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Il messaggio dal carcere dell’oppositore Jashin: “Caro Navalny, te lo prometto, continuerò a combattere”

Jashin assieme a Navalny a Mosca nel 2019 
“Sono dietro le sbarre, la mia vita è nelle mani di Putin ed è in pericolo. Ma non vengo meno al giuramento fatto dopo l’assassinio di Nemtsov”
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Le notizie arrivano lentamente nella baracca del lager, quindi ho saputo della morte di Aleksej Navalny solo ieri. È difficile descrivere il mio sconvolgimento. È difficile concentrare le idee. Il dolore e l'orrore sono insopportabili. Eppure non rimarrò in silenzio: dirò ciò che considero importante.

A me non si pone la domanda: cosa è successo a Navalny? Non ho dubbi che sia stato ucciso. Per tre anni Aleksej è stato sotto il controllo delle forze dell’ordine, che nel 2020 hanno già organizzato un attentato fallito alla sua vita. Adesso hanno portato la questione a compimento.

A me non si pone la domanda: chi l’ha ucciso? Non ho dubbi che sia stato Putin. E' un criminale di guerra. Navalny era il suo principale oppositore in Russia ed era odiato dal Cremlino. Putin aveva sia i motivi che le possibilità. Sono convinto che sia stato lui a ordinare l'omicidio.

Capisco come la propaganda statale inizierà a manipolare l'opinione pubblica. Diranno che la morte di Navalny non conviene…

Le notizie arrivano lentamente nella baracca del lager, quindi ho saputo della morte di Aleksej Navalny solo ieri. È difficile descrivere il mio sconvolgimento. È difficile concentrare le idee. Il dolore e l'orrore sono insopportabili. Eppure non rimarrò in silenzio: dirò ciò che considero importante.

A me non si pone la domanda: cosa è successo a Navalny? Non ho dubbi che sia stato ucciso. Per tre anni Aleksej è stato sotto il controllo delle forze dell’ordine, che nel 2020 hanno già organizzato un attentato fallito alla sua vita. Adesso hanno portato la questione a compimento.

A me non si pone la domanda: chi l’ha ucciso? Non ho dubbi che sia stato Putin. E' un criminale di guerra. Navalny era il suo principale oppositore in Russia ed era odiato dal Cremlino. Putin aveva sia i motivi che le possibilità. Sono convinto che sia stato lui a ordinare l'omicidio.

Capisco come la propaganda statale inizierà a manipolare l'opinione pubblica. Diranno che la morte di Navalny non conviene al presidente, che ucciderlo un mese prima delle elezioni è illogico, che Putin è concentrato sulla politica globale e non ha tempo per pensare a qualche prigioniero... È una panzana totale, respingetela subito.

Dopo l’avvelenamento di Aleksej nel 2020, la propaganda ha difeso Putin con l’argomentazione “se avesse voluto uccidere, avrebbe ucciso”. Giusto. Voleva e ha ucciso. E non ha ucciso semplicemente, ma ha ucciso platealmente. L’ha fatto appositamente in vista delle elezioni, in modo che di fatto nessuno dubitasse della complicità di Putin. Ha anche ucciso altrettanto platealmente Prigozhin, sempre in modo che nessuno lo dubitasse.

Secondo Putin, questo è il modo in cui si afferma il potere: attraverso omicidi, crudeltà e vendetta dimostrativa. Questo non è la mentalità di uno statista. Questa è la mentalità di un capobanda. Quindi ammettiamolo onestamente: Putin è il leader di una struttura mafiosa che si è fusa con il nostro Stato. È privo di qualsiasi restrizione morale o legale. Mantiene le persone nella paura e coloro che non si spaventano vengono mandati in galera ed eliminati.

Ecco perché è stato ucciso a rivoltellate Boris Nemtsov. Ecco perché è stato ucciso Aleksej Navalny. Per tre anni nella colonia penale è stato torturato in celle di isolamento e maltrattato affinché chiedesse pietà. Questo non ha funzionato e allora è stato privato della sua vita.

Lo scontro tra Navalny e Putin ha mostrato la proporzione delle personalità di entrambi. Aleksej rimarrà nella storia come un uomo dal coraggio eccezionale, che andava avanti per ciò in cui credeva. Camminava disprezzando la paura e la morte. Camminava con il sorriso e tenendo il capo alto. Ed è morto da eroe. Invece Putin rimarrà un piccolo uomo che ha ricevuto accidentalmente un potere enorme. Un personaggio che si nasconde in un bunker, uccide di nascosto e tiene milioni di persone in ostaggio dei suoi complessi. Ma non lo voglio morto. Sogno che risponda per i suoi crimini non solo davanti al tribunale di Dio, ma anche davanti al tribunale terrestre.

Aleksej Navalny era mio amico. Così come Boris Nemtsov. Avevamo una causa comune e abbiamo dedicato la nostra vita a rendere la Russia pacifica, libera e felice. Ora entrambi i miei amici sono morti. Sento un vuoto nero dentro. E, naturalmente, sono consapevole dei miei rischi. Sono dietro le sbarre, la mia vita è nelle mani di Putin ed è in pericolo. Ma continuerò a non mollare.

Stando davanti al corpo di Boris nel febbraio 2015, ho giurato a me stesso di non aver paura, di non arrendermi e di non scappare. Nove anni dopo, piangendo la morte di Aleksej, non posso che ripetere questo giuramento. Finché il cuore palpita nel mio petto, combatterò la tirannia. Finché sono vivo, non temerò il male. Finché respiro, sarò con il mio popolo.Giuro.

Aleksej, dormi tranquillo, fratello.Yulia, Lyudmila Ivanovna, Anatolij Ivanovich, Oleg, Dasha, Zakhar, resistete. Sono con voi.

(Traduzione di Alekdej Larionov)

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