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Israele, al valico tra gli ultras che bloccano i tir per Gaza: “Netanyahu cede, noi no”

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Cacciati dal varco principale, si sono accampati in quello secondario: “Solo così Hamas si arrenderà. Il governo si è arreso alle pressioni internazionali”
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NITZANA — Reut Ben-Haim, 37 anni, professione maestra, mentre parla giostra due figli piccoli un po’ in braccio e un po’ nei passeggini, e ne ha altri sei a scuola. È la leader dei manifestanti israeliani che bloccano i camion con gli aiuti umanitari diretti verso la Striscia di Gaza. Venti metri dietro di lei c’è il confine con l’Egitto e il cancello chiuso del valico di Nitzana.

Le domandiamo: perché bloccate i convogli umanitari? «Perché per errore ci siamo abituati a chiamarli aiuti umanitari, ma sono aiuti ai terroristi, sono aiuti ai nostri nemici. Continuare a mandare questi aiuti dentro Gaza avrà come conseguenza altri massacri come il 7 ottobre». Sono aiuti diretti alla popolazione civile di Gaza, due milioni di persone, quasi la metà sono bambini e sono alla fame. «È Hamas che prende il cibo, sono loro che prendono il controllo dei camion appena entrano. Se noi fermiamo i camion, Hamas si arrenderà prima. E prima si arrende, prima sarà meglio anche per i palestinesi. Se…

NITZANA — Reut Ben-Haim, 37 anni, professione maestra, mentre parla giostra due figli piccoli un po’ in braccio e un po’ nei passeggini, e ne ha altri sei a scuola. È la leader dei manifestanti israeliani che bloccano i camion con gli aiuti umanitari diretti verso la Striscia di Gaza. Venti metri dietro di lei c’è il confine con l’Egitto e il cancello chiuso del valico di Nitzana.

Le domandiamo: perché bloccate i convogli umanitari? «Perché per errore ci siamo abituati a chiamarli aiuti umanitari, ma sono aiuti ai terroristi, sono aiuti ai nostri nemici. Continuare a mandare questi aiuti dentro Gaza avrà come conseguenza altri massacri come il 7 ottobre». Sono aiuti diretti alla popolazione civile di Gaza, due milioni di persone, quasi la metà sono bambini e sono alla fame. «È Hamas che prende il cibo, sono loro che prendono il controllo dei camion appena entrano. Se noi fermiamo i camion, Hamas si arrenderà prima. E prima si arrende, prima sarà meglio anche per i palestinesi. Senza rifornimenti e senza benzina dovranno arrendersi», dice Reut a Repubblica.

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Insistiamo: ma se bloccate il cibo condannate alla fame tutte le persone dentro Gaza, non soltanto Hamas. Anzi saranno i più deboli a soffrire per primi, molto prima di Hamas e di qualsiasi discorso su un’eventuale resa. La domanda non ottiene risposta. La posizione è chiara e non cambia, a Gaza c’è Hamas, Hamas non deve essere aiutato, è una non-risposta vecchia come il Medio Oriente ma questa volta è davanti a telecamere e telefoni: tu muori, io vivo.


Al valico di Nitzana ci sono i soldati in divisa verde oliva, ma il loro compito è soltanto sorvegliare la barriera di grate metalliche che si perde da nord a sud nel deserto. I manifestanti sono un centinaio. Prima bloccavano anche il valico di Kerem Shalom, che è l’altro valico da dove passano i camion diretti a Gaza, ma da quelli li hanno cacciati perché è zona militare e i camion con gli aiuti passano di nuovo. Anche qui è zona militare, ma li lasciano fare. Si sono portati tappeti per sdraiarsi sotto al cielo di febbraio, sedie da picnic, cestini per il pranzo, zainetti da scuola, parecchie bandiere israeliane, qualche passeggino e un paio di megafoni. Molti vengono dalla Cisgiordania. Alcuni indossano magliette che con orgoglio li qualificano - spiegano - come “civili che partecipano a loro modo alla guerra”. Come se fossero riservisti: «C’è chi combatte e c’è chi pensa alla logistica», dicono. C’è pure un banchetto che vende le magliette.
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Anche gli ostaggi israeliani resteranno senza cibo, non temete - chiediamo - che non abbiano più nulla da mangiare? «Una donna che era stata rapita e poi è stata liberata ha raccontato che una volta ha passato un giorno intero senza che le dessero da mangiare, e molti altri ostaggi di Hamas hanno detto di aver fatto la fame. Questo succedeva quando i convogli carichi di aiuti entravano dentro Gaza, è Hamas a controllare la distribuzione del cibo», dice ancora Reut. Ma il governo israeliano ha accettato di far passare i camion con gli aiuti umanitari per Gaza, se bloccate i camion siete anche contro una decisione del vostro governo. «Loro si sono arresi alla pressione internazionale. Ma noi come civili possiamo ignorarla». Davvero pensate di poter ignorare gli altri Paesi? «Se il 7 ottobre fosse successo a loro, farebbero esattamente quello che facciamo noi». Un paio di metri più in là David, 39 anni, felpa e occhiali, dice che «se i palestinesi vogliono mangiare gli basta arrendersi e uscire da Gaza, è pieno di Paesi che sono pronti ad accoglierli e a sfamarli». È il sogno a occhi aperti della destra israeliana: la popolazione di Gaza che abbandona la Striscia in massa.

Un tir con gli aiuti guidato da un egiziano esce dalla piazzola dei controlli, dietro un reticolato, e si allontana verso Gaza: sono le tredici e venti, era arrivato di mattina alle cinque per sfuggire alla sorveglianza dei manifestanti. I tir entrano dal cancello di Nitzana, vanno nella piazzola e sono esaminati centimetro per centimetro. Tecnicamente, i due valichi israeliani non servono a far transitare gli aiuti, servono a controllare i carichi. Poi da Nitzana i tir percorrono cento chilometri in un corridoio isolato che scorre lungo il confine e arrivano al valico di Rafah. Kerem Shalom invece è proprio sul confine con la Striscia e lì succede la stessa cosa: prima i controlli, poi il corridoio isolato fino al valico egiziano di Rafah e infine Gaza.

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