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Le ultime lettere di Navalny: “Trump ha un’agenda che fa paura: i democratici non sono preoccupati?”

(reuters)

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In un carteggio con l’amico e fotografo Evgenij Feldman, il leader dell’opposizione russa aveva espresso i suoi timori per la possibile rielezione del tycoon. A fargli compagnia nei mesi di isolamento i classici dellaletteratura russa e un saggio sulla morte dell’oppositore assassinato Nemtsov
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MOSCA - Mentre i dettagli sulla morte di Aleksej Navalny restano sconosciuti e ci si interroga su quale sarà il destino del suo corpo nei prossimi mesi, amici e sostenitori ripercorrono gli ultimi anni di vita dell’attivista e gli ultimi mesi, con le lettere inviate dal carcere.

Solo tre giorni prima del trasferimento Navalny era riuscito a scambiare corrispondenza con il fotografo russo e suo amico Evgenij Feldman, al quale aveva confidato di temere la rielezione di Trump: “I democratici non sono preoccupati? La sua agenda è davvero spaventosa”.

Negli anni Navalny è stato in grado di inviare centinaia di lettere scritte a mano, grazie a Zonatelecom: una compagnia di telecomunicazioni che dal 2010 collabora con il Servizio penitenziario per permettere ai detenuti di comunicare con famiglia e conoscenti.

Per qualche rublo è possibile fare telefonate, videochiamate e inviare scansioni di lettere, ovviamente sotto l’occhio attento dei censori. Una lettera può impiegare anche due …

MOSCA - Mentre i dettagli sulla morte di Aleksej Navalny restano sconosciuti e ci si interroga su quale sarà il destino del suo corpo nei prossimi mesi, amici e sostenitori ripercorrono gli ultimi anni di vita dell’attivista e gli ultimi mesi, con le lettere inviate dal carcere.

Solo tre giorni prima del trasferimento Navalny era riuscito a scambiare corrispondenza con il fotografo russo e suo amico Evgenij Feldman, al quale aveva confidato di temere la rielezione di Trump: “I democratici non sono preoccupati? La sua agenda è davvero spaventosa”.

Negli anni Navalny è stato in grado di inviare centinaia di lettere scritte a mano, grazie a Zonatelecom: una compagnia di telecomunicazioni che dal 2010 collabora con il Servizio penitenziario per permettere ai detenuti di comunicare con famiglia e conoscenti.

Per qualche rublo è possibile fare telefonate, videochiamate e inviare scansioni di lettere, ovviamente sotto l’occhio attento dei censori. Una lettera può impiegare anche due settimane per arrivare al destinatario.

I colloqui con gli avvocati, offrivano a Navalny una ulteriore occasione per comunicare con il mondo esterno. E quando ai legali è stato vietato di consegnare documenti all'attivista, hanno iniziato a mostrarglieli attraverso il vetro che li separava. Poi c’erano i fugaci momenti durante le sue frequenti udienze in tribunale, su nuovi casi di cui era imputato o su denunce presentate da Navalny stesso contro le istituzioni carcerarie. L’ultima volta che è stato visto dai suoi avvocati, in buona salute, partecipava in videoconferenza a un’udienza in tribunale.

A metà degli anni 2000, nel pieno dell’attività politica, il canale prediletto da Aleksej Navalny era Twitter, piattaforma che utilizzava per discutere con i giornalisti, punzecchiare le autorità e commentare i fatti di cronaca. Negli ultimi anni, e soprattutto dopo l’arresto nel 2021 al ritorno in Russia, il principale social network è diventato Instagram, che oggi rappresenta un diario sul quale sono stati regolarmente pubblicati post sulla vita in prigione, che definiva “viaggio spaziale”.

I libri sembrano aver avuto un ruolo centrale nella vita carceraria dell’oppositore. Ha persino querelato la direzione del carcere per avergli impedito di avere più di due libri religiosi in isolamento. "Ne voglio 10 in cella", ha detto alla Corte.

In una lettera dello scorso aprile al giornalista in esilio Ilja Krasilshchik, Navalny ha spiegato che gli piaceva leggere contemporaneamente diversi libri, “passando da uno all’altro” e ha aggiunto di aver imparato ad apprezzare le memorie, genere letterario che in precedenza non lo aveva mai attratto.

La vita in cella gli aveva dato il tempo di rispolverare i classici e di scambiare con amici e conoscenti consigli di lettura. Il saggio del giornalista di Dozhd Mikhail Fishman sulla figura dell'oppositore assassinato Boris Nemtsov in generale gli era piaciuto, ma gli sembrava troppo indulgente verso l’ex presidente Eltsin, colpevole di non aver riformato il sistema dopo la caduta dell’Urss e prima dell’arrivo di Putin.

Alla fine di dicembre Navalny è scomparso per riapparire 20 giorni dopo, al termine di un lungo e tortuoso trasferimento avvenuto in segreto, nella sua ultima prigione, la Ik-3, di Kharp. A duemila chilometri dalla capitale e tagliato fuori dal sistema di posta digitalizzata che era disponibile nella precedente colonia penale, si è trovato ancora più isolato dal mondo.

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