, ritenuti “obsoleti”. Che invece continuano ad essere utilizzati eccome negli uffici.
Non è la prima volta che il Giappone fa notizia per queste abitudini “antiquate”. C’è chi imputa al fenomeno una scarsa alfabetizzazione digitale (l’ex ministro della cybersicurezza Yoshitaka Sakurada ammise, candidamente, di non aver mai usato un computer in vita sua) e una cultura burocratica decisamente conservatrice.
Dopo due anni di battaglie, la guerra sembra ora essere vinta. Sayonara floppy disk.