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All’Onu veto Usa sul cessate il fuoco, ma in Egitto il negoziato va avanti

Per il ministro israeliano Smotrich il ritorno degli ostaggi “non è la cosa principale”. Il principe William: “Troppi morti dopo il 7 ottobre”
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TEL AVIV - Gli Stati Uniti per la terza volta hanno messo il loro veto a una risoluzione votata al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che chiedeva il cessate il fuoco senza condizioni. L’ambasciatore statunitense all’Onu, Linda Thomas-Greenfield, ha spiegato che il testo della risoluzione, presentato dall’Algeria, così com’era mette a repentaglio i negoziati tra Usa, Egitto, Israele e Qatar che stanno tentando di trovare un accordo per un cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi. L’idea è che se la risoluzione chiede il cessate il fuoco svuota di significato le trattative.

L’ambasciatore algerino Amar Bendjama e il rappresentate palestinese Riyad Mansour hanno dichiarato che il veto americano equivale a permettere a Israele di continuare a bombardare e a punire collettivamente i palestinesi. Ieri al Cairo sono arrivati sia il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, sia un consigliere per il Medio Oriente di Biden, Brett McGurk.

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TEL AVIV - Gli Stati Uniti per la terza volta hanno messo il loro veto a una risoluzione votata al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che chiedeva il cessate il fuoco senza condizioni. L’ambasciatore statunitense all’Onu, Linda Thomas-Greenfield, ha spiegato che il testo della risoluzione, presentato dall’Algeria, così com’era mette a repentaglio i negoziati tra Usa, Egitto, Israele e Qatar che stanno tentando di trovare un accordo per un cessate il fuoco e la liberazione degli ostaggi. L’idea è che se la risoluzione chiede il cessate il fuoco svuota di significato le trattative.

L’ambasciatore algerino Amar Bendjama e il rappresentate palestinese Riyad Mansour hanno dichiarato che il veto americano equivale a permettere a Israele di continuare a bombardare e a punire collettivamente i palestinesi. Ieri al Cairo sono arrivati sia il leader di Hamas, Ismail Haniyeh, sia un consigliere per il Medio Oriente di Biden, Brett McGurk.

(reuters)

L’ufficio media del governo di Gaza dice che 700mila palestinesi nel Nord della Striscia rischiano di morire di fame, perché i camion con gli aiuti – che passano da Sud, dal valico egiziano di Rafah, – non riescono ad arrivare in quel settore. Il Pam, l’agenzia dell’Onu, dice che non riesce a portare cibo al Nord perché «l’ordine sociale non esiste più». Il bilancio ufficiale ha superato i 29mila morti e va verso i 30mila. «Troppe persone sono state uccise», ha detto il principe William, erede al trono britannico. «Sono profondamente preoccupato per il terribile costo umano del conflitto in Medio Oriente dopo l’attacco terroristico di Hamas del 7 ottobre».

A una domanda su quale sia la priorità, distruggere Hamas oppure liberare gli ostaggi, il ministro dell’ultradestra Bezalel Smotrich dice che gli ostaggi nelle mani di Hamas a Gaza «non sono la cosa più importante» di cui Israele debba preoccuparsi, in un’intervista alla radio pubblica Kan. «Perché l’abbiamo trasformata in una competizione?», ha chiesto. «Che cosa è importante adesso? Dobbiamo distruggere Hamas». È un tabù infranto, perché fin qui anche i ministri alla destra di Netanyahu erano stati attenti a non ammettere che la sorte degli ostaggi fosse in qualche modo trascurata a favore della campagna per smantellare Hamas – che è l’accusa principale della piazza israeliana contro il governo.

(reuters)

La linea sugli ostaggi in realtà decide tutte le prossime mosse della guerra: se accettare oppure no un compromesso con Hamas, se lanciare oppure no un assalto di terra contro la città di Rafah e così via. C’è da dire che Smotrich controlla il ministero delle Finanze e non fa parte del gabinetto di guerra. Benny Gantz, che invece ne fa parte, ha subito risposto in pubblico: «La liberazione degli ostaggi non è soltanto il nostro obiettivo nella guerra, è il nostro imperativo morale come Paese e come popolo. È la cosa più urgente».

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