Dagli Usa all’Europa, la nuova Internazionale che fa il tifo per Putin
dal nostro corrispondente Paolo MastrolilliNEW YORK — La galassia globale degli amici di Putin sta rialzando la testa. A partire proprio dagli Stati Uniti, dove la conferenza dell’organizzazione conservatrice CPAC che si apre oggi a Washington, oltre ad essere un appuntamento per lanciare il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, è anche un raduno dei più espliciti sostenitori di Mosca, o dei più contrari agli aiuti per l’Ucraina.
Non è un caso, perché secondo uno studio pubblicato dal Pew Research Center nel luglio 2023, le simpatie per la Russia coincidono spesso con gli orientamenti più conservatori anche in Europa, mentre nel Sud globale prevalgono gli interessi economici o i residui ideologici della Guerra Fredda. Anche una folta delegazione italiana parteciperà all…
NEW YORK — La galassia globale degli amici di Putin sta rialzando la testa. A partire proprio dagli Stati Uniti, dove la conferenza dell’organizzazione conservatrice CPAC che si apre oggi a Washington, oltre ad essere un appuntamento per lanciare il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, è anche un raduno dei più espliciti sostenitori di Mosca, o dei più contrari agli aiuti per l’Ucraina.
Le ultime lettere di Navalny: “Trump ha un’agenda che fa paura: i democratici non sono preoccupati?”
Non è un caso, perché secondo uno studio pubblicato dal Pew Research Center nel luglio 2023, le simpatie per la Russia coincidono spesso con gli orientamenti più conservatori anche in Europa, mentre nel Sud globale prevalgono gli interessi economici o i residui ideologici della Guerra Fredda. Anche una folta delegazione italiana parteciperà all’evento della Conservative Political Action Conference, nonostante la premier Meloni abbia preso una ferma posizione atlantista e appoggi l’Ucraina. Del resto il Pew mette il nostro paese al terzo posto fra i più putiniani d’Europa, dopo Grecia e Ungheria.
La conferenza della CPAC si intitola “Dove il globalismo va a morire”, un messaggio che parla da solo, fino a diventare quasi anti-americano nel suo sovranismo spinto. Si apre oggi con una sessione di cinque ore affidata a Steve Bannon, ex eminenza grigia dell’amministrazione Trump, condannato insieme al complice cinese Guo Wengui per una truffa sulla raccolta dei fondi per costruire il muro lungo il confine col Messico, e poi graziato da Donald.
Ma la lista degli scettici verso l’Ucraina, contrari a proseguire gli aiuti, è molto lunga. La guidano l’ex candidato alla presidenza Vivek Ramaswamy e il senatore Vance, che chiedono apertamente di abbandonare Kiev. Poi ci sono Elise Stefanik, che come numero tre nella leadership della Camera ostacola l’approvazione del nuovo pacchetto di aiuti da 60 miliardi di dollari, insieme ai colleghi Jim Jordan e Matt Gaetz. Ma ci sono anche l’artefice della Brexit Nigel Farage, Santiago Abascal di Vox e ovviamente Trump. Lui chiuderà i lavori sabato, dopo aver minacciato di abbandonare la Nato e aver parlato della morte di Navalny senza neppure citare Putin. «È in pugno al capo del Cremlino per ragioni finanziarie», ha commentato l’ex Speaker della Camera Pelosi.
Meloni aveva parlato alla conferenza CPAC in varie occasioni, tra il 2019 e il 2022, ma ora la evita per non urtare il presidente Biden. In compenso a una riunione analoga organizzata dalla stessa organizzazione nel maggio scorso in Ungheria aveva partecipato Francesco Giubilei, allora consigliere del ministro Sangiuliano; l’europarlamentare di Fratelli d’Italia Vincenzo Sofo, marito di Marion Marechal Le Pen; e i leghisti Simone Billi e Guglielmo Picchi. Stavolta, secondo quanto ha rivelato il Foglio, ci saranno il deputato meloniano Antonio Giordano, Mauro Rotelli, Giovanni Cannata e Manlio Messina.
Il filoputinismo però è un fenomeno globale. Rivela lo studio del Pew: «Oltre all’Ungheria, la metà o più dei cittadini non ha fiducia nel leader ucraino Zelensky in Grecia, Messico, Italia, Israele, Brasile e Argentina». Nel nostro Paese, invece, la fiducia nel capo del Cremlino è al 14%, cioè la più alta in Europa dopo la Grecia (29%) e l’Ungheria (19%). A livello globale Putin spopola tra i Paesi emergenti o in via di sviluppo, con il 59% di popolarità in India, il 46% in Kenya e il 43% in Indonesia. Il Pew sostiene che «in alcuni luoghi la fiducia nel leader russo varia a seconda dell’ideologia. Quelli a destra nello spettro politico sono spesso più propensi a dire di essere convinti che Putin faccia la cosa giusta nelle questioni mondiali, rispetto a quelli di sinistra. In Italia, ad esempio, il 16% degli intervistati di destra dichiara di avere fiducia nel presidente russo, rispetto al 4% degli intervistati a sinistra che afferma la stessa cosa».
La tendenza si ripete in tutto il Vecchio continente: «Gli europei che sostengono i partiti populisti di destra nel loro Paese hanno maggiori probabilità di esprimere fiducia in Putin, rispetto a coloro che affermano di non appoggiarli. Ad esempio, tra gli ungheresi che hanno un’opinione favorevole del governo a guida Fidesz del primo ministro Viktor Orban, il 29% è convinto che Putin faccia la cosa giusta negli affari mondiali, rispetto al 6% di coloro che non sostengono il partito al potere. Modelli simili possono essere osservati in Francia (Rassemblement National), Germania (Alternative für Deutschland), Grecia (Soluzione Greca), Italia (Lega e Forza Italia), Olanda (il Partito per la Libertà di Wilders e Forum per la Democrazia) e Regno Unito (il Reform UK di Farage)”. Uno schieramento globale che punta a rovesciare gli equilibri mondiali e sarebbe incoraggiato dal ritorno al potere di Trump.