Ucciso in Spagna il pilota russo che disertò in Ucraina. Mosca: “Un traditore criminale”
di Fabio Tonacci«Maksim Kuzminov è morto, posso dire solo questo». Al termine di una giornata di voci e smentite sull’identità dell’uomo ucciso a colpi di arma da fuoco in un parcheggio nella provincia spagnola di Alicante, è Andriy Yusov, portavoce dell’intelligence militare ucraina (Gur), a dare la conferma.
Kuzminov, pilota russo del 319esimo reggimento dell’aviazione di Mosca, il 9 agosto di un anno fa era stato protagonista di una spettacolare operazione di diserzione a bordo dell’elicottero da combattimento Mi-8: decollato da Kursk, era atterrato nella regione di Kharkiv dopo un volo radente di centinaia di chilometri, schivando i colpi della contraerea, per consegnarsi agli ucraini.
C’erano voluti sei mesi di pianificazione. Per la prima volta il Gur era riuscito a prendere ai russi un elicottero di quel tipo, con il suo prezioso carico di segreti tecnici, equipaggiamento militare e documenti riservati. Per questo Kuzminov era considerato a Kiev un eroe. Per Mosca invece Kuzminov “è un crimina…
«Maksim Kuzminov è morto, posso dire solo questo». Al termine di una giornata di voci e smentite sull’identità dell’uomo ucciso a colpi di arma da fuoco in un parcheggio nella provincia spagnola di Alicante, è Andriy Yusov, portavoce dell’intelligence militare ucraina (Gur), a dare la conferma.
Kuzminov, pilota russo del 319esimo reggimento dell’aviazione di Mosca, il 9 agosto di un anno fa era stato protagonista di una spettacolare operazione di diserzione a bordo dell’elicottero da combattimento Mi-8: decollato da Kursk, era atterrato nella regione di Kharkiv dopo un volo radente di centinaia di chilometri, schivando i colpi della contraerea, per consegnarsi agli ucraini.
C’erano voluti sei mesi di pianificazione. Per la prima volta il Gur era riuscito a prendere ai russi un elicottero di quel tipo, con il suo prezioso carico di segreti tecnici, equipaggiamento militare e documenti riservati. Per questo Kuzminov era considerato a Kiev un eroe. Per Mosca invece Kuzminov “è un criminale e un traditore”, come lo ha definito Serghey Naryshkin, il capo dei servizi di intelligence internazionali di Mosca, anche se il Cremlino ha negato di avere informazioni sul caso. “Questa non è una questione che riguarda la presidenza”, ha riferito il portavoce Dmitri Peskov.
Secondo i media russi, che citano giornali spagnoli, Kuzminov è stato trovato il 14 febbraio scorso riverso a terra sulla rampa del parcheggio vicino alla sua abitazione con almeno cinque proiettili in corpo. Altre fonti parlano di 12 ferite. Le autorità iberiche non hanno ancora ufficializzato che si tratti del pilota russo, la vittima è tuttora definita «uomo di 33 anni di origini ucraine». In realtà Kuzminov di anni ne aveva 28, ed era russo appunto, ma il Gur gli aveva fornito un’altra identità: ricompensato con 500 mila dollari, lo aveva trasferito con la famiglia a La Vila Joiosa, in Spagna, per sfuggire alla prevedibile vendetta del Cremlino. Che si è compiuta? Non è chiaro.
La Guardia Civil spagnola sostiene che l’uomo deceduto aveva avuto di recente problemi di droga e alcool e i primi accertamenti si sono orientati sul regolamento di conti con bande locali. Un’automobile bruciata di proprietà della vittima è stata rinvenuta nella vicina città di El Campello, forse è stata usata dal sicario per la fuga. Per l’intelligence militare ucraina, però, fin da subito non ci sono stati dubbi: è Maksim Kuzminov. E ora lo confermano anche le autorità spagnole.
«Sappiamo che prima di morire aveva invitato a casa la ex fidanzata», riferiscono fonti del Gur. «Noi gli avevamo proposto di rimanere in Ucraina, ma lui era voluto andare in Spagna».
La sua diserzione era diventata oggetto di un documentario, “Downed russian pilots”, in cui lui raccontava in prima persona il perché della sua scelta. «La verità è che non ci sono fascisti o nazisti qui, ciò che sta avvenendo è semplicemente il genocidio del popolo ucraino», diceva. Dette anche i dettagli dell’operazione.
Arrivato nella zona di Shebekine, nella regione russa di Belgorod, cominciò a volare quasi rasente il suolo e in modalità silenzio radio. Superato il confine ucraino — spiegò — cominciarono gli spari. «Non posso dire con certezza chi abbia iniziato, ma presumo sia stata la parte russa. Sono stato ferito a una gamba da un’arma di piccolo calibro», prima di atterrare nel luogo indicato dall’intelligence di Kiev.
Il pilota avrebbe poi cercato di convincere i suoi due compagni — fino ad allora all’oscuro delle sue intenzioni — a consegnarsi agli ucraini insieme con lui. «Ma hanno avuto paura e sono corsi fuori dall’elicottero». I due, riferì all’epoca il capo del Gur Kyrylo Budanov, «hanno cercato di scappare. Sfortunatamente, sono stati uccisi. Sarebbe stato meglio se li avessimo catturati vivi».